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Arriva pure il Fmi, il governo non lo sa. Anche a noi tocca decidere

Mi sono astenuto dal seguire sul blog giorno per giorno l’andamento “obbligato” della perdita di credibilità italiana, l’ho fatto ogni giorno su radio24. Alla componente di credibilità soggettiva – che riguarda personalmente Berlusconi in maniera crescente da due anni a questa parte, ed è irreversibile a mio giudizio da tempo – si è aggiunta in sede internazionale e in maniera conclamata da luglio quella oggettiva, che riguarda la politica economica del governo. E’ una perdita di credibilità che investe Berlusconi e Tremonti insieme, anzi aben guardare dovrebbe riguardare  più il secondo del primo.

Perché è il ministro dell’Economia da solo regista e motore immobile come della positiva astensione da deficit eccessivi, così del negativo mancato taglio a spesa e tasse, della mancata riforma fiscale, e della mancata cessione di quote rilevanti dell’attivo patrimoniale pubblico per abbattere quote consistenti di debito. C0n l’avanzo primario – virtuoso – che possiamo vantare da questo 2011 a costo dello strangolamento fiscale del Paese, comunque la riduzione del debito pubblico sarà troppo lenta, e a propria volta minacciata da una probabile decrescita del Pil che alla fine non potrà che rispecchiarsi in minor entrate ordinarie, per quanto dura e repressiva sia l’amministrazione tributaria nel perseguire l’evasione e innalzare l’ammontare del riscosso sull’effettivamente accertato.  Non ho aggiornato i giudizi sulla caduta di credibilità perché il suo esito mi appare scontato. Ma che si arrivasse addirittura a un G20 all’indomani del quale il governo italiano non sa, non dice e invece disdice intorno a un punto così delicato come il monitoraggio sull’Italia da parte del Fondo Monetario Internazionale, questa come figuraccia mondiale vale milioni di risatine di monsieur Sarkò. E’ una figura da Paese che ha perso ogni standship, da Paese operetta. Il lungo tramonto pubblico di Berlusconi lascia senza parole perché non avviene su scelte sbagliate – quelle hanno riguardato la sua vita e la confusione demenziale tra privato e  istutuzionale  -  bensì sull’assenza di scelte, sulla furbesca confusione di parole, sull’autosuggestione che sfocia in narcosi. E’ tanto suonato il vecchio campione del ring, che Tremonti saltellandogli intorno ed evitando ogni incrocio di guantoni ed  emissione di voce in pubblico sta riuscendo nella notevole impresa di uscirne incolpevole: non solo come se le politiche economiche considerate deficitarie dai mercati non fossero le sue, ma come una vera e propria quinta colonna interna al governo della comprensibile e responsabile strategia del Quirinale di evitare sia un Gotterdammerung ancor più sanguinoso per il Paese, sia una campagna elettorale al buio con spread lanciati verso quota, chissà, 700.

E’ però il momento di qualche sparsa considerazione più di fondo.

Il monitoraggio da parte del Fmi ci è stato – attestano fonti ufficiose ma autorevoli dal G20 – calorosamente “consigliato” da parte non solo di Germania e Francia, che allontanano così l’amaro calice di aiuti ulteriori da parte dell’Efsf che non ne avrebbe dotazione, comporterebbe tempi lunghi, reazioni scomposte e dileggianti da parte dell’ opinione pubblica tedesca e francese e soprattutto impegnerebbe finanzia aggiuntiva da parte di quei Paesi.  Soprattutto per la Francia alle prese con un delicatissimo problema di iperesposizioni bancarie, meglio che sia sin dall’inizio Washington a fare da badante all’Italia.

Ci è stato imposto perché al G20 si è capito chiaramente che nessuno dei Paesi emergenti intende al momento contribuire con propri capitali alla leva dell’Efsf, attraverso il SPV previsto a tale scopo per giungere fino a 1 trilione di euro. Nemmeno la Cina, non l’India, non il Brasile. La Russia – la Russia! – come la Cina si è riservata di capirci prima qualcosa di più, in ordine a regole e condizioni dello SPV. Visto che l’Efsf stesso la scorsa settimana ha dovuto rinviare l’emissione di un proprio bond sui mercati vista l’aria pesante che tirava all’indomani dell’annuncio del referendum greco, è l’intera credibilità del barocco edificio dei salvataggi a Stati e banche europee europee a risultare incomprensibile al resto del mondo. La scarsa credibilità europea ha deciso di non rischiare oltremodo sobbarcandosi alla totale mancanza di credibilità italiana, questa è l’amara verità.

