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Svolta? Macchè! Corriere e Repubblica dicono solo “viva lo Stato!”

Da Panorama Economy

C’è qualcosa di molto significativo, nell’atmosfera diffusa nel confronto pubblico dell’Italia guidata dal governo Monti. No, qui non sto parlando della ripresa di considerazione nei confronti del nostro Paese da parte dell’Europa, di Washington e pressoché del mondo intero. Cosa di cui essere sempre e assolutamente grati all’attuale esecutivo e a chi lo guida. Parlo invece del confronto culturale, economico e politico che ferve a casa nostra, sui media, nelle classi dirigenti e nell’accademia italiana mentre il governo assume le sue scelte. In sintesi estrema, la metto giù dura. Caduto Berlusconi e finita l’era politica del suo diciassettennio e di tutto ciò che l’ha contraddistinto, si torna ad apprezzare meglio ciò da cui ha originato una delle sue debolezze di fondo. Ho detto una, perché ce ne sono state numerose altre. Ma questa “una”, in particolare, è tra le più serie.  Perché si tratta dell’assoluta debolezza, del drastico iperminoritarismo, nella società italiana e nelle sue classi dirigenti, di un autentico, sincero e convinto orientamento  davvero favorevole all’economia di mercato, ai suoi princìpi, alle sue regole. Tutti dicono viva lo Stato, il Corriere spiega ogni giorno che Cdp ci salverà, Repubblica che il debito pubblico senza berlusconi da problema numero uno è diventato un non problema.

La lotta a Berlusconi negava che la sua constituency e soprattutto la sua azione concreta fosse liberale e di mercato. Questo spiega perché una parte del mondo che lo ha combattuto, negli anni Novanta e fino alla crisi del 2007, abbia più o meno spericolatamente anche tentato di sostenere  che i veri liberali e il vero mercato stesse solo a sinistra, in Italia. Ma ora che Berlusconi è finito e che la crisi invece resta più che mai, ecco che non c’è più bisogno neanche della finzione. E a dire “mercato” possono finalmente inorridire in tanti -  insieme sulle colonne di Repubblica e del Corriere della sera – come lì fosse la radice obbrobriosa di ogni male.

Un rapido quiz. A chi appartengono queste parole?

“Il regno della libertà comincia soltanto laddove cessa il lavoro determinato dalla necessità… nella società.. in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclusiva, ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società regola la produzione generale e appunto in tal modo mi rende possibile fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, così come mi viene voglia; senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico”.

“Si deve portare a perfezione l’arte stessa della vita, sebbene in modo completamente diverso da quello dei ricchi d’oggi. Renderemo onore a chi saprà insegnarci a cogliere l’ora e il giorno con virtù, alla gente meravigliosa capace di trarre un piacere diretto dalle cose, i gigli del campo che non seminano e non filano”.

“La condizione migliore per la natura umana è quella in cui, mentre nessuno è povero, nessuno desidera di divenire più ricco. Né deve temere di essere respinto indietro dagli sforzi degli altri per avanzare.. confesso che non mi piace l’ideale di vita sostenuto da coloro che pensano che lo stato normale degli uomini sia quello di una lotta per procedere oltre, che l’urtarsi e lo spingersi gli uni con gli altri, che forma il tipo esistente della vita sociale, sia la sorte meglio desiderabile per il genere umano, e non più uno dei tristi sintomi di una fase del processo produttivo. E’ soltanto nei Paesi arretrati che una maggior produzione è tuttora uno scopo importante”.

Scommetto che ai più piacciono eccome, queste frasi. Forse qualcuno non si stupirà, apprendendo che la prima è dal terzo libro del Capitale di Karl Marx. Uno dei pochi passaggi in cui il filosofo tedesco spiega che cosa avverrà all’avvento del comunismo. Molti magari invece stupiranno eccome, nel sapere che la seconda frase non è dello stesso autore, ma di John Maynard Keynes, nelle sue Prospettive economiche. E che la terza è da questi lodata e chiosata perché di un suo riconosciuto ispiratore, John Stuart Mill.

