Chi è più corruttore, lo Stato o l’evasore?
Chi è più corruttore, lo Stato o l’evasore? Per me lo Stato. E poiché è un giudizio tagliente, abbisogna di considerazioni adeguate, per non sembrare provocazione o difesa di illegalità. Il punto è che lo Stato, in Italia, è l’illegalità.
Non c’è peggior vizio di quello che si traveste da virtù. Nel campo della morale politica, un terreno assai scivoloso che quasi sempre viene evocato dagli attori dell’azione pubblica per far guadagnare consensi alle proprie posizioni con battute a effetto, non c’è luogo comunque più efficace che invocare “l’interesse collettivo” o l’”interesse generale”, a seconda che il predicatore sia di reminiscenze socialiste oppure un democratico radicale giacobin-roussoiano. In entrambi i casi, l’esperienza pluridecennale mi ha insegnato a diffidare. Mi esaltavo a sentir parlare di interesse generale, quando ero giovane. Dopo un bel pezzo di tempo passato a toccar con mano e studiare ciò che in Italia in concreto si realizza, con la scusa dell’interesse generale, mi si rizzano subito le antenne quando sento le magiche parolette.
Inizio con un po’ di filosofia spicciola, perché la peggior colpa della politica non è affatto, con credono i più, quella di perseguire interessi, bensì proprio di aver abbandonato la filosofia. Più gli interessi rappresentati e perseguiti in politica sono manifesti, meglio è per tutti. Quando evocando gli “interessi generali” si tende a dire che una cosa o l’altra è nell’interesse di tutti, l’assenza di filosofia rende la politica incapace di alcuna dialettica. E dunque si finisce dritti nella deontologia: per cui chi si oppone sta con le le forze del male. E’, anzi, il male.
Nell’Italia di oggi, il ritornello quotidiano è quello contro i famigerati evasori fiscali. I nemici della Repubblica intesa come quella d’Italia, non quell’altra di Largo Fochetti che ogni giorno tende a sussumere la rappresentanza etica della prima. Chiunque non imbracci la tonante scomunica verso gli evasori è sospetto come gli untori nella Milano della peste. Con mio stupore, anche il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, nelle sue considerazioni annuali una settimana fa, ha imbracciato il fucile. “Sono gli evasori, i veri responsabili della macelleria sociale”, ha detto, evocando un’altra formuletta che mi fa accapponare, col suo carico di sangue rappreso da vocabolario barricadiero, più che da banchiere. Mi è bastato criticare duramente lo sciopero dei magistrati – che hanno in automatismo nell’Italia di oggi progressioni di carriera, di retribuzione superiori a quelli dei prefetti – per veder apparire sul mio Chicago-blog una bella reprimenda di signori procuratori che duramente mi incalzavano chiedendo quanto mai guadagnassi e quante tasse pagassi io, visto che osavo criticare loro. Tra la partita IVA e le due società, il 66% del reddito lordo sarà quest’anno, ho risposto. Che ne dite: può bastare, per allontanare da me il sospetto di parlare per fatto personale?
Diciamola fuori dai denti, allora, senza paura di essere considerati politicamente scorretti. Molti cittadini sono in buona fede, quando ripetono a voce spiegata che i signori evasori sono il male del secolo italiano, perché se non ci fossero loro non avremmo il debito pubblico al 118% di Pil né il deficit pubblico annuale, visto che con 100 o 120 miliardi di entrate in più – la stima corrente del mancato gettito da evasione – saremmo oggi in surplus. Ma una classe dirigente seria no, non può dirlo in buona fede. A meno di tre casi. Il primo è che condivida in realtà l’effetto vero che dispiega lo Stato oggi nella società italiana. Il secondo è che ritenga tale effetto un problema secondario, rispetto al fatto che prima tutti devono ottemperare, e solo dopo aver diritto di giudicare ciò che lo Stato è davvero. Il terzo è che in ogni caso lo Stato viene prima, rispetto alla persona.
Parto dal confutare la terza posizione, perché è appunto quella filosofica. Per ogni liberale personalista (idem se per fede è un cristiano e un cattolico), c’è un assunto invalicabile, quello che nella geometria euclidea si definirebbe un postulato. La persona con i suoi diritti naturali – vita, libertà, proprietà – che spettano inviolabilmente in quanto persona e non in quanto garantiti da un qualsivoglia ordinamento, viene prima dello Stato. Di ogni Stato, e di qualunque statuizione del suo diritto positivo.
Intendiamoci bene: ribadire questa primazia della persona e dei suoi diritti naturali sullo Stato non significa affatto desumerne che ciascuno può comportarsi come crede, rispetto agli obblighi di legge. Compresi quelli fiscali, naturalmente. Significa solo che tre secoli di Stato moderno, dai tempi della Glorious Revolution e di Hobbes e Locke, e poi della Rivoluzione francese e di Stati etici rossi e neri nel sanguinoso Novecento, ci hanno insegnato il dovere a stare sempre sul chi vive, di fronte a ogni pretesa di “interesse generale” avanzata e affermata dallo Stato. E a sempre, quotidianamente e incessantemente, porci il problema, se per caso i diritti inviolabili della persona non ne risultino coartati, calpestati e denegati.
Se e per chi vale questo postulato, prendiamo infine la questione dell’evasione per le corna, entriamo nel merito. Alla domanda: chi è più corruttore, nell’Italia di oggi? Gli evasori? Oppure lo Stato? La mia risposta è netta: lo Stato. Non dipende affatto, tale opinione, dalla diffidenza verso lo Stato annessa al postulato numero uno di cu sopra. Dipende da una fatturale e concreta analisi di che cosa in concreto lo Stato faccia, oggi, nella società italiana, coi 53 punti di PIL destinati nel 2009 in spesa pubblica, e i suoi 47 punti di Pil di entrate fiscali tributarie, contributive, e a titolo diverso.
I 25 punti di Pil che vanno in sanità, assistenza e istruzione, disegnano di fronte a noi la seguente realtà. Una sanità gravata da pesantissime intromissioni politiche e partitiche, vastissime inefficienze sui costi a fronte della impari qualità offerta sul territorio, ritardi intollerabili – fino ad anni interi – nei pagamenti ai fornitori. Se la commissione per il federalismo fiscale adotterà come standard il livello costi-efficienza della regione Lombardia, si risparmierebbero 18 miliardi su 125 del fondo sanitario nazionale. Se invece si adotterà come standard quello della media di quattro Regioni, Veneto Emilia e Toscana oltre alla Lombardia per non imporre rientri energici a Lazio e Sud dove si concentra il problema, ecco che i risparmi e le maggiori efficienze si ridurranno a 2,4 miliardi. E il federalismo fiscale, a quel punto, sarà presa pei fondelli dopo 20 anni di polemiche.
Quanto all’istruzione, a furia di privilegiare gli insegnanti da assumere sulla qualità del servizio, e a furia di incentrare sulla scuola di Stato invece che sulla libera scelta delle famiglie l’allocazione delle risorse per premiare la migliore offerta formativa, il quadro è quello che ci vede perdenti in tutte le graduatorie internazionali. Nel welfare, l’ipertutela ai lavori dipendenti a tempo determinato taglia fuori giovani e donne, e ha imposto un doppio status dal quale non si esce con meno flessibilità ma con tutele nella flessibilità a chi non le ha, con meno privilegi a chi troppi ne ha goduto. La famiglia e la fecondità sono i nemici pubblici numeri uno del fisco e del welfare italiano: dovunque in Europa, con sistemi diversi, esse sono scoraggiate assai meno che in Italia., e ne va appunto dei diritti naturali di persone e famiglie, oltre che della sostenibilità dei conti intergenerazionali del nostro Paese. Idem dicasi del 16% di Pil speso in pensioni, con generazioni a venire per le quali il tasso di sostituzione dei nuovi trattamenti sarà anche di 20 punti inferiore a quello delle generazioni precedenti, senza che il fisco senta la necessità di premiare energicamente forme aggiuntive di impiego del risparmio a questo fine. Degli 11 punti di Pil spesi in stipendi ai pubblici dipendenti, voglio solo dire che da anni sono tutti d’accordo sulla bassa produttività delle logiche gestionali di una pubblica amministrazione che ci impone le posizioni più arretrate in ogni graduatoria internazionale, sui tempi delle procedure, licenze, gare e concessioni, come su sprechi e inefficienze dalle 600mila e oltre auto blu, agli emolumenti insopporabilmente elevati dei 250mila politici di professione.
Non è un caso e tanto meno frutto di deficienza antropologica dei loro cittadini, che il più dell’evasione fiscale, sull’IVA come sui redditi personali e d’impresa come sui contributi previdenziali, secondo ogni serio studio nazionale e internazionale, si annidi in 6 Regioni italiane del Sud, a cominciare da Calabria e Basilicata, Puglia, Campania e Sicilia. Sono le aree del Paese in cui politica e Stato hanno avuto la pretesa in 65 anni di esercitare il massimo dell’intermediazione discrezionale dei redditi locali, attraverso trasferimenti diretti alle persone e alle imprese a fondo perduto, con la scusa dello sviluppo e del gap da sanare che è rimasto invece totalmente insanato, mentre la Germania in 20 anni risolveva i due terzi delle disparità di reddito procapite tra Est e Ovest. Il risultato è sotto i nostro occhi. Sono lo Stato e la politica, a Sud, con loro logiche di patronnage clientelare, intromissivo e discrezionale,ad aver radicato il male dell’illegalità diffusa.
Per tutto questo penso, dico e ribadisco che in Italia oggi la corruzione è lo Stato, non gli italiani. La lezione di decine di Paesi, avanzati e in via di sviluppo, è che dovunque uno Stato sia meno intrusivo ed esoso, dovunque l’adesione spontanea dei cittadini all’ordinamento, alle leggi e alle tasse, migliora e si innalza. Chiunque dica che sono gli italiani a doversi vergognare, chiunque ripete la balla che le tasse sono alte perché ci sono gli evasori – un falso assoluto, se gli evasori pagassero le tasse non scenderebbero, salirebbe solo la pressione fiscale che da noi ha sempre inseguito la spesa pubblica crescente decisa dalla politica, per sfamare se stessa e i suoi apparati – chiunque divida gli italiani in una costante guerra civile tra redditi dipendenti soggetti alla tasse ed autonomi e professionisti invece evasori certi e conclamati, chiunque faccia questo, se appartiene alla classe dirigente consapevole dei numeri italiani, non può essere che in malafede. Sognare ancora più Stato dimenticando che da noi sarebbe solo più corruttore e inefficiente. Oppure, semplicemente, ha paura di chi esercita il potere protempore, e preferisce scomunicare gli evasori invece dei politici.
7 giugno 2010 fisco


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Caro Giannino,
mi viene voglia di cominciare ad evadere.
Qui si fanno troppi ragionamenti astratti e solo poche persone sui vari blog dicono cose sensate (qui per fortuna la percentuale è più alta).
Quando si parla di evasione si ignorano quali sono le problematiche delle piccole e medie imprese o dei professionisti, che spesso, aldilà dei casi eccezionali, sono in situazioni marginali.
In queste categorie per la verità ci sono poche persone con lo yacht mentre ce ne sono molte che a fine mese devono decidere se pagare il leasing del macchinario o no.
Fintanto che parliamo dell’evasione come di un problema creato dall’idraulico non si va da nessuna parte.
Del problema ti rendi conto solo se ti metti in proprio e spesso è una scelta obbligata quando non hai avuto la fortuna di imbucarti in qualche ente pubblico.
Io non so come viene calcolata l’evasione e mi fa un po’ ridere il fatto che essa possa essere 120 miliardi (e perchè non 110 o 130?), ma non vorrei che questo calcolo sia il capro espiatorio di tutti i mali italiani (e magari si scopre che l’evasione è 20miliardi).
Leggo spesso il Suo blog, ho letto il Sacco del Nord e mi sono formato un convincimento.
Ma se io come padre di famiglia ho ridotto il mio tenore di vita del 20% a causa della crisi, perchè lo stato continua con queste menate dell’incremento del 3% del 4% del 3,6%? Perchè non sento dire la spesa pubblica si riduce del 5%?
Perchè si parla di bloccare il debito e non si parla di ridurlo in cifra assoluta?
Perchè si parla di recupero dell’evasione prima di riduzione delle spese? E se non la recuperi? E se non è 120 miliardi?
Perchè la germania che sta meglio di noi finanziariamente e a livello di pil totale e procapite licenzia gli statali e noi invece stiamo a discutere degli impiegati della regione sicilia?
Perchè un giudice rinvia l’udienza al 2013 e il mio cliente ha il tempo per sparire senza pagarmi?
Perchè il medico dell’ospedale fa 5 visite al giorno e appuntamenti a 6 mesi, ma se vai privatamente trovi 20 pazienti?
Perchè n. x impiegati dell’agenzia delle entrate impiegano 5 anni a controllare 20 milioni di dichiarazioni fiscali che n. 50 mila commercialisti redigono in 2 mesi di lavoro?
Perchè il costo di produzione di una tac è 100 in lombardia e 300 in sicilia?
Perchè l’impiegato del comune mi ha fatto aspettare 15 minuti davanti alla sua scrivania per parlare con la moglie al tel. e alla fine mi ha detto sono le 11.31 è iniziato lo sciopero?
Perchè il palazzo dell’INPS ha tutte le luci accese per tutta la notte (stanno lavorando)?
Perchè un tale funzionario del quirinale da 300000 euro e poco lavoro ha l’audi a6 da 50000 euro con autista targata EA…. mentre un dirigente d’azienda che lavora il quadruplo gli danno la serie 3 da 40000 e se la guida da solo?
Perchè la manovra non prevede il taglio del 50% degli stipendi di tutti i politici dal presidente all’ultimo consigliere circoscrizionale?
Perchè tutti vogliono fare politica e spendono anche dei soldi per la campagna elettorale visto che la politica è sacrificio?
Perchè nessuno dice che in Italia servono solo due auto blu: una per Berlusconi e una per Napolitano?
Perchè la compagna di un deputato ha il rimborso delle spese mediche della clinica e una donna incinta deve pagarsi l’ecografia privata altrimenti l’appuntamento è dopo 10 mesi?
Perchè lo stipendio del governatore Draghi (e dei presidenti, funzionari e dirigenti delle authority), cioè lo stesso che parla di evasione come macelleria sociale, non subisce il taglio del 10% previsto dalla manovra?
Perchè l’ex governatore di banca d’italia, l’ex presidente della camera, l’ex presidente della repubblica devono avere a vita ufficio, auto e scorta pagati?
Se tra il pubblico impiego esiste una certa percentuale (alta) di parassiti, ritengo logico che restituiscano in tasse il 40% di quello che lo stato gli regala.
Chi produce guadagna del proprio lavoro e la cosa è un po’ diversa.
Una cosa è certa. Tutte queste persone pagano sicuramente le tasse fino all’ultimo centesimo.
Facciamo a cambio di lavoro. A queste condizioni le voglio pagare tutte anche io.
Vorrei aggiungere che forse non dovremmo pensare che gli evasori siano solo artigiani ,commercianti, e liberi professionisti vari, ma anche una grande quantità di lavoratori dipendenti che fanno comunque il doppio lavoro sicuramente tutto in nero,ne ho conosciuti molti nella mia vita, e sicuramente tutto cio avviene perchè vi è una pressione fiscale asfissiante e lo stato non ti lascia a sufficenza di che vivere.
Tutto ciò porterà inevitabilmente a una guerra civile o a una rivoluzione, quando la gente comune non avrà di che sopravivere, e in un contesto del genere le varie caste ci sguazzeranno e alla fine di tale rivoluzione tutto ripartirà per tornare come prima.
Non oso pensare al futuro dei nostri figli.
saluti.
Il vero evasore è lo stato. Quando si è di fronte ad una simile sperequazione di risorse pubbliche è inutile persino mettersi a calcolare l’ammontare dell’evasione fiscale. In un’azienda nessun amministratore tirerebbe il collo oltremodo alla produzione o alle vendite disinteressandosi dell’ufficio acquisti che prende la stecca sugli approvvigionamenti.