Mai, in ogni caso, mai nella storia italiana precedente è avvenuto che il monitoraggio da parte del Fmi avvenisse con questo meccanismo di annuncio da parte altrui, visto che sono stati Barroso, van Rompuy e Sarkozy ad annunciarlo, mentre palazzo Chigi emetteva note tra l’imbarazzo e la smentita. L’Italia ha – purtroppo – una lunga tradizione di aiuti d’emergenza, chiesti sia al Fondo con Guido Carli nel 1974 e Stammati nel 1976-77, sia direttamente alla Germania come avvenne ancora nel 1993, offrendo quasi sempre a garanzia riserve auree. Ma in nessun caso i governi dell’epoca scesero così in basso sulla scala della credibilità da far annunciare ad altri il regime speciale  di scrutinio sulla nostra affidabilità che ufficialmente siamo noi stessi a chiedere, anche se ci viene appunto imposto. Evidentemente, a palazzo Chigi e al ministero dell’Economia credono che nel resto del mondo valga la stessa regola che vale per alcune testate d’informazione italiane “amiche”, far sparire le cose perché non siano mai avvenute e non risultino. Ma il resto del mondo  vede, stravede e provvede. Provvede a declassare sempre più l’attendibilità dell’Italia.

Infine, ciò che risulta ancor più amaramente digeribile è che a tutto ciò si arrivi per mancanza assoluta di decisioni rilevanti.  Berlusconi si è arreso da tempo a non forzare né con la Lega sulle pensioni di anzianità, né su Tremonti per la delega fiscale e le privatizzazioni immobiliari come mobiliari. Va a fondo in un sempre più confuso balbettio di centinaia di micromisure mai attuate negli anni e che oggi si accumulano in un grande libro dei desideri incompiuti. Restando prive di decreti attuativi – per le due sole manovre estive ne occorrono oltre 130 – e – quel che è più grave – ignorando ed eludendo abbattimento rapido del debito pubblico e incentivi a effetto rapido sulla crescita, cioè quelli fiscali visto che tutti gli altri, dalle liberalizzazioni alla flessibilità del mercato del lavoro, sarebbero benedetti ma hanno effetti di medio-lungo. Incentivi alla crescita quali l’abbattimento del cuneo fiscale – chiesto anche non casualmente al Portogallo “monitorato”  – che dal solo azzeramento in due anni delle pensioni di anzianità avrebbero potuto ricevere  decine di miliardi di euro di copertura.

L’unico vero effetto di questa giostra di micromisure è che alla fine, nell’assenza dei decreti attuativi, è l’Economia a restare titolare ancor più unica e indiscussa dei rubinetti pubblici e dunque dell’unico strumento messo all’opera in questi anni a fianco del giro di vite fiscale, cioè al centralizzazione assoluta dei mandati di pagamento e degli stanziamenti di cassa al di là di quanto previsto dalla competenza.

Ma l’effetto vero, che rischia di essere di lungo periodo, è l’azzeramento di credibilità per chi sostiene idee liberali e di mercato. Azzeramento di credibilità non culturale, ovviamente, perché la credibilità culturale  quella non ce la può levare nessuna vicenda politica. Ma l’azzeramento di credibilità nella politica italiana per idee antitassaiole e mercatiste è invece un rischio fortissimo. Più volte ho scritto e molte volte detto per radio, negli ultimi due anni, che per i liberali occorre una drastica modifica bottom up dell’attuale offerta politica.  Dal basso, non dall’alto. Se qualche residuo liberale si fosse staccato per tempo in parlamento dall’obbedienza berlusconiana, potrebbe essere utile. Ma è dal basso, che occorrerà tirarsi su le maniche, faticare, e darsi da fare perché libera persona e libero mercato possano rappresentare un’alternativa a redistribuzuione massiccia di Stato, ad ancora più tasse, a uno Stato ancor più famelico, giustificato come effetto necessario della colpa di 17 anni di mancate promesse del Cavaliere e dei suoi seguaci, prima ancora che della favola – iperpopolare in Italia tra media e accademici, ma anche sia a destra sia a sinistra – della crisi mondiale figlia del neoliberismo.

