Quando nei mesi scorsi abbiamo scritto che il caso di Pomigliano non riguardava solo gli specifici problemi che si sono addensati nello stabilimento Fiat intitolato a Giambattista Vico, in molti hanno replicato che non era così, e che la nuova Fiat di John Elkann e Sergio Marchionne si limitava a porre un problema specifico per i 18 turni nel solo impianto in cui si concentravano ormai troppi ostacoli, perché si potesse realizzare la necessaria produttività senza esplicite deroghe. Oggi sappiamo che a sbagliare non era chi fin dall’inizio ha spiegato che il referendum a Pomigliano era solo un primo passo di un nuovo cammino. Certo, il primo passo calca un solo scalino. Ma poi, inevitabilmente, altri ne sarebbero seguiti. Domani e dopodomani saranno giorni decisivi. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino auto, Mercato del lavoro auto, Fiat, relazioni industriali
Prima osservazione: per quanto sia incredibile, i governi europei si comportano meglio delle banche, il che è tutto dire. Seconda osservazione: è ormai possibile valutare nel complesso l’effetto aggregato e scomposto di tutte le manovre europee di correzione di finanza pubblica. Terza osservazione: c’erano delle ragioni, per cui l’Italia senza eccessivi rischi sui mercati se l’è potuta cavare facendo meno della media e molto meno di altri. Quarta osservazione: ma se si guada il debito cumulato, per non rischiare l’Italia ha quasi 3 punti di Pil di minor deficit aggiuntivo, da realizzare in 5 anni. Quinta osservazione: e se dalla crisi passiamo al tendenziale complessivo rispetto ai costi potenziali del welfare europeo, allora è meglio che lo capiscano tutti, governi e sindacati ed elettori: il tempo dello Stato grasso è irrimediabilmente finito. A meno di pagare tasse ulteriormente astronomiche, contro le quali gente come noi passerebbe a forme di lotta vera. Non parlo di vetrine rotte, ma alla peggio di emigrare dritti e decisi, verso dove le tasse son più basse e la crescita più alta. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino macroeconomia, spesa pubblica, ue, welfare banche, debito pubblico, stress test, unione europea, USA
Il polverone che si è sollevato attorno a Umberto Veronesi è una triste dimostrazione delle difficoltà in cui si dibatte il nostro paese. Credo di essere stato tra i primi a proporre il nome di Veronesi come presidente dell’Agenzia, proprio su Chicago-blog. La mia idea era che, tendendo la mano al centrosinistra offrendo il posto a un suo uomo, il governo avrebbe rafforzato quella parte del Partito democratico che nel nucleare ci crede non come una panacea ma, laicamente, come una tecnologia di cui è sciocco fare a meno. La provocazione era stata compresa e rilanciata dalla parte del Pdl che riconosce l’importanza di essere bipartisan, in queste cose. La proposta a Veronesi è infine arrivata, ma con che risultati?
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Carlo Stagnaro energia agenzia, Bersani, gabanelli, nucleare, Scajola, veronesi
Premessa: non avrei indicato Umberto Veronesi, alla guida dell’Agenzia per la sicurezza nucleare. Seguito: che il Corriere della sera stronchi oggi Veronesi, dopo averlo ospitato, pubblicando come alfiere della competenza in materia Milena Gabanelli, io lo trovo abbastanza ri-di-co-lo. Conclusione amara: il nucleare sta tornando a essere mera occasione di scontro ideologico, quel che hanno sempre voluto i suoi interessati nemici, sapendo che è la loro solita ma vera e temibile arma segreta per non farlo fare. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino energia Corriere della sera, energia, Italia, nucleare, veronesi