Sì, sì. Lo so bene che nelle classi dirigenti italiane Keynes e Mill passano per quintessenza del mercato vero. Il piccolo problema è che non è affatto vero. Non è per il mercato chi ha teorizzato e teorizza che esso fosse gravato alla lunga da contraddizione insanabile per via di crescita asintotica del coefficiente naturale utilizzato- da Malthus per la popolazione agli ambientalisti estremi di oggi, vari e diversi. Che sinora hanno avuto torto nei secoli. Non è per il mercato chi sosteneva e sostiene che alla lunga la sua contraddizione venisse dall’aumento del coefficiente di capitale a scapito del lavoro: tutti i ricardiani di sinistra, tra cui Marx et similia. Hanno avuto torto allo stesso modo, perché la scelta di più beni a prezzi decentrati è ciò che si è realizzato nel tempo con sempre minor utilizzo di risorse e con capitale che non è mai prevalso sull’uomo rendendolo disoccupato a centinaia di milioni, visto che le accelerazioni tecnologiche vengono ogni volta dall’uomo e il capitale segue.

Il dilemma finale è rimasto tra chi diffida dell’instabilità del mercato che va avanti per scoperta, e dunque corregge domanda e offerta e relativi prezzi anche attraverso strappi talora decisi verso l’alto e il basso, e diffidandone dunque in nome degli eccessivi costi sociali propone domanda pubblica e Stato invasivo. E chi pensa invece che solo così possa andare, ritenendo che servano sì meccanismi di stabilizzazione ma senza dimenticare che se eccediamo in nome della “crescita giusta” stabilita dal pianificatore pubblico a  fin di presunto bene, in realtà uccidiamo comunque il mercato impedendogli di formare prezzi liberi. E’ quest’ultimo il dilemma tra keynesiani (anche Mill la pensava così), che dicono a parole di volere il mercato giusto ma lo uccidono per eutanasia con troppo Stato, e  la scuola di mercato: austriaca e marginalista, microeconomista e individualista, imperfettista e concorrenzialista. La scuola che in nome della vita del mercato e dei suoi effetti “progressivi” respinge anche l’eutanasia del mercato, come respinge l’assassinio esplicito che volevano farne fisiocratici e marxisti.

Ma di fronte a questo dilemma c’è poco da fare: le classi dirigenti italiane, compresi in primis banchieri e industriali, e figuriamoci poi accademici e media, non riescono proprio a pensare se non che Keynes abbia ragione. Ed è così che fesserie come l’articolo 18 diventano bandiere di civiltà. O che si legga su Repubblica che la Modern Monetary Theory insegna finalmente che il deficit e il debito pubblico sono un bene assoluto perché la banca centrale li può e li deve ricomprare stampando moneta asintoticamente et voilà, ecco sconfitti gli avidi mercatisti con la loro fissazione delirante per meno spesa e meno tasse. E tutti o i più insegnano ai propri figli che l’unico sudore buono è quello dei nobili vittoriani di un tempo, quello dello sport ludico che affascinava sia Marx sia Keynes sia Mill, mica del duro lavoro per necessità e – sacrilego verbo! – per primeggiare.  Come mi ha gridato in faccia un’ospite a Matrix, “io voglio il reddito sociale minimo per poter respingere le offerte di lavoro da schiava che piacciono a Giannino!”.

Berlusconi e la sua banda erano indifendibili. Però mi spiace proprio, con tutte le differenze e cioè senza quelle ridicole cadute di gusto e pacchiane autotutele giudiziarie del rpedecessore e della sua banda, dal punto di vista cultural-statale il governo Monti è però esattamente della stessa pasta di tutti quelli precedenti. Ma c’è una differenza, rispetto a prima: lo statalismo dirigista è ancora più insopportabile oggi, quando tutti i media plaudono in ginocchio.