Rispondete,per favore. Dobbiamo limitarci a fare cultura e approfondimento di idee, sui nostri blog, scrivendo e parlando alla radio e in tv, oltre che con papers e libri come fa ottimamente da anni l’Istituto Bruno Leoni, in costante guadagno di visibilità e impatto con le sue elaborazioni, proposte e studi,  grazie allo straordinario impegno di amici fuoriclasse come Alberto Mingardi, Carlo Lottieri, Carlo Stagnaro e tanti altri?

Oppure dobbiamo sporcarci le mani, provare a riempire teatri, e vincere la ritrosia profonda a un impegno diretto in quell’arena assai poco allettante che è la politica, mentre al populismo berlusconiano esecrato se ne propongono oggi successori di altri e diversi idealtipi, chi catodico e chi impiombato su carta, chi ex confindustriale e chi ex pm, chi ex comunista e chi neocomunitarista?

Dite la vostra. Non sono le idee a mancare.  Qualche tempo fa, Alberto Mingardi ve ne chiese di aggiuntive, e ci avete risposto. Ma in una lunga fase politica italiana che si chiude, c’è una decisione da prendere. Non sulle idee, ma sull’iniziativa da assumere. Perché ad aver totalmente fallito è l’offerta concreta messa in piedi sul versante liberale  da un Mr Consenso per sè e i suoi affari incapace di diventare mai Mr Governo per gli altri. Mica è un caso, che a risultare meno coinvolto e più contento sia chi, in fondo e al di là delle apparenze, liberale non è stato mai, come il ministro dell’Economia. E a me, di dover star zitto per chissà quanto per colpa loro, non sembra una gran bella assicurazione a una serena vecchiaia.

 

 

 

4 novembre 2011 debito pubblico, liberismo, spesa pubblica, ue , , , ,

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  1. Andrea
    18 gennaio 2012 a 21:43 | #1

    @Giancarlo Caporali
    Giancarlo condivido pienamente il suo punto di vista ma purtroppo siamo in una situazione che piano piano ci porta verso il baratro…con l’insediamento del nuovo governo ci siamo alleggeriti del peso del precedente ma non abbiamo risolto i problemi che ci affliggono, con la grave conseguenza del perdurare della crisi oltre ogni previsione. Avvilito è il mio stato d’animo per ciò che lasceremo ai ns figli…è sempre più difficile vivere in un epoca in cui il credito al consumo è fondamentale per mantenere un sistema economico obsoleto. I mercati hanno raggiunto un livello di saturazione tale da far implodere su se stesso la bolla speculativa, come abbiamo già sperimentato con i subprime e che sperimentiamo giornalmente con le difficoltà oggettive di ognuno di noi e di ogni impresa nel tentativo di continuare a produrre con profitto in un contesto economico sempre più dispersivo di risorse e di interesse per lo sviluppo. Certamente non ci aiuta un sistema politico come quello che ci ritroviamo…perchè non ha interesse a cambiare le regole del sistema economico in cui prolifera, sembra quasi che tutti i livelli siano coinvolti direttamente e indirettamente….si sono creati ormai, dei legami che sono difficili da sciogliere e che con ogni probabilità nn si scioglieranno mai, fagogitando tutto e tutti coloro che nn ne fanno parte! Vivo nella speranza che le cose cambino, nella speranza che qualcuno forte della propria visibilità, riesca in qualche maniera ad interessare l’opinione pubblica in modo forte e deciso per dare nuovo impulso alla politica e all’economia.
    Mi piacerebbe che si candidasse per questo compito Oscar Giannino, che nn conosco personalmente, ma che ascolto quasi tutte le mattine nella sua trasmissione radiofonica e che credo possa essere la cura per un’ ITALIA migliore per tutti.

