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“Io sto con i kulaki” ovvero piccole riflessioni sulla giustizia tributaria

Per eliminare gli evasori come classe non è sufficiente la politica di limitazione e di eliminazione di singoli gruppi di evasori, [...] è necessario spezzare con una lotta aperta la resistenza di questa classe e privarla delle fonti economiche della sua esistenza e del suo sviluppo“. Sostituite “evasori” con la parola “kulaki” ed avrete ottenuto una citazione di Josif Stalin tratta da “Questioni di leninismo”.

In tempi di austerity, ma probabilmente sarebbe più corretto dire in tempi di declino economico, la lotta all’evasione a prescindere da qualsiasi criterio di razionalità giuridica ed economica è divenuto il mantra di cui tutti si riempiono la bocca salvo poi preferire regolarmente in privata sede il conto senza fattura. Nei pubblici dibattiti l’italica fantasia si sviluppa nel proporre la tassa più bella o il lacciuolo più intelligente. Personalmente vorrei un fisco più leggero, equo ed efficiente come accade nella maggior parte dei paesi sviluppati, ma se proprio rivoluzione o “guerra civile” deve essere ecco, in questo momento ho pochi dubbi: io sto con i kulaki. Certo, turandomi il naso e ricordando che una buona ripartizione degli oneri pubblici sono alla base della convivenza civile. Ma sempre e comunque, messo alle strette, tra percettori e produttori sarò più comprensivo verso le ragioni di questi ultimi. Perché non credo che la “radice di tutti i mali” del nostro sistema risieda nel precario che arrotonda con le ripetizioni, nella sartina che cuce in garage, nella babysitter, nel pensionato che ripara rubinetti a venti euro o negli straordinari pagati fuori busta per non far perdere gli assegni di famiglia all’operaio. E state pure certi che in uno stato forte con i deboli e debole con i forti, saranno costoro ad aver da temere. Non certo i proprietari di Ferrari che nel giro di qualche anno vedremo girare con la targa del Principato di Monaco o della Repubblica di San Marino. Ciò premesso, articolo la mia posizione.

L’applicazione della normativa tributaria deve essere un’attività di tipo rutinario, come l’applicazione della legge e l’amministrazione della giustizia. E come queste deve avvenire nel rispetto di norme consone allo stato di diritto, non sulla scorta di provvedimenti emergenziali che finiscono per colpire in larga parte i soliti noti. Vi sono tre elementi principali che concorrono a determinare l’entità dell’evasione:

  • Il carico fiscale
  • La possibilità di venire scoperti e le relative sanzioni
  • La qualità percepita dei servizi pubblici erogati con le imposte raccolte

Una bassa pressione fiscale riduce l’incentivo ad evadere, un sistema tributario semplice risulta di più facile applicazione, facilita il calcolo delle imposte, lascia meno margine alla discrezionalità e all’interpretazione, rende le sanzione più certe. Al tempo stesso il modo in cui i tributi vengono spesi e la qualità dei servizi offerti sono ciò che distinguono il finanziamento collettivo di beni, servizi e reti di protezione sociale da un testatico medievale.

Occorre inoltre precisare alcuni concetti importanti:

  • Il recupero deve andare di pari passo con la riduzione del carico su chi è già oberato, altrimenti equivale ad un incremento secco della pressione tributaria dagli effetti palesemente recessivi.
  • Il recupero deve minimizzare le conseguenze comportamentali: ovvero una normativa il cui rispetto rende poco economico lo svolgimento di un’attività lavorativa è sbagliata. E’ sbagliata per il produttore, per il consumatore e per l’erario stesso. Questo riguarda particolarmente tutta una serie di attività come quelle sopra elencate (ripetizioni, lavoretto del pensionato, straordinario fuori busta, sartoria, pulizia delle scale, etc.) che potremmo definire “a bassa complessità”. Attività cioè particolarmente semplici, dove la quasi totalità del valore aggiunto è costituita dalla prestazione lavorativa e che spesso, specie in periodi recessivi, sono dei veri e propri ammortizzatori sociali. In un mondo ideale non dovrebbe essere così, ma nell’attesa di diventare la Danimarca, eviterei nella recessione prossima ventura di andare a spaccare gli stinchi a chi, privo di lavoro, si arrangerà in qualche modo per non trovarsi con le chiappe al freddo.  A tal proposito sarebbe l’ora di prendere in considerazione dei modelli di fiscalità di tipo forfettario in relazione al volume d’affari con una soglia minima di esenzione la cui caratteristica sia l’estrema semplicità in modo da essere intelligibili anche per persone con un basso grado di istruzione.
  • La focalizzazione sul contante non deve risultare in una fobia. L’utilizzo della moneta elettronica è un fatto di praticità ma nessun sistema fiscale ha migliorato le proprie performance in modo decisivo con misure limitative dell’uso del contante. Soglie troppo basse, come quelle approvate, abbinate ad adempimenti draconiani con tanto di responsabilità penale a carico degli operatori producono esternalità negative quali un numero abnorme di transazioni segnalate con un incremento esponenziale dei falsi positivi (e dei relativi costi di controllo e contenzioso) ed un vistoso aumento dell’effetto network. Ovvero della convenienza da parte degli operatori economici a intrattenere rapporti con altri soggetti che si comportano in modo analogo: in pratica chi già fa un po’ di nero è più incentivato a farne un più intrattenendo più rapporti con clienti e fornitori che fanno altrettanto.
  • In una prospettiva di medio e lungo termine il contrasto dell’evasione fiscale deve avvenire in un sistema tendenzialmente il più inclusivo possibile, scoraggiando gli operatori ad agire al di fuori di esso e incentivandoli ad utilizzare canali tracciabili: da questo punto di vista una giustizia civile inefficiente costituisce un grosso handicap. Le transazioni tracciate sono utilizzabili al fine di dirimere i contenziosi, tutelare la proprietà e favorire il rispetto dei contratti. Tribunali con tempi biblici eliminano quest’incentivo importante aumentando la sensazione di pagare per un sistema che non offre servizi al momento del bisogno. L’arbitrarietà e la frequenza con cui vengono cambiate le norme per la comunicazione al fisco delle operazioni bancarie, le modalità di calcolo delle imposte sugli investimenti, etc. rischiano di trasmettere un messaggio pericoloso: quello che in Italia la banca è il posto in cui il governo ti prendi i soldi quando non ha niente di meglio da inventarsi.
  • Con buona pace dei moralisti l’evasione non è assimilabile ad un furto nel senso letterale del termine. E’ un comportamento da free rider in cui il danno si manifesta non nel momento in cui il fatto economico viene compiuto, ma quando l’evasore beneficia di servizi al cui pagamento non ha contribuito (strade, ospedali, etc.). Facciamo esempi banali. Per imbiancare casa è possibile: i) chiamare un imbianchino oppure ii) fare da soli. Nel primo caso l’imbianchino rinuncia a del tempo libero mentre il proprietario rinuncia ad una cifra x che rappresenta il reddito monetario dell’imbianchino (il tempo libero è il ricavo del proprietario). Nel secondo caso è il proprietario che rinunciando al tempo libero e risparmiando un esborso produce un reddito reale a proprio favore. Anche se il lavoro ed il risultato finale è lo stesso il primo caso rientra nel conteggio del pil e genera una base imponibile, mentre il secondo no. Ma in ogni caso l’attività economica reale è sempre la stessa. Affermare che la mancata fattura da parte dell’imbianchino è un furto per la collettività significa che è un furto non pagare le tasse sui lavori in economia. Caso simile è quello di un pensionato che sposa la badante: questa continuerà a svolgere le stesse mansioni di prima, ma in qualità di moglie ovviamente non è non riceverà uno stipendio “regolare” (gravato da imposte e contributi). Il pil diminuisce, le tasse calano ma l’attività economica ed il benessere dei soggetti coinvolti rimane identico. Ma in ogni caso (anche in quello dell’imbianchino che omette la fattura) il reddito monetario verrà comunque successivamente speso o investito ed una parte del gettito verrà recuperata in forza di una maggior velocità di circolazione monetaria e dell’attività economica.
  • Le norme fiscali sono la risultante delle decisioni politiche su come ripartire gli oneri collettivi delle spese pubbliche deliberate. La qualità della spesa è molto importante nel valutare le aspettative e le pretese di pagamento. La redistribuzione, più volgarmente detta equità, non dipende unicamente dal lato delle entrate ma anche da quello delle uscite. Circa il 10% dei beneficiari delle pensioni erogate in Italia riceve circa il 30% della spesa pensionistica. Un sistema progressivo che finanzia le rendite e le auto blu degli alti papaveri della burocrazia può tranquillamente finire per essere più iniquo di uno “flat” che concentra i propri interventi di spesa nei decili di reddito inferiori e nelle situazioni di disagio sociale.
  • Un altro problema è quello dei privilegi acquisiti. Prendiamo il caso di un baby pensionato: questo ha formalmente pagato tutte le imposte (e rispettato quindi alla lettera la legislazione all’epoca vigente). Queste imposte e contributi però gli hanno conferito un “entitlement” particolarmente onereoso, ovvero il diritto a ricevere prestazioni future del tutto sproporzionate a quanto pagato e che dovranno essere sostenute dai lavoratori futuri. Da questo punto di vista il costo sociale per la collettività surclassa di gran lunga quello di un piccolo evasore che in ragion di ciò si ritrova al più una pensione di 500 euro a 65 anni. In materia previdenziale alcuni diritti acquisiti (in particolare baby pensioni, pensioni precoci e pensioni d’oro) finiscono per produrre situazioni di antieconomicità ed iniquità perfettamente legali, ma socialmente più dannose e regressive di molte forme di evasione marginale.