 

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22 febbraio 2012 liberismo, mercato, monete, Monti ,


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  1. guiodic
    | #1

    @oscar giannino

    Che ha da dire contro il post keynesismo? sono tra i pochi che hanno previsto e descritto la crisi. Gli altri hanno tutti ammesso che non lo sapevano e che i loro modelli non lo prevedevano. E continuano a farlo. La BCE e la COmmissione UE fanno stime ridicole, sembrano le fattucchiere che incontri per strada. Dopo 4 mesi si sono accorti che il 2012 è un anno di recessione. Geni! Però ancora dicono solo -0.5 vedremo alla fine dell’anno cifre decisamente peggiori.

    Quanto alla MMT si può criticare quanto vuole. Non ho una idea precisa in merito. Ma certo non si può negare la validità del principio keynesiano della domanda effettiva. Se continuiamo a tagliare gli investimenti pubblici ci condanneremo alla fine del Portogallo e dell’Irlanda, i campioni dell’austerity e delle liberalizzazioni.

  2. Giuseppe D’Andrea
    | #2

    @Marco Tizzi

    Sono stato sempre ‘euro-perplesso’, cosa strana per uno che ha vinto un concorso con annesso viaggio tutto pagato alla comunità europea, ma più mi sforzavo di voler vedere con positività il ‘progetto’ più le mie convinzioni storiche ed economiche mi dicevano ‘diffida’. Oggi posso dire di aver intuito abbastanza bene.

    Credo, anzi posso sottoscrivere, che questo è stato tutto tempo ‘buttato’. Quella che è stata progettata non è un europa ‘dei popoli’ ma un europa ‘politica’, dove i popoli si devono semplicemente adeguare. A mio modo di vedere questo è un altro tentativo forzoso di creare un europa unita, certo questa volta non ci sono ne imperatori, cesari o fuhrer di sorta, questo è un procedimento burocratico, nessuna diretta imposizione, solo una cascata di ‘manovre a tenaglia’. E anche questa volta non funzionerà anzi farà danno, già ora i greci diffidano dei francesi e dei tedeschi, gli Inglesi sembrano tornare nel loro ‘glorioso isolamento’ e gli altri procedono in ordine sparso. Il fatto è che questo continente europeo è un po il paradigma ‘in grande’ dell’Italia; La ricchezza dell’europa sta nella sua grande eterogeneità, in quale spazio del pianeta convivono così tante culture nazionali così variegate e caratterizzate in così poco spazio? Noi siamo unici, amalgamarci ‘come un singolo stato’ non è facile, richiede tempo e pazienza, sopratutto richiede progressività, vent’anni o quarant’anni sono niente se si considera che meno di un secolo fa eravamo sui campi di battaglia a massacrarci a vicenda.

    Io sono ‘euro-perplesso’ e non ‘euroscettico’ perchè credo che un Europa unita forse verrà un giorno, ma dovrà partire dalla gente non dagli statisti, per quanto geniali.

  3. Massimo74
    | #3

    @guiodic

    Ma quando mai i keynesiani (o post keynesiani) avrebbero previsto la crisi?A me risulta che semmai siano stati gli economisti “austriaci” a mettere tutti in guardia su quello che stava accadendo (vedi a riguardo le dichiarazioni dell’economista Peter Shiff o del senatore degli Stati Uniti Ron Paul).

  4. adriano
    | #4

    Dibattito interessante anche se esageratamente complicato.Falliremo molto più semplicemente.Per quanto riguarda l’Europa,l’unione politica non ci sarà fino a quando parleremo con lingue diverse.In tutti i sensi.

