Ma l’articolo 19 non dice anche che: “Rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità produttiva, nell’ambito:
a) delle associazioni aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale [...]”
Quindi la Fiom avrebbe diritto alla rappresentanza (su iniziativa dei lavoratori).
]]>“Se Gesu’ fosse Tremonti…” sul blog:www.segesufossetremonti.blogspot.com
Buon Anno Italia
Anton
Trovo più realistiche e serie le considerazioni di Seminerio
http://phastidio.net/2010/12/30/fiat-ma-non-spelliamoci-le-mani/
Di STO-RI-CO c’è solo da registrare l’aumento del debito pubblico ed il continuo degrado competitivo dell’economia italiana. Il resto è propaganda e chiacchere.
]]>La svolta, secondo me, si avrà quando le persone saranno felici di andare al lavoro non solo per il semplice fatto di avere un lavoro perché fuori c’è la disoccupazione, ma per il fatto che quel lavoro rappresenta un ruolo sociale degli individui, il cui tempo viene messo a disposizione della collettività per dare ad essa un beneficio. Ma queste persone DEVONO avere anche il tempo di godersi la vita, non possono solo SGOBBARE.
E qui deve intervenire lo stato, che invece assiste alla crisi in silenzio, non ponendosi dubbi sul sistema in vigore, sulla tassazione del lavoro, sulla lotta di classe che sta per rinascere, sulla soluzione del problema (secondo me è la disoccupazione la fonte di tutti i mali e basterebbe perseguire politiche per eliminarla per entrare in un circolo virtuoso – lavoro per tutti – consumi da parte di tutti – ripresa economica).
Buon capodanno a tutti
]]>Vivo nel miracoloso Nord Est.Sono 15 anni che lavoro solo in aziende private (3) con propieta’ a capitale azionario negli States con ruoli via via crescenti in complessita’ e responsabilita’.
Laurea da studente lavoratore.Famiglia, due figli, mutuo ipotecario faticosamente estinto. Passo due settimane al mese all’estero in moltissimi paesi del mondo
Requisiti sufficienti per poter valutare la strategia attuata da Marchionne, con patriottica verve definita Fabbrica Italia, assolutamente’ no.
Ma nemmeno quelli in possesso dei numerosi esperti di politiche industriali che oggi pontificano nei vari quotidiani, sia di destra che di sinistra.
L’accordo” preso” con I sindacati e’ sicuramente positivo ma muove e razionalizza in meglio l’efficienza e l’efficacia della produzione. Ne beniciferanno I costi industriali e poi??
Signori, ho come l’impressione che NON ci SIAMO.
Cerco di argomentare meglio questa mia affermazione con 3 elementi fondamentali:
1o elemento, l’idea; l’idea industriale e’ l’obbiettivo che determina tutte le altre azioni. Produrre in Italia 1.5 milioni di autoveicoli non e’ razionale, anzi irragionevole a meno che’ non ci compriamo un po’ tutti
una seconda o terza auto. I numeri non bleffano; irragionevole che lo share Fiat sul mercato nazionale possa essere piu’ elevato del 35%, a meno di un suicidio collettivo
di tutte le altre case automobilistiche straniere
2o elemento, la condivisione degli obbiettivi; fornire delle generiche indicazioni di investimento senza spiegarne I’ll dettaglio non aiuta nella condivisione e reciprocita’ degli obbiettivi aziendali con le maestranze.
Ossia dire: ” qui faremo la Panda, li andremo a fare un SUV, e poi ventilare o ammiccare alla proposte tedesche per una vendita del marchio Alfa Romeo non aiuta nella contrattazione e condivisione dei target.
3o elemento, costo e flessibilita’della produzione; non puo’ essere l’unico driver. Con I’ll resto del mondo siamo gia’ sconfitti in partenza. I’ll grado di automazione richiesto per essere competitivi nei paesi come I’ll nostro e’ diventato inconciliabile con I’ll ciclo di vita dei prodotti stessi.
Pertanto le cooperazioni e condivisioni dei motori, pianali sono positive se garantiscono anche la flessibilita’ nei modelli futuri, altrimenti le sinergie Fiat Chrysler potranno avere un vantaggio competitivo per poco tempo. Anzi diventeranno poi un vincolo come lo furono per Saab Opel
Per I’ll resto confermo che l’accordo e’ ottimo, e forse e’ I’ll caso di spiegare a molti antagonisti che l’anno scorso a Mirafiori I’ll tasso di assenteismo per malattia fu’ del 7% contro un 4.5% nella media manifatturira piemontese
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