Lo spirito ribassista
Lo scorso anno c’era modo di guadagnare molto comprando le azioni e le obbligazioni private. Lo scorso anno si poteva guadagnare – dopo marzo – prendendo delle posizioni “lunghe”. La gran parte degli operatori non ha venduto le azioni ed ha comprato le obbligazioni pubbliche e private. Quest’anno sta prendendo corpo un comportamento opposto.
Si prendono le posizioni “corte”. Ossia, ci si fa prestare i titoli, li si vende, contando di ricomprarli ad un prezzo inferiore per poi renderli a chi li aveva prestati. Oppure, si vendono i titoli che si hanno e si aspetta di comprarli ad un prezzo inferiore. Il comportamento opposto lo si può spiegare, perché lo spazio di rivalutazione delle azioni e delle obbligazioni si è ridotto. I prezzi per salire ancora avrebbero bisogno di segni inequivocabili di una forte ripresa, su cui i più sono ormai diventati scettici. Comincia così ad emergere lo spirito ribassista.
I mercati finanziari amano affermare che sono loro che “scoprono il gioco” – di solito quello dei politici. Ossia che riportano i prezzi ai valori. Quest’anno le cose sembrano messe in modo che si comincerà a saggiare la tenuta dei prezzi a partire dalle obbligazioni dei paesi minori in Europa.
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5 febbraio 2010 finanza, macroeconomia


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La cosa bella è che bastava Ec 10 o leggere Chicago blog per fare un pò di soldi. Per chi, ovviamente, ne aveva/ha ancora.
“Global warming” e “green shoots” erano i temi del 2009. Fuori nevica ed i mercati flettono.
I mercati azionari si erano presi una vacanza dall’economia reale grazie agli stimoli pubblici. Si parla tanto di ripresa, ma finora l’unica cosa che ho visto riprendersi sono le materie prime, e questo fa pensare che un real resource crunch stagflazionistico sia una possibilitĂ . Non ho grande esperienza con gli indicatori lead, però non ho visto finora particolari ragioni di ottimismo. La cattiva notizia è che questo invece di spingere a correggere la rotta spingerĂ ad ulteriori interventismi: la politica economica si ciba di sĂ© stessa.