  2. augluc
    21 gennaio 2012 a 20:23 | #2

    Is Italy on the right economic path?
    I’d like to share with this community some considerations about recent events bringing a different perspective and take your comments. I apologize for my bad English; I’ve chosen to write in English just to try having your attention so you can at least have fun with my mistakes.
    Again I ask, are we on the right path? Do we really think that having more taxis hitting the roads will bring something significant to the table? Please don’t get me wrong, I’m not against liberalization, but I really think there are been bigger fish to fry. I really don’t get it why we are spending all this time and effort chasing the little mouse under our kitchen table without seeing the towering elephant comfortably seated on our couch.
    First of all I think that we should start to think about what the Euro really is and who’s really running the ECB. We also need a clear picture about the difference between a sovereign nation and one that isn’t. By sovereign nation I mean essentially a nation that has the monetary power under its direct control and in public hands.
    We need to start talking about what’s really important, to try to think outside the box of the mainstream media rhetoric that just give lip service to this smoke and mirror reform. I think that we really need to start talking about serious and bold monetary reform instead. Conversely, I’m not confident we will be able to find a peaceful way out from this situation.
    I don’t have all the answers but I’m pretty much convinced that the Euro and ECB, as it is right now, is at the root of our problems. I might be wrong on this, but just stay with me for a moment.
    I’m pretty much convinced also that we won’t have any chance of getting out of this mess with austerity measures (it is simple math) just because all ECU countries need to borrow Euros from a private entity, the central bank, which isn’t accountable under any democratic elected Authority.

    Following is an extract of a beautiful article published by Professor Dan Kervick “Public Money for Public Purpose – Toward the End of Plutocracy and the Triumph of Democracy”:

    “Finally, before moving on to a discussion of making the US monetary system more democratic, it will be worthwhile saying a few words about how the current European monetary system falls short of the kind of monetary sovereignty – or near monetary sovereignty – I have attributed to the system in the United States.
    European governments are all part of a currency union – the Eurosystem. Each government issues its own bonds and each operates its own central bank. All of these transactions occur in Euros, the common currency of the Eurosystem. But those national central banks are subject to rigorous policy constraints set by the European Central Bank. The individual countries themselves do not set their own monetary policies, and they borrow in a currency they do not themselves control. In effect this makes each government a currency user rather than a monetary sovereign. If we think of government bonds as the equivalent of bank savings accounts, then each of the governments is in effect the equivalent of a savings bank that competes with the other governments in the Eurosystem to offer attractive interest rates to savers. This gives holders of Euros tremendous bargaining power to drive up bond yields and interest on government debt, because they can always take their money elsewhere to other governments if they don’t get the yields they want. And since the individual governments do not control their own monetary policies, they cannot maintain spending during periods of low revenues by selling debt directly to their national central bank and drawing on the money-creating power of that national central bank. Only the European Central Bank can alter those monetary policies, but the ECB is prohibited by treaty from buying government debt directly. The ECB also lacks the capacity to carry out a fiscal policy of central bank financed spending operations in Europe.
    In effect, then, the technocratically-managed ECB runs Europe’s private banking system and the private banking system runs Europe’s governments. The citizens of Europe have turned their capacity for economic self-determination over to an undemocratic, continent-wide banking conglomerate. This is the worst kind of nightmare in the long struggle between democracy and private wealth. It’s not as though the Europeans have surrendered their sovereignty to be part of a larger sovereign democratic government encompassing all of Europe. Rather, sovereign democratic governments have been transformed in this instance into something like mere business enterprises that are dependent on private wealth and financing for their operations. These governments now govern only at the pleasure of bankers.”

    It’s really worth reading all the paper here: http://neweconomicperspectives.blogspot.com/search/label/Dan%20Kervick