  5. oscar giannino
    | #5

    Spot – in Italia abbiamo il 52% di Pil di spesa pubblica tagliando da anni spesa per investimenti mentre cresceva e cresce spesa corrente: la PA gli investimenti non li sa e non li può fare strangolata da impugnative, gare al ribasso, oneri compensativi alle Autonomie, etc etc etc

    - quanto a “fare la fine dell’Irlanda” ditemi dove si firma perché io ce la metto eccome, la mia! la bolla scoppiata immobiliare e bancario ha fatto innalzare deficit per copertura pubblica, ma dopo 18 mesi la crescita è ripresa a tassi tra tre e quattro volte superiore ai decimali italiani pre nuova recessione, proprio grazie alle basse tasse su lavoro e impresa che GIUSTAMENTE l’Irlanda nonn ha voluto alzare malgrado il diktat franco-tedesco, che volevano eliminare con la scusa della crisi la concorrenza irlandese per attrazione IDE, grazie a cui l’Irlanda ha risolto il suo stocio problenma sottosviluppo nell’yultimo quindicennio….

  6. guiodic
    | #6

    Massimo74 :
    @guiodic
    Ma quando mai i keynesiani (o post keynesiani) avrebbero previsto la crisi?A me risulta che semmai siano stati gli economisti “austriaci” a mettere tutti in guardia su quello che stava accadendo (vedi a riguardo le dichiarazioni dell’economista Peter Shiff o del senatore degli Stati Uniti Ron Paul).

    @Massimo74: Roubini, Steve Keen + chiunque abbia letto Minsky.

  7. Marco Tizzi
    | #7

    @oscar giannino
    Con lei posso anche essere d’accordo, con Monti no: non si può sbandierare un Paese con deficit del 10% e debito/PIL del 110% come un paese rigoroso nel bilancio.

    Non ci sto a dire che il deficit va bene se si salvano le banche, altrimenti così vale tutto. Non eravamo per il libero mercato?
    Privatizzare gli utili e socializzare le perdite non ha niente a che fare col libero mercato.

    Diciamocelo, Giannino: qui vanno tagliati spesa e tasse, subito e tanto, FREGANDOSENE del bilancio. Una botta coraggiosa con un’ottica medio-lunga, ad ogni costo, anche la ristrutturazione.

  8. Marco Tizzi
    | #8

    Domanda per tutti: qualcuno sa dove posso trovare dati relativi a stipendi e pensioni pubblici per fasce?
    Vorrei capire quanto si potrebbe risparmiare mettendo un tetto a stipendi e pensioni pubbliche.
    Ho cercato ovunque, ma fallisco miseramente.

  9. guiodic
  10. guiodic
  11. Claudio Di Croce
    | #11

    @Marco Tizzi
    Se lei aveva 17anni nel 1992 significa che adesso ne ha 37 ? Se è vero , complimenti . Riesce a lavorare e a passare molto tempo al pc . Prima di andare in Sud Africa si tinga di scuro : se no corre rischi in confronto ai quali i guai italiani sono risibili.Ricordiamo infine che fino a 70 anni fa noi europei ci scannavamo non con lo spread , ma con le bombe , i cannoni, le mitragliatrici e crepavamo a milioni .E lo abbiamo fatto per secoli con quei mezzi o con altri.

  12. Marco Tizzi
    | #12

    @Claudio Di Croce
    Faccio il consulente freelance, in questo periodo non sto lavorando anche perché quel poco lavoro che c’è non lo pagano. E posso permettermi di restare fermo: la libertà di essere imprenditore di se stessi.

    In Sudafrica ci ho già vissuto e si sta benissimo.
    Lei può stare pure qui, non si preoccupi. Anzi, mi raccomando, non ci metta piede in Sudafrica! Bisogna essere di mentalità un po’ aperta per girare il mondo.

