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	<title>Commenti a: Il caso Glaxo e il buco sulla ricerca</title>
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	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
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		<title>Di: lucia</title>
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		<dc:creator>lucia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 15:34:16 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;a href=&quot;#comment-5081&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;@mario fuoricasa &lt;/a&gt;</description>
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		<title>Di: Floriano Bonfigli</title>
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		<dc:creator>Floriano Bonfigli</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 00:20:19 +0000</pubDate>
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		<description>Credo che, se Glaxo lascia l’Italia ed altri se ne stanno alla larga da noi, sia anche una questione di “ecosistemi”. Infatti, i centri di ricerca delle multinazionali tendono a passare da un ecosistema ad un altro divenuto più conveniente. In breve, un ecosistema è un luogo fisico dove la creazione d’impresa, quindi di posti di lavoro e benessere, si alimenta da sè. Questo ha al massimo una dimensione di carattere regionale.

Affinchè la prima miccia si accenda occorrono diversi ingredienti, tra gli altri:
-una multinazionale, appunto, che insedii un proprio centro di ricerca in loco
-un’università nei pressi che si rispetti e che abbia libertà di stringere alleanze con la multinazionale stessa
-ricercatori e professori della stessa università che abbiano la libertà e la convenienza di creare aziende attorno alle loro attività di ricerca
-un luogo piacevole da vivere, in modo che ricercatori (e relative mogli) abbiano un motivo in più per trasferirsi
-una rete che metta in collegamento l’ecosistema con gli altri in giro per il mondo.
A questo punto, è probabile che la multinazionale trovi uteriori opportunità di fare affari stando in quel luogo, che quindi ritiene non dover abbandonare. Ed altre potrebbero arrivare.

Ovviamente, nessuno ha la ricetta magica affinchè ciò possa sempre e comunque avvenire. Avrebbe già vinto diversi Nobel. Però, questo è quello di cui si discute negli USA, come replicare altrove i modelli della californiana Silicon Valley o della Route 128 di Boston e Cambridge.
E’ vero anche che, pure in Europa, c’è chi si mette attorno ad un tavolo e cerca di suggerire politiche di respiro europeo che vadano nella stessa direzione.