    Please spend some time reading the blog too, especially the part about Modern Money Theory (Prof. L. Wray). Lots of healthy vitamins for the brain of democracy there.
    This team of professors helped Argentina to get out of the mess after the collapse of their economy. I think that delving into this event might bring some insight and we can draw some parallels with our situation in Italy. I wonder why at the peak of the Argentinean crisis all the mainstream media were screaming about it, warning about the threat of bankruptcy and default. However, now, no one is following up by giving unbiased information on the current situation in Argentina and what results have been obtained with the economic policies adopted.
    Argentina’s currency was pegged to a currency that was simply impossible to sustain (US Dollar), just like the Euro for us. They were borrowing from private banks, which realized that the debt was nowhere near manageable; IMF intervened, asking for big bold austerity measures, wild privatization of public sectors before loaning the money, but you can’t give more drinks to a drunk man and expect him to become sober.
    What happened after Argentina repudiated most of the foreign debt and adopted a complete one-eighty economic policy with the currency issued under a public central bank, is almost impossible to know (because it might be a real threat to the Euro). Well, their GDP growth since then is pretty much chasing China’s growth rate among many other things. By no means is Argentina’s situation unique. For example Iceland has recently followed a similar path about which again the mainstream media are completely silent.
    I wonder why no one is talking about Japan’s bankruptcy. Japan has a debt-GDP ratio close to 220% but it has its own sovereign currency. The same for England, is there the risk that it will go belly up? No, because it has its own sovereign currency. There are many examples all around the world. Europe is pretty much the only big anomaly.
    I’m not against the Euro per se but I’m strongly not in favor of this Euro. Is there someone who can enumerate what have been the real advantages for “we the people” in this last decade? Please don’t feed me the same re-heated line; I’d like to see numbers. My sense is that the only advantage that we had can be expressed with this equation: Euro equals Germany. The market has perceived the so called PIIGS countries like Germany and has been willing to lend money at very low interest rates. But the flaw, the elephant, was sitting there since the beginning and I think that those investors should be left to their own devices. I’m wondering how it can be possible that high ranked economists didn’t know that Greek’s books were just cooked. More than likely, the same applies to Italy and other countries as well.
    The country that benefited most from this system is Germany. I don’t want to the current Euro system was designed just to benefit a few, but if you start connecting the dots…….you know, devil’s in the details.
    Italy has had its real period of growth during the ‘60s and ‘70s and one of the reasons was that we had a public central bank until 1975.
    What really upset me is the way that the Euro flaw has been handled during the last three years with the eat-your-spinach-down-there Germany’s approach, replacing two democratic elected governments with technocrats.
    And what are the measures put in place by our new governments? I think it is useless to provide a list but none of the big powers has been hit by this “reform”. The burden the private sector has to carry over to sustain this byzantine system is simply impossible and has not been eased at all. And the private sector is always the villain. Oh yes, we will have more taxis around our cities and even more drugstores, but the same privileges for the few, the same number of politicians at all levels, are still firmly there. I’m wondering why Napolitano gives the privilege of a life senatorial seat to Monti before he becomes Prime minister. What’s the point? Without considering that the same new prime minister is carrying a lot of baggage with him.
    I think that there is a much better path to save Italy but our leaders are just flat and lean toward big interests and big private money supplies.
    I really hope that a new grassroots movement will start to raise public awareness that there is a way out from the serfdom state we are in right now. And we are just at the beginning. We need to get back to our sovereignty and fly this red flag in front of the undemocratic elites that are running Europe now. The sooner we realize this, the better for us and for our children.
    Financial crises are not earthquakes or volcano eruptions. We are a G7 nation and our treasury has the right to issue its own currency, debt free, without borrowing. There are reasonable proposals out there and worked out applications in the real world. We’d better take some pages from their books.
    I encourage you to watch this wonderful documentary: http://www.youtube.com/watch?v=swkq2E8mswI
    I’m not an economist and it would be silly for me to elaborate further. I just wanted to raise what in my humble opinion is the root of the problem and the first thing we Europeans need is to reform our monetary and political system before going after taxis’ licenses.

  3. roboreb
    23 gennaio 2012 a 12:35 | #3

    bè cosa pretendevamo??? l’economia è una casuale umana nasce cresce si assesta e…… togliamoci dalla testa (l’eterna crescita)ci voglion nuove idee di economia e non le solite vecchie idee che piu o meno an fallito o stan fallendo tutte(liberismo finanziario annesso)

  4. Paolo Sivolella
    26 gennaio 2012 a 10:39 | #4

    Pur stimando il Dott.Giannino non posso che sorridere amaramente nel leggere come questo articolo non abbia bisogno di essere smentito con le parole perchè sono i fatti a dimostrare che non era il governo Berlusconi ne tantomeno il vessato ex Premier a far perdere credibilità alla nostra Nazione Italia.Sono passati 2 mesi e c’e'voluta una nuova manovra economica lacrime e sangue(già preparata anche da Tremonti e quasi del tutto copiata,quello che non è stato copiato è perchè non c’era ma è stato aggiunto ovvero tasse) per rimanere esattamente dove eravamo soprattutto con lo spread perchè è lui il vero cappio al collo degli italiani.Se l’italiano medio capisse realmente l’importanza di questa parola e di come pesa sulla ripresa economica forse sarebbe in grado di fare anche un’analisi politica corretta delle bagianate dette e ridette,scritte e riscritte nell’ultimo anno per indurre,costringere Berlusconi a fare il passo che ha fatto e quindi sovvertire il volere popolare.Non si può rinascere avendo come base un’etica inquinata e falsa.