  13. Claudio Di Croce
    | #13

    @Marco Tizzi
    Considerando la mia età , il lavoro che ho svolto e il mio interesse per i viaggi , credo di avere girato il mondo molto più di lei. Per quanto riguarda il Sud Africa , dove ho conosciuto famiglie di bianchi che facevano di tutto per far avere passaporti ai figli che consentissero loro di espatriare verso UK, USA, Canadà , Australia , dove viveva lei ? Aveva una casa protetta da barriere di cemento e filo spinato e sistemi di allarme di tipo militare come moltissime case di bianchi ? O viveva nelle zone della Garden route o vicino a Cape Town , in cui la magggioranza , ancora per poco , è discendente dei boeri , popolo che ha fatto diventare il Sud Africa il paese più prospero del continente?

  14. guiodic
    | #14

    Claudio Di Croce :
    @Marco Tizzi è discendente dei boeri , popolo che ha fatto diventare il Sud Africa il paese più prospero del continente?

    non ci vuole molto a diventare prosperi con la schiavitù. Magari sarà la riforma successiva all’abolizione dell’art.18. Non bisogna avere tabù.

  15. Marco Tizzi
    | #15

    @Claudio Di Croce
    Vivevo a Durban, nel bluff.
    Barriere e filo spinato li ho visitio a Jobo e Pretoria che, diciamocelo, sono un mondo a parte.
    A cape town proprio no.
    Non mi sembra questo il luogo e il tempo per discutere dello stile di vita in Sudafrica e, se non le dispiace, lavoro dove mi pare QUANTO mi pare e vivo dove mi pare e quando mi pare.
    Oppure il suo concetto di liberismo è che lei può fare quel che vuole e gli altrio no?

  16. Claudio Di Croce
    | #16

    @Marco Tizzi
    Lo credo che le riesce difficile trovare lavoro siddisfacente : è troppo suscettibile, si calmi.

  17. Marco Tizzi
    | #17

    @Claudio Di Croce
    Mai avuto alcun problema a trovare lavoro soddisfacente. Ripeto: lavoro quando mi pare, quanto mi pare e dove mi pare.
    E, posto che sono calmissimo, forse sarebbe il caso che lei smettesse di prendere per i fondelli perché non siamo né parenti né amici.

  18. tommy mas
    | #18

    @ guiodic

    Speriamo, cosi’ci sara’ più’ gente che lavora e meno che va in giro a straparlare (spero non si senta tirato in causa…)!

  19. Claudio Di Croce
    | #19

    Sono rimasto sgradevolmente sorpreso dall’atteggiamento umile e sottomesso del nostro OG nella trasmissione sulla 7 della signora delle pashmine in cui era presente anche il compagno Cofferati , beatamente in riposo a Bruxelles a spese nostre, dopo aver detto che non si ricandidava a Bologna perchè voleva restare a Genova a fianco della giovane compagna. ( Si vede che ha imparato da Veltroni , perennemente sul punto di partire per l’Africa e sempre in Italia) Se penso alla veemenza ampiamente giustificata con cui descrive su questo blog lo stato ladro paragonata ai toni sottomessi in cui esponeva sottovoce le sue tesi che inoltre ammorbidiva sempre cercando i punti di contatto con il compagno Deputato europeo e con la tedesca che evidentemente lo imtimoriva , sono dispiaciuto .Spero sia solo trattato di un incidente di percorso.

  20. guiodic
    | #20

    @tommy mas
    raschia raschia e sotto il liberista esce lo schivista.

  21. Tommy mas
    | #21

    guiodic :
    @tommy mas
    raschia raschia e sotto il liberista esce lo schivista.

    La mia era chiaramente una provocazione, ma non so di cosa si occupi lei, perche’ gli unici a rischio di schiavitu’ in questo paese sono quelli che vogliono fare e intraprendere, schiavi dei milioni di statali e parastatali che bruciano miliardi di euro ogni anno, schiavi dei sindacati ottusi e della magistratura ideologizzata ferma agli anni 70, schiavi di una classe politica parassitaria e senza idee!
    Del resto non avra’ mica sperato di inneggiare impunemente all’art.18 in un blog di liberisti?!? Schiavisti no, ma addirittura filo-cgiellini…mai!!!
    Giannino for President!!!

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