Quello che preoccupa è l’involuzione culturale per cui la proprietà privata diventa quasi un furto salvo giustificazione con apposta marca da bollo e sogni piccolo borghesi come una casa di proprietà, un bilocale al mare, la possibilità di aiutare i figli a farsi quattro mura o avviare un’attività meritino una sorta di stigma sociale.

Vi è una situazione per cui il contadino ha paura di farsi un tetto di lamiera perché teme di essere dichiarato kulak, se acquista una macchina cerca di fare in modo che i comunisti non se ne accorgano. Le tecnica avanzata è divenuta clandestina [...] oggi questi metodi ostacolano lo sviluppo economico. Oggi dobbiamo eliminare una serie di restrizioni per il contadino agiato da un lato e per i braccianti che vendono la propria forza lavoro dall’altro. La lotta contro i kulaki deve essere condotta con altri metodi, per altra via [...] A tutti i contadini complessivamente, a tutti gli strati di contadini bisogna dire: arricchitevi, accumulate, sviluppate le vostre aziende. Soltanto degli idioti possono dire che da noi deve sempre esserci povertà.

(Nicolaj Bucharin, rivoluzionario e dirigente del PCUS purgato da Stalin nel 1938)

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26 dicembre 2011 Senza categoria


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  1. Alberto
    | #1

    Si a ritirare il premio, era accompagnato dall’ ormai inseparabile sora Elsa, che sfoggiava un sadico ghigno e una calzamaglia nera.

    @marcantonio

  2. erasmo67
    | #2

    Ma chi era quell’idiota che ad ogni post aggiungeva a chiosa

    Mario Monti Presidente del consiglio subito?

  3. Alberto
    | #3

    Qui le alternative possibili sono tre:
    1)La BCE inizia ad emettere Eurobond e quindi si resta;
    2)La BCE non emette Eurobond ed allora si zompa;
    3)La BCE non emette Eurobond ed allora si esce e ci si rivolge ad FMI con tutte le conseguenze del caso e con la fine dell’ Euro.
    A questo punto ognuno torna alla propria moneta e la nuova parità si fa col dollaro; propongo la nuova lira nel rapporto di 1:1000. Cioè 1 $ pari a 1000 lire.
    Voglio vedere chi farà pagare la pizza ancora a 16.000 lire o la benzina a 3500 lire al litro o un Kg di pane a 8000 lire.