  5. Umberto Borrelli
    1 febbraio 2012 a 0:08 | #5

    Caro Oscar, sono assolutamente convinto che il “quasi” ventennio berlusconiano sia stato quanto di più lontano si potesse immaginare dagli ideali liberisti. Il fatto grave è che questa accozzaglia populista e affarista ha nascosto le proprie vergogne dietro il velo (in realtà uno straccio lercio) del liberismo. Capisco il suo sdegno che è anche il mio, ma non vedo, al momento, alternative alla politica per dare una spallata a questo macigno che ci impedisce di prendere il volo. Lei parla di un movimento bottom up e sarei ben lieto di prestare il mio rarissimo e preziosissimo tempo libero a questa iniziativa, ma un minimo di coordinamento top down è necessario per creare almeno la struttura intorno alla quale far crescere la pianta del coinvolgimento popolare che altrimenti si limita a serpeggiare, come il mugugno. Credo che organizzazioni come il Bruno Leoni abbiano risorse ed idee sufficienti per abbozzare la struttura di un vero partito liberale, come forse non si è mai visto in Italia. Cordiali saluti, Umberto Borrelli

  6. giuseppe rigato
    2 febbraio 2012 a 10:18 | #6

    io ci sto. E’ ora di organizzarsi per fare le cose per bene. Tra un po’ sarà già troppo tardi…

  7. Roberto Manzoni
    2 febbraio 2012 a 23:18 | #7

    Ma la soluzione c’è ed è già all’attenzione del governo .
    Una bella PATRIMONIALE FORZOSA su beni mobiliari e immobliari !
    Idea geniale dell’ex rag dello stato Monorchio e di G.Salerno Aletta