Ho avuto la possibilità di partecipare dal vivo ad un workshop su questi temi al MIT di Boston e di leggere il documento relativo alle politiche suggerite per l’Europa. Con modestia, rimando al mio sito per chi volesse approfondire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che, se Glaxo lascia l’Italia ed altri se ne stanno alla larga da noi, sia anche una questione di “ecosistemi”. Infatti, i centri di ricerca delle multinazionali tendono a passare da un ecosistema ad un altro divenuto più conveniente. In breve, un ecosistema è un luogo fisico dove la creazione d’impresa, quindi di posti di lavoro e benessere, si alimenta da sè. Questo ha al massimo una dimensione di carattere regionale.</p>
<p>Affinchè la prima miccia si accenda occorrono diversi ingredienti, tra gli altri:<br />
-una multinazionale, appunto, che insedii un proprio centro di ricerca in loco<br />
-un’università nei pressi che si rispetti e che abbia libertà di stringere alleanze con la multinazionale stessa<br />
-ricercatori e professori della stessa università che abbiano la libertà e la convenienza di creare aziende attorno alle loro attività di ricerca<br />
-un luogo piacevole da vivere, in modo che ricercatori (e relative mogli) abbiano un motivo in più per trasferirsi<br />
-una rete che metta in collegamento l’ecosistema con gli altri in giro per il mondo.<br />
A questo punto, è probabile che la multinazionale trovi uteriori opportunità di fare affari stando in quel luogo, che quindi ritiene non dover abbandonare. Ed altre potrebbero arrivare.</p>
<p>Ovviamente, nessuno ha la ricetta magica affinchè ciò possa sempre e comunque avvenire. Avrebbe già vinto diversi Nobel. Però, questo è quello di cui si discute negli USA, come replicare altrove i modelli della californiana Silicon Valley o della Route 128 di Boston e Cambridge.<br />
E’ vero anche che, pure in Europa, c’è chi si mette attorno ad un tavolo e cerca di suggerire politiche di respiro europeo che vadano nella stessa direzione.</p>
<p>Ho avuto la possibilità di partecipare dal vivo ad un workshop su questi temi al MIT di Boston e di leggere il documento relativo alle politiche suggerite per l’Europa. Con modestia, rimando al mio sito per chi volesse approfondire.</p>
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		<title>Di: Marco Bonaccorsi</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2010/02/11/il-caso-glaxo-e-il-buco-sulla-ricerca/comment-page-1/#comment-5088</link>
		<dc:creator>Marco Bonaccorsi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 22:41:37 +0000</pubDate>
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		<description>Sublime .</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sublime .</p>
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	<item>
		<title>Di: Raffaele</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2010/02/11/il-caso-glaxo-e-il-buco-sulla-ricerca/comment-page-1/#comment-5085</link>
		<dc:creator>Raffaele</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 21:57:42 +0000</pubDate>
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		<description>Che la ricerca nel nostro paese non sia assolutamente considerata, se non come ritornello da citare sulla necessità della innovazione, è un dato sotto gli occhi di tutti.
La struttura industriale del paese è stata smantellata con la delocalizzazione produttiva, con la motivazione che il costo del lavoro da noi è eccessivo e quindi conviene produrre a costi inferiori mantenendo la parte nobile: la progettazione in Italia.
Adesso ci accorgiamo che la rinuncia aprodurre non basta più ma che anche la ricerca può essere delocalizzata. Se viene a mancare lo stimolo innovatore della grande impresa che fa partecipare la PMI a parte dei suoi grandi progetti si ferma anche quel poco di circolazione di idee e di mezzi che esisteva.
Le piccole imprese non hanno bisogno di soldi a pioggia per fare innovazione ma di un contesto che le consenta di avere maggiori certezze sul ritorno degli investimenti e di meccanismi di collegamento tra chi ha le idee e chi le trasforma in merce o servizi.
Corollario è una fiducia nel futuro che in generale si è persa.
Ma la decisione di Glaxo di chiudere i laboratori di ricerca, non solo in Italia, scopre una delle altre ipocrisie cioè il belletto di impresa a responsabilità sociale di cui si è fatta vanto.
Se andate a visitare il sito di Glaxo www.gsk.it trovate queste affermazioni:
&quot;Tutto questo fa di GSK un&#039;azienda consapevole del proprio ruolo nello sviluppo economico e sociale della comunità in cui opera e cui appartiene. Per questo, oltre a svolgere responsabilmente le proprie attività caratteristiche d&#039;impresa, GSK partecipa allo sviluppo sociale della comunità attraverso collaborazioni e progetti con istituzioni e terzo settore.&quot;
Potete trovare copia del codice etico in cui si afferma che:
&quot;Suscitare la cooperazione tra gli stakeholder significa tenere conto delle legittime
aspettative di ciascuno in vista di un fine: la cooperazione sarà tanto più efficiente
quanto più ciascun interlocutore si sentirà trattato in modo equo e vedrà il suo
impegno orientato ad uno scopo valido.
Per questo GSK vuole essere conosciuta e riconosciuta come un’impresa equa, che
bilancia le aspirazioni di ciascuno al fine di garantire l’interesse reciproco ed il sostegno
di tutti al perseguimento della missione.
Il codice etico stabilisce i principi in base ai quali deve realizzarsi il corretto equilibrio
tra le aspettative degli stakeholder.&quot;
Tra gli Stakeholders ci sono proprietà, collaboratori e collettività, quindi quelle comunità che dipendono dalla presenza dell&#039;impresa.
Potete leggere per intero questo interessante documento qui:
http://www.gsk.it/attach/content/172/COD_ETICO_it.pdf