  4. Alberto
    | #4

    Scusate la parità 1:2000, in pratica oggi con 1000 lire si prende circa 0,65 $ propongo 1000 lire= 0,5$.;svalutazione dello (0,5-0,65)/0,65= -23% circa. @Alberto

  5. Claudio Di Croce
    | #5

    Volevo fare una proposta :la maggior parte dei politici e dei membri del governo continua ad affermare che l’Italia ce la farà , che non ci sono problemi per iil pagamento degli interessi sul debito pubblico, che non ci sono problemi per il rimborso e che a questi tassi l’acquisto di BOT, BTP,CCT e quant’altro è sicurissimo . Monti ha invitato gli italiani a comprare i titoli di Stato . Sarebbe una cosa molto buona che i politici, gli alti burocrati, i magistrati, i professori universitari per dare un esempio si facessero pagare almeno un parte dei lautissimi stipendi in titoli di Stato. Voi credete che succederà ? io no,

  6. Alberto
    | #6

    Scusate vorrei fare una domanda rivolta a tutti; c’ è qualcuno che sappia spiegarmi a cosa serva, ai fini della lotta all’ evasione fiscale, la necessità di aprire un c.c. forzoso, pena problemi di erogazione, su cui appoggiare la pensione, al di sopra dei 1000 euro? Io, mi sarò rincretinito, ma per quanto abbia pensato alle possibili motivazioni, non ne ho trovate, ovviamente ai fini di cui parlavo sopra.

  7. Marco Tizzi
    | #7

    @Alberto
    Ma scusate, abbiamo parlato per 17 anni di conflitto di interessi, poi mettiamo al governo dei banchieri e ci stupiamo che obblighino tutti ad avere un conto corrente?
    Tutte le azioni fatte dal Governo Monti sono un sostegno al sistema bancario, nient’altro.

    Per quanto mi abbiano fatto ribrezzo i governi degli ultimi 17 anni, almeno erano eletti. Qui comincio ad aver paura, perché non mi stupirei che di fronte a tutte queste emergenze venissero rimandate le elezioni. O si presentasse ancora questo governo con questa maggioranza.

    Soluzioni? Gli eurobond non verranno mai accettati dalla Germania e c’è da capirli, per loro è una perdita secca.

    Monetizzare il debito, forse, farebbe meno male perché comunque forse adesso un’ipotetica inflazione è il minore dei mali.

    Certo che se continuano a pensare di pagare interessi al 7% con le nostre tasche è meglio un default subito: stiamo rischiando di vederci ridurre prima i risparmi dalle tasse e poi dalla svalutazione, a questo punto svalutiamo subito e pace.

  8. Alberto
    | #8

    Caro Tizzi vedo che si concorda sull’ uscita. La stessa domanda sulle pensioni, ho avuto l’ ardire di rivolgerla direttamente a Monti attraverso il suo ufficio di segreteria; attendo risposte.
    Invito anzi altri a rivolgere la stessa domanda, allo sresso indirizzo, potrebbe essere un segnale che si sta facendo qualcosa contro l’ assopimento delle coscenze.

    @Marco Tizzi

  9. Marco Tizzi
    | #9

    @Alberto
    Non è tanto una questione Euro sì/Euro no, ma la questione è: QUESTO Euro è sostenibile per l’Italia?
    Siamo entrati con un debito pubblico che era infinitamente superiore ai limiti consentiti e questo è stato un enorme errore. Ma i professoroni (Prodi, ma anche Monti che di sicuro non è una vergine innocente) che hanno fatto e firmato i trattati non ci hanno spiegato per nulla che diavolo stavano firmando. E ben si son guardati dal fare un referendum come invece hanno fatto in altri Paesi.

    Ora ci troviamo in una situazione assurda, in cui viene chiesto ai cittadini di pagare il debito pubblico.