    Proposta di legge
    Istituzione del Fondo patrimoniale degli Italiani. Misure per l’abbattimento del debito delle Pubbliche amministrazioni e la contestuale
    retrocessione ai cittadini del patrimonio disponibile dello Stato.
    Capo I
    (Obiettivo e finalità delle misure)
    Art. 1
    (Abbattimento del debito delle Pubbliche amministrazioni e contestuale retrocessione ai cittadini del patrimonio disponibile dello Stato)
    L’obiettivo di abbattere il debito delle Pubbliche amministrazioni viene perseguito, sulla base delle misure che seguono, mediante una
    specifica obbligazione tributaria cui corrisponde, all’atto del suo assolvimento, la attribuzione al contribuente di corrispondenti quote di
    proprietà del patrimonio disponibile dello Stato. A tal fine, detto patrimonio viene previamente conferito al Fondo patrimoniale degli
    Italiani.
    Capo II
    (Istituzione e disciplina del Fondo patrimoniale degli Italiani. Conferimenti al Fondo e trasferimenti della proprietà del Fondo ai
    cittadini)
    Art. 2
    (Fondo patrimoniale degli Italiani)
    E’ istituito il Fondo patrimoniale degli Italiani, di seguito denominato Fondo.
    Il Fondo è costituito nella forma della Società per azioni, ha natura di istituzione finanziaria non bancaria, con lo scopo di valorizzare i cespiti
    mobiliari ed immobiliari conferitigli, per la durata di anni cinquanta.
    E’ conferito all’attivo del Fondo l’intero patrimonio disponibile dello Stato, fatta eccezione delle partecipazioni di controllo azionario delle
    società quotate. In funzione di tale conferimento, la proprietà azionaria totalitaria appartiene allo Stato e corrisponde al valore dei cespiti
    conferiti.
    Il patrimonio immobiliare conferito, destinato ad uso istituzionale, è gravato dal vincolo assoluto di inalienabilità.
    Le quote azionarie pubbliche vengono trasferite a coloro che assolvono alla obbligazione tributaria istituita al Capo III. Il trasferimento è
    gratuito, esente da oneri, effettuato alla pari, per un numero di azioni di valore corrispondente all’obbligazione tributaria assolta.
    Art.3
    (Organi amministrativi del Fondo.
    Quotazione sul mercato mobiliare)
    La gestione amministrativa del Fondo è ripartita tra il Consiglio di sorveglianza ed il Consiglio di gestione. All’azionariato privato, una
    volta che gli sia stato trasferito almeno il 10% delle azioni, spetta la designazione della maggioranza del Consiglio di gestione. Al
    superamento del 50% del capitale da parte dell’azionariato privato, la parte pubblica ha diritto a designare nel Consiglio di gestione un solo
    componente. La designazione dei componenti nel Consiglio di gestione in rappresentanza dell’azionariato privato è effettuata con il
    sistema delle liste concorrenti ed il voto limitato ad 1/3 al fine di garantire la più ampia articolazione degli interessi.
    Il Comitato di sorveglianza è di nomina pubblica finché l’azionariato privato non superi il 50%. Successivamente, la parte pubblica
    nomina la maggioranza semplice del Comitato, mantenendone la Presidenza.
    La quotazione in Borsa del Fondo è condizionata al previo trasferimento ai privati del 20% delle azioni della Società.
    Fino alla quotazione in Borsa, le azioni detenute dai privati non sono cedibili. Le azioni detenute dallo Stato rimangono parimenti
    incedibili, essendo asservite alla garanzia del debito delle Pubbliche amministrazioni.
    Il Fondo è tenuto ad applicare, sin dalla sua costituzione, tutte le disposizioni in materia di trasparenza, di comunicazioni al mercato, di
    vigilanza e di revisione dei conti previste per i soggetti ammessi alla quotazione.
    Art. 4
    (Iscrizioni e variazioni contabili.
    Trattamento fiscale)
    I cespiti sono conferiti al Fondo ai valori che risultano nel Conto del Patrimonio della Stato chiuso il 31 dicembre 2010.
    Le rivalutazioni dei cespiti, quale che ne sia la ragione ed il tempo in cui venga effettuata, non è soggetta a tassazione. Le plusvalenze da
    alienazione costituiscono patrimonio segregato del Fondo per essere reimpiegate, e non sono computabili nel conto economico ai fini della
    distribuzione degli utili.
    Gli utili di esercizio del Fondo, comunque distribuiti o non distribuiti, non sono soggetti a tassazione per i cinquanta anni di durata prevista
    del Fondo.
    Le plusvalenze derivanti dalla cessione della proprietà delle azioni del Fondo non sono soggette a tassazione.
    Art.5
    (Vincoli alla gestione del Fondo)
    I cespiti conferiti al Fondo non possono essere alienati nei primi dieci anni della gestione.
    Gli immobili vengono concessi in utilizzo a terzi sulla base di contratti di affitto a lungo termine (long-lease), per un periodo non eccedente
    i cinquanta anni. Per i terreni, ivi compresi quelli destinabili ad iniziative di rinnovamento urbano, la durata del contratto è estesa fino a
    novantanove anni. Le costruzioni, da chiunque e comunque realizzate, accedono alla proprietà del suolo.
    L’appello al mercato per la valorizzazione e la cessione dei cespiti avviene con procedure ad evidenza pubblica.
    Art. 6
    (Federalismo patrimoniale)
    I cespiti immobiliari del patrimonio disponibile delle Regioni, delle Province e dei Comuni, al valore risultante dal Conto del patrimonio
    chiuso al 31 dicembre 2010, possono essere conferiti al Fondo contestualmente alla devoluzione allo Stato di un corrispondente
    ammontare di debiti, purché siano stati contabilizzati ai fini della determinazione del debito delle Pubbliche amministrazioni. La novazione
    del debitore deve essere previamente accettata dai creditori.
