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Archivio per 11 febbraio 2011

Immigrazione e mistificazione italiana

11 febbraio 2011

L’instabilità egiziana e norsdafricana diventa parossistica, e tornjano gli sbarchi sulle nostre coste, accompagnati agli allarmi antiqaeduisti del ministro Maroni sui pessimi soggetti che potrebbero celarsi tra i clandestinbi in approdo sulle rive italiane. A Roma, quattro ragazzi nomadi sono morti nell’incendio della loro baracca in un campo Rom, e per la prima volta una grande città italiana proclama il lutto cittadino. E’ vero, non sono mancate ancora una volta le rituali e aspre polemiche di contorno. Ma, nella tragedia e nel dolore, la decisione delle autorità capitoline è un passo simbolico verso la piena integrazione. E offre lo spunto per levare lo sguardo a una questione di fondo. Come è cambiata nei Paesi avanzati la percezione e la risposta alla grande questione dell’immigrazione, in questi anni di crisi? L’Italia per davvero è in una condizione limite e di forte tensione, di grande allarme sociale e nel mirino delle istituzioni e forum internazionali, per le sue misure sull’immigrazione? O piuttosto non si tratta di uno dei tanti esempi di macroillusione, dovuta agli effetti dello scontro politico permanente che alza sempre i toni sulle questioni più emotive, in una gara emulativa con l’informazione che li ingigantisce ulteriormente, poco e male contribuendo a un’esame oggettivo dei dati e dei fenomeni? Temo proprio che sia così, dati alla mano. Prosegui la lettura…

Mercato del lavoro , ,

La triste realtà della sferzata

11 febbraio 2011

Sul fronte economico la notizia positiva di ieri è che la produzione industriale italiana nel 2010 è salita del 5,5%, dopo il crollo del 2009. Ma è inutile illudersi. Di questo passo, per molti comparti dell’economia nazionale per tornare ai livelli precrisi bisogna aspettare un periodo che va dal 2013, per i settori più agganciati alla ripresa del commercio mondiale rispetto alle specializzazioni italiane, come le macchine e l’automazione industriale, al 2015 e oltre, per i settori più appesantiti dal persistente ritardo della domanda interna. E’ questo, il quadro realistico dell’economia italiana. Un quadro di persistente fragilità rispetto al nostro diretto concorrente che dovrebbe costituire il nostro costante punto di paragone e riferimento, la Germania che è prima potenza industriale ed esportatrice d’Europa, con l’Italia a seguirla in seconda posizione. E’ un quadro di fragilità confermato in pieno anche dall’ultima rilevazione della Fondazione Nordest, che solo poche settimane fa tra oltre 250 imprese venete rilevava come i saldi d’opinione positivi nel primo trimestre 2011 quanto a produzione, ordini export e utilizzo degli impianti restavano arretrati, rispetto a quelli rilevati a giugno 2010. Proprio laddove si concentra in Italia la maggior densità di piccole e medie imprese industriali esportatrici, in Veneto dove il prodotto industriale procapite supera quello della media nazionale tedesca, si legge meglio che altrove in Italia la vera emergenza che andrebbe posta in cima a tutti gli altri temi dell’agenda politica. Solo mettendo mano a interventi rapidi e immediatamente operativi, si può infatti pensare di dare una mano alla componente dell’economia nazionale che è responsabile del 70% della crescita a breve dell’intero nostro paese, visto che è questo il peso attuale sulla crescita del Pil delle esportazioni manifatturiere. E invece? E’ questa forse davvero, la priorità della politica? Sappiamo tutti quale sia l’amara risposta. La risposta è no. L’agenda di governo italiana da metà dell’anno scorso si è prima progressivamente incartata per la secessione di un pezzo di centrodestra dalla maggioranza. Poi è arrivata in questi ultimi mesi la paralisi piena, per effetto delle nuove indagini della procura di Milano sulle notti di Arcore. Ora, con ogni probabilità da quel che si vede, siamo ormai prossimi a un’esplosione di tensioni senza precedenti. Perché Berlusconi non ci pensa nemmeno a farsi da parte sotto i colpi di quella che considera pura diffamazione sediziosa. La magistratura non arretrerà di un millimetro neanch’essa. Tra poco il premier si troverà esposto alla riapertura e all’avio di ben cinque processi, senza più scudi. E nel frattempo la maggioranza non controlla più alcune decisive commissioni alla Camera, senza le quali può resistere anche bene ai voti di fiducia sin qui susseguitisi, ma di fatto non può legiferare. E’ in questo quadro oggettivo, che è difficile se non impossibile nutrire ottimismo sulla famosa “sferzata all’economia” che Berlusconi aveva preannunciato dieci giorni fa sul Corriere della sera. Prosegui la lettura…

export, liberalizzazioni, macroeconomia , , , , ,

Alcune riflessioni sulle modifiche costituzionali proposte

11 febbraio 2011

Sono tre le reazioni che il disegno di legge di modifica della Costituzione approvato mercoledì in Consiglio dei ministri sta suscitando. Chi è contrario nella sostanza, chi la appoggia, anche se magari non la reputa sufficiente, e chi invece ritiene che sia completamente inutile. Più volte (qui e qui) abbiamo cercato di sostenere che non basta ritenere buona questa proposta solo perché non peggiora la situazione esistente. Anzi, se la lascia sostanzialmente immutata, non è fuori luogo ritenerla una pseudo-riforma o una finzione del fare di cui non si sentiva proprio il bisogno. Se si voleva dare una scossa al sistema economico produttivo, sarebbe stato sufficiente intervenire a livello legislativo e regolamentare per dare respiro, a Costituzione invariata, alle imprese e agli ordini professionali. Non torno quindi sulla scelta della procedura di riforma costituzionale, che può essere letta come indizio di difficoltà politica. Vorrei invece partire da una fictio: ammettiamo scolasticamente che ci sia pure bisogno di una modifica costituzionale. Ammettiamo anche che il ritocco degli artt. 41, 97 e 118 della Costituzione sia un buon inizio per rendere il sistema economico più libero e vediamo se, sul piano costituzionale, qualcosa si muove davvero, o se le modifiche proposte sono sostanzialmente inutili all’interno dello stesso contesto costituzionale, a prescindere dalle scelte di governo esterne a quel contesto. Confrontiamo quindi le disposizioni vigenti con quelle approvate in Consiglio dei ministri (in grassetto le novità). Prosegui la lettura…

diritto, liberalizzazioni, mercato