31 gennaio 2010 liberismo dan mitchell, stimoli, USA
A forza di confrontarci punti d’incontro si trovano, concordo!
Come al solito un “bravo!” ad Andrea Giuricin per aver smascherato la fallacia di una misura assolutamente populista voluta dalla signora Merkel e dalla sua CDU (l’FDP ha nicchiato, ma poi si è piegata) e che pure – stando ad