    Non è ammesso il conferimento condizionato, parziale ovvero pro-quota dei cespiti, fatta eccezione per quelli rappresentati da azioni o altri
    titoli quotati sui mercati mobiliari regolamentati. Le garanzie prese sui cespiti ed i rischi di soccombenza nelle liti in corso vengono
    computati a riduzione del loro valore. I rapporti contrattuali derivati sui debiti (debt swaps) di cui è proposta la devoluzione allo Stato sono
    liquidati contestualmente al conferimento dei cespiti al Fondo.
    La accettazione da parte dello Stato della proposta di conferimento dei cespiti al Fondo, congiuntamente all’accollo da parte sua del debito
    corrispondente, comporta un corrispondente aumento del capitale sociale del Fondo con la emissione di nuove azioni riservate allo Stato.
    Al Fondo è comunque riservata la decisione, conclusiva ed arbitraria, in ordine alla convenienza della proposta di conferimento dei cespiti
    ed alla loro valutazione.
    Capo III
    (Istituzione di una obbligazione tributaria finalizzata all’abbattimento del debito delle Pubbliche amministrazioni)
    Art. 7
    (Contributo finanziario obbligatorio all’abbattimento del debito
    delle Pubbliche Amministrazioni)
    E’ istituito, quale obbligazione tributaria, il contributo finanziario obbligatorio all’abbattimento del debito delle Pubbliche
    Amministrazioni. Sono obbligati al pagamento del contributo finanziario:
    i cittadini italiani, sulla base dei redditi prodotti a decorrere dal 1° gennaio 2011, ad eccezione di quelli soggetti ad imposta sostitutiva
    ovvero a tassazione separata;
    i cittadini italiani, sulla base della consistenza del patrimonio mobiliare, fatta eccezione per i depositi di conto corrente ed a risparmio e per
    gli impieghi monetari, quale risultante alla data del 1° gennaio 2011;
    i cittadini italiani e le persone giuridiche, sulla base della consistenza del patrimonio detenuto all’estero per la quale abbiano ottenuto la
    regolarizzazione ai fini fiscali, indipendentemente dall’effettivo rimpatrio o della oggettiva non rimpatriabilità dei beni o delle attività
    oggetto di regolarizzazione. Gli intermediari finanziari che hanno proceduto alla regolarizzazione ai fini fiscali, mantenendo riservata
    l’identità del contribuente a favore del quale detta regolarizzazione era stata richiesta, versano il contributo per conto del soggetto
    obbligato. Nel caso in cui il soggetto obbligato risulti irreperibile all’intermediario, ovvero dichiari a quest’ultimo di non essere disponibile
    al pagamento del contributo per il suo riservato tramite, la circostanza e la relativa identità vengono comunicate all’Erario unitamente alla
    consistenza dell’imponibile.
    Art 8
    (Adempimento dell’obbligo a contribuire all’abbattimento del debito delle Pubbliche amministrazioni)
    Le somme versate all’Erario in adempimento all’obbligo di contribuire all’abbattimento del debito delle Pubbliche amministrazioni sono
    iscritte al capitolo di entrata del Fondo per l’ammortamento dei titoli del debito pubblico e vengono contestualmente ed obbligatoriamente
    reiscritte per l’identico ammontare, in deroga al principio dell’unità del Bilancio dello Stato, al corrispondente capitolo di spesa del Fondo
    predetto.
    In conseguenza del versamento, viene trasferito in proprietà del contribuente un numero di azioni del Fondo pari al valore corrispondente.
    A tal fine gli viene aperto uno specifico conto titoli presso la Direzione generale del Tesoro. La tenuta del conto è senza oneri per il titolare.
    Nei confronti del complesso dei contribuenti che, in relazione alla pregressa regolarizzazione della loro posizione patrimoniale all’estero,
    operano il versamento per il riservato tramite degli intermediari finanziari, viene aperto un unico conto, ciascuno intestato all’intermediario
    finanziario che procede al versamento.
    Art. 9
    (Determinazione dell’ammontare, della durata e delle modalità di pagamento del contributo finanziario obbligatorio)
    L’ammontare, la durata e le modalità di pagamento del contributo finanziario obbligatorio sono determinati con decreto del Presidente
    della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, su conforme parere della Commissione parlamentare di controllo e
    vigilanza sulla stabilizzazione finanziaria e l’abbattimento del debito delle Pubbliche amministrazioni, sentita la Banca d’Italia.
    Art. 10
    (Sanzioni)
    A coloro che non adempiono all’obbligo del versamento del contributo finanziario obbligatorio si applicano, aumentate della metà, le
    sanzioni previste in materia di omesso versamento delle imposte sui redditi.

  8. Martino
  9. Riccardo F.
    6 febbraio 2012 a 9:09 | #9

    Salve, GRANDE Dott. Giannino.
    Io rimango del parere, che, se non si cambia tutta, e dico “tutta” la classe politica attuale, in Italia, non si risolveranno i ns. Problemi.
    A casa, fino all’ultima metastasi.
    Gli uomini che hanno un senso UMANO (come termine religioso), dovrebbero unirsi per dare una svolta a questo paese.
    Io la vedrei benissimo collaborare con il M5S.
    La saluto e le auguro buon lavoro con: nove in punto.
    GRANDE OSCAR

  10. Alessandro Moro
    12 febbraio 2012 a 11:00 | #10

    @Roberto Manzoni
    [...] E’ conferito all’attivo del Fondo l’intero patrimonio disponibile dello Stato, fatta eccezione delle partecipazioni di controllo azionario delle
    società quotate.[...] Quindi forzoso e in cambio titoli di possesso di terreni demaniali, foreste, rocce , caserme semidirute cc.. SIGNORI: BUTTIAMO A MARE IL TE’

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