La CSR è sempre stata una attività ammirevole ma  sovente costituisce un mantello ipocrita con cui si veste una realtà molto meno presentabile.
Cosa significa chiudere i laboratori di ricerca perché non vuoi più investire nelle neuroscienze? la decisione può anche essere giusta ma devi fare un progetto di riconversione, devi decidere che cosa ne vuoi fare delle capacità, del bilancio di conoscenze che è stato creato nelle persone che ti hanno fatto crescere in questi anni.
Una impresa minimamente responsabile non può lasciare sul territorio i resti della sua azione siano essi scarti di lavorazione o persone aspettando che intervenga la collettività a sistemare le cose. Anche questa è CSR.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che la ricerca nel nostro paese non sia assolutamente considerata, se non come ritornello da citare sulla necessità della innovazione, è un dato sotto gli occhi di tutti.<br />
La struttura industriale del paese è stata smantellata con la delocalizzazione produttiva, con la motivazione che il costo del lavoro da noi è eccessivo e quindi conviene produrre a costi inferiori mantenendo la parte nobile: la progettazione in Italia.<br />
Adesso ci accorgiamo che la rinuncia aprodurre non basta più ma che anche la ricerca può essere delocalizzata. Se viene a mancare lo stimolo innovatore della grande impresa che fa partecipare la PMI a parte dei suoi grandi progetti si ferma anche quel poco di circolazione di idee e di mezzi che esisteva.<br />
Le piccole imprese non hanno bisogno di soldi a pioggia per fare innovazione ma di un contesto che le consenta di avere maggiori certezze sul ritorno degli investimenti e di meccanismi di collegamento tra chi ha le idee e chi le trasforma in merce o servizi.<br />
Corollario è una fiducia nel futuro che in generale si è persa.<br />
Ma la decisione di Glaxo di chiudere i laboratori di ricerca, non solo in Italia, scopre una delle altre ipocrisie cioè il belletto di impresa a responsabilità sociale di cui si è fatta vanto.<br />
Se andate a visitare il sito di Glaxo <a href="http://www.gsk.it" rel="nofollow">http://www.gsk.it</a> trovate queste affermazioni:<br />
&#8220;Tutto questo fa di GSK un&#8217;azienda consapevole del proprio ruolo nello sviluppo economico e sociale della comunità in cui opera e cui appartiene. Per questo, oltre a svolgere responsabilmente le proprie attività caratteristiche d&#8217;impresa, GSK partecipa allo sviluppo sociale della comunità attraverso collaborazioni e progetti con istituzioni e terzo settore.&#8221;<br />
Potete trovare copia del codice etico in cui si afferma che:<br />
&#8220;Suscitare la cooperazione tra gli stakeholder significa tenere conto delle legittime<br />
aspettative di ciascuno in vista di un fine: la cooperazione sarà tanto più efficiente<br />
quanto più ciascun interlocutore si sentirà trattato in modo equo e vedrà il suo<br />
impegno orientato ad uno scopo valido.<br />
Per questo GSK vuole essere conosciuta e riconosciuta come un’impresa equa, che<br />
bilancia le aspirazioni di ciascuno al fine di garantire l’interesse reciproco ed il sostegno<br />
di tutti al perseguimento della missione.<br />
Il codice etico stabilisce i principi in base ai quali deve realizzarsi il corretto equilibrio<br />
tra le aspettative degli stakeholder.&#8221;<br />
Tra gli Stakeholders ci sono proprietà, collaboratori e collettività, quindi quelle comunità che dipendono dalla presenza dell&#8217;impresa.<br />
Potete leggere per intero questo interessante documento qui:<br />
<a href="http://www.gsk.it/attach/content/172/COD_ETICO_it.pdf" rel="nofollow">http://www.gsk.it/attach/content/172/COD_ETICO_it.pdf</a><br />
La CSR è sempre stata una attività ammirevole ma  sovente costituisce un mantello ipocrita con cui si veste una realtà molto meno presentabile.<br />
Cosa significa chiudere i laboratori di ricerca perché non vuoi più investire nelle neuroscienze? la decisione può anche essere giusta ma devi fare un progetto di riconversione, devi decidere che cosa ne vuoi fare delle capacità, del bilancio di conoscenze che è stato creato nelle persone che ti hanno fatto crescere in questi anni.<br />
Una impresa minimamente responsabile non può lasciare sul territorio i resti della sua azione siano essi scarti di lavorazione o persone aspettando che intervenga la collettività a sistemare le cose. Anche questa è CSR.</p>
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	<item>
		<title>Di: Giorgio Ventre</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2010/02/11/il-caso-glaxo-e-il-buco-sulla-ricerca/comment-page-1/#comment-5082</link>
		<dc:creator>Giorgio Ventre</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 18:29:28 +0000</pubDate>
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		<description>Solo per complimentarmi per questa analisi davvero precisa e realistica della situazione della ricerca industriale in Italia. E complimenti anche per avere enfatizzato alcuni problemi: dalla frammentazione delle competenze tra i ministeri al problema della ricerca nel comparto Difesa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Solo per complimentarmi per questa analisi davvero precisa e realistica della situazione della ricerca industriale in Italia. E complimenti anche per avere enfatizzato alcuni problemi: dalla frammentazione delle competenze tra i ministeri al problema della ricerca nel comparto Difesa.</p>
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	<item>
		<title>Di: mario fuoricasa</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2010/02/11/il-caso-glaxo-e-il-buco-sulla-ricerca/comment-page-1/#comment-5081</link>
		<dc:creator>mario fuoricasa</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 18:09:35 +0000</pubDate>
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		<description>Gent. Giannino