    Su questo contesto anche l’impostazione di questo blog che mi mette un contatore sul “mio” debito pubblico: io non ho deciso di contrarre un debito e non può esistere un debito che viene contratto senza l’esplicita approvazione del contraente. Dato che nessuno si è mai presentato alle elezioni dicendo che non voleva debito pubblico, io non ho mai avuto scelta.
    Il debito non è mio, assolutamente. Io non ho avuto alcun vantaggio da quel debito, anzi: ho 36 anni e non prenderò mai la pensione, vivo in un Paese si m… e devo pagare anche un debito che non ho contratto? Non ha senso.

    E spezzo anche una piccola lancia a favore di chi il debito l’ha contratto: il nostro debito arriva dagli anni ’80 e ’90. E in quegli anni era monetizzabile, quindi nessuno di quei politici (che, per carità, avevano milioni di difetti) si è mai posto il problema che il debito dovesse essere pagato dai cittadini, se non in forma di (eventuale) inflazione.

    Sarebbe stata una bella cosa cancellare il debito prima di cominciare l’Euro con una massiccia monetizzazione e ripartire tutti da zero. Allora si poteva anche partire in pareggio di bilancio.

    Oggi questa cosa non è possibile, possiamo solo ristrutturare il debito e quindi uscire dall’Euro perché non credo proprio ci tengano dentro dopo un default.

    Qui Roubini spiega molto bene la situazione:
    http://www.economonitor.com/nouriel/2011/11/29/italy%E2%80%99s-debt-must-be-restructured/

    Scrivo anch’io all’ufficio di segreteria.

  10. martian
    | #10

    “La legge tributaria italiana, lungi dal costituire un vincolo per l’amministrazione, costituisce solo la legittimazione apparente di un potere sempre più arbitrario. Abbiamo una legislazione a getto continuo: mancano leggi organiche e stabili sulla struttura dei tributi e sulla loro applicazione. Si equivoca da ogni punto di vista sulla certezza del diritto tributario, intendendo questa certezza come disciplina di ipotesi specifiche che consenta all’amministrazione di tassare ciò che vuole.”

    parole di Enrico de Mita: qui l’articolo intero che, vistone il contenuto garantista, nessuno si è cagato di pezza (scusate).
    il titolo inganna molto (e l’avrà fatto il desk, infatti).

    http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-12-21/come-attaccare-evasori-fiscali-214517.shtml?uuid=AaXxXXWE&fromSearch

  11. martian
    | #11

    @Claudio Di Croce

    a me la fattura il dentista la fanno di default.
    sono lui, la moglie, un igenista e una della amministrazione.
    volete l’indirizzo?
    quanto al resto è vero: sono spesso degli evasori. da quelli non ci dobbiamo andare.

  12. Alberto
    | #12

    Lo sto scrivendo da tempo, appunto! Per questo avevo postato l’ articolo del Prof. Bagnai, che ti consiglio di leggere, poco prima e parlavo di imposibilità di sostenere un debito con una moneta come l’ Euro che non è svalutabile e con l’ Italia paese debole in mezzo a paesi molto forti. Ed a maggior ragione con una moneta unica, debiti nazionali e mancanza di una Banca Centrale che emetta progressivamente titoli a livello sovranazionale (Eurobond), anche se condizionati a percorsi virtuosi.
    Quindi cosa ci restiamo a fare nell’ area Euro a queste condizioni? Anzi restare è accettare una morte lenta certa e dolorosa ed è invece meglio una morte veloce. La resurrezione successiva, sarà molto più facile. @Marco Tizzi

  13. Alberto
    | #13

    Conoscevo già le idee di Roubini e questo articolo e per questo indicavo come ipotesi il ricorso ad FMI, che significa anche ovviamente, fine dell’ Euro e governo del Fondo con fine della nostra autonomia.@Marco Tizzi

  14. Marco Tizzi
    | #14

    @Alberto
    Ci sono alternative, che agli autori di questo blog immagino piacciano molto:
    http://www.economonitor.com/blog/2012/01/orthodoxy-has-failed-there-is-an-alternative-strategy/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=orthodoxy-has-failed-there-is-an-alternative-strategy

    “In summary, creating new money for purposes of quantitative easing has not worked. Austerity is self-defeating in a crisis. Creating new money to purchase bonds (as proposed for Eurozone periphery countries) is defensive and only treats symptoms. The only way to stimulate the economy without raising current public debt is to allow governments to issue new money directly for the limited and tightly constrained purpose of financing budget deficits.”

    Insomma: il problema pare proprio che siano le banche centrali. Del resto se si stampa moneta con gli interessi, ma nessuno stampa la moneta per gli interessi ci si trova in un immenso schema-Ponzi, che funziona solo finché si cresce all’infinito.
    E non si può crescere all’infinito, perché le risorse sono finitissime.

  15. Alberto
    | #15

    Non so se queste alternative piacciano a a qualche autore del blog, avevo letto qualcosa del genere già da Lanfranco Caminiti; credo però che significherebbe sostanzialmente, la fine di ogni ulteriore possibilità di politiche comuni e quindi sostanzialmente la fine dell’ EURO, che sarebbe solo temporaneamente utilizzata in una fase transitoria e poi se ne perderebbe il senso. Però per diminuire i contraccolpi di una situazione insostenibile, servirebbe eccome, per uscire. @Marco Tizzi

  16. Claudio Di Croce
    | #16

    @martian
    Sono curioso di conoscere una fattura fatta di default : me la spiega pf ?

  17. Marco Tizzi
    | #17

    @Alberto
    La proposta nell’articolo di cui sopra, se l’ho ben capita, è leggermente diversa.
    Problema:
    - abbiamo bisogno di una riduzione della leva, come si fa?
    Soluzioni ortodossa: austerità. Ma in un sistema come quello europeo questo significa recessione, che significa meno fiducia etc etc

    Quindi si dice: stampiamo moneta non a debito (emissione diretta del tesoro) per un certo periodo in modo da pagare il debito senza però crearne altro e senza toccare il PIL. Poi si torna alla moneta singola e unica.
    Stante così le cose, in realtà in teoria non dovrebbe dare fastidio a nessuno e quindi l’Euro potrebbe anche sopravvivere.

    Però capisco che, oltre al fatto che magari non ho capito una mazza, la cosa è molto complessa da applicare in ambito europeo.
    Sento già la voce di Frau “Nein” Merkel, che però ad un certo punto nonostante tutto l’amore che provo per il popolo tedesco ha anche un po’ rotto…

  18. Alberto
    | #18

    Caro Tizzi, qui si può solo ipotizzare ciò che accadrebbe, a mio avviso; comunque la cosa potrebbe funzionare per finanziare il deficit per attività finalizzate alla crescita. Questo spesa, propria dei paesi della comunità che ne abbisognano, come noi ed altri, necessariamente, dovendosi ridurre il debito, può essere finanziata solo con un circuito separato, e finanziato o direttamente dalla BCE, ma questo non si vuole fare, perchè bisognerebbe stampare nuova moneta comune e quindi squilibrare il rapporto tra ricchezza e moneta circolante, per cui la soluzione proposta, domestica, credo in entrambe le proposte, potrebbe risolvere il problema. Ovviamente se accadesse, ripeto, nessuno potrebbe immaginare compiutamente il futuro a medio termine. Certo qualcosa si dovrà fare. @Marco Tizzi

  19. | #19

    Zeeep. Ok abbiamo detto un mucchio di str****te. Adesso finiamola con le idee delle monete che inflazionano a piacimento e torniamo alle monete merci. Grazie.

  20. Marco Tizzi
    | #20

    @libertyfighter
    Sempre interessante discutere con gente che lascia da parte i preconcetti inculcati a scuola per valutare ipotesi nuove.

  21. r.
  22. Miklibertario
    | #22

    Egregio sig Silvano, non so cosa fa nella vita ma se decidesse di prendere il posto ora occupato dal Professor Monti sappia che ha già sin d’ora il mio totale appoggio.
    Alle prossime elezioni

  23. antonello
    | #23

    perche’ non sento mai dire che l’eventuale evasione fiscale calcolata secondo i parametri truffaldini dell’agenzia delle entrata e’ una bufala pazzesca?

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