Condivido l&#039;impianto del post e le ragioni sostenute in generale. Questi sono problemi reali.

L&#039;Italia, se non si cambia, è destinata a diventare un deserto popolato da pubblici impiegati.
Chissà come se la riderebbe Schumpeter. &quot;Ve l&#039;avevo detto!!&quot;

In margine alle povere case farmaceutiche c&#039;e&#039; da considerare che comunque nel tempo si sono ben adattate.
Ci sono vari modi per sopravvivere. Uno e&#039; quello di tenere inflazionati i listini dei prodotti, non ne ho mai visto uno diminuire, si sa che altrimenti non si riuscirebbe a stare in piedi facendo pagare allo stato meno della metà del doppio.
Infatti al dettaglio nel &quot;libero&quot; mercato delle farmacie gli stessi prodotti vengono venduti si allo stesso prezzo facciale, ma viene spesso consegnata una ulteriore pari quantità come omaggio magari con comodo pagamento a 365 giorni.
Lo dico fatture alla mano!

Per quanto riguarda il click day siamo arrivati all&#039;incompetenza più plateale. Si vede che ai membri degli staff giuridici presso il MEF s&#039;è tramutato il cervello in pappa.
Ben ha fatto il giudice a riconoscere il diritto dei ricorrenti.
Il click come metodologia è illegittimo e questo già basterebbe.
Ma ricordo che il click è pesantemente influenzato dalle latenze di comunicazione e di switching per cui un click a Trento o a Roma nel medesimo istante fa una grande differenza (questione di fisica).
&quot;Involontariamente&quot; si è creata una oggettiva disparità tra aventi lo stesso diritto a concorrere.

mario fuoricasa</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gent. Giannino</p>
<p>Condivido l&#8217;impianto del post e le ragioni sostenute in generale. Questi sono problemi reali.</p>
<p>L&#8217;Italia, se non si cambia, è destinata a diventare un deserto popolato da pubblici impiegati.<br />
Chissà come se la riderebbe Schumpeter. &#8220;Ve l&#8217;avevo detto!!&#8221;</p>
<p>In margine alle povere case farmaceutiche c&#8217;e&#8217; da considerare che comunque nel tempo si sono ben adattate.<br />
Ci sono vari modi per sopravvivere. Uno e&#8217; quello di tenere inflazionati i listini dei prodotti, non ne ho mai visto uno diminuire, si sa che altrimenti non si riuscirebbe a stare in piedi facendo pagare allo stato meno della metà del doppio.<br />
Infatti al dettaglio nel &#8220;libero&#8221; mercato delle farmacie gli stessi prodotti vengono venduti si allo stesso prezzo facciale, ma viene spesso consegnata una ulteriore pari quantità come omaggio magari con comodo pagamento a 365 giorni.<br />
Lo dico fatture alla mano!</p>
<p>Per quanto riguarda il click day siamo arrivati all&#8217;incompetenza più plateale. Si vede che ai membri degli staff giuridici presso il MEF s&#8217;è tramutato il cervello in pappa.<br />
Ben ha fatto il giudice a riconoscere il diritto dei ricorrenti.<br />
Il click come metodologia è illegittimo e questo già basterebbe.<br />
Ma ricordo che il click è pesantemente influenzato dalle latenze di comunicazione e di switching per cui un click a Trento o a Roma nel medesimo istante fa una grande differenza (questione di fisica).<br />
&#8220;Involontariamente&#8221; si è creata una oggettiva disparità tra aventi lo stesso diritto a concorrere.</p>
<p>mario fuoricasa</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Gigi</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2010/02/11/il-caso-glaxo-e-il-buco-sulla-ricerca/comment-page-1/#comment-5079</link>
		<dc:creator>Gigi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 16:21:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=5133#comment-5079</guid>
		<description>Complimenti (purtroppo) per l&#039;articolo. E&#039;  fatto benissimo e mette il dito nella vera piaga italiana (aperta da almeno 20 anni). 
Il problema è che all&#039;orizzonte non vedo cambiamenti ma solo incompetenti al posto sbagliato per nomina politica e con orizzonte temporale di massimo una legislatura (nei casi più lungimiranti).
Sono completamente d&#039;accordo sulla mancanza di un piano industriale nazionale: se lo stato non tesse una strategia nazionale quadro, non può svilupparsi al suo interno nessun business duraturo. E&#039; un po la storia italiana che ha portato, salvo alcune brillanti eccezioni, ad avere molti affaristi e pochi imprenditori.
Sono pessimista.....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Complimenti (purtroppo) per l&#8217;articolo. E&#8217;  fatto benissimo e mette il dito nella vera piaga italiana (aperta da almeno 20 anni).<br />
Il problema è che all&#8217;orizzonte non vedo cambiamenti ma solo incompetenti al posto sbagliato per nomina politica e con orizzonte temporale di massimo una legislatura (nei casi più lungimiranti).<br />
Sono completamente d&#8217;accordo sulla mancanza di un piano industriale nazionale: se lo stato non tesse una strategia nazionale quadro, non può svilupparsi al suo interno nessun business duraturo. E&#8217; un po la storia italiana che ha portato, salvo alcune brillanti eccezioni, ad avere molti affaristi e pochi imprenditori.<br />
Sono pessimista&#8230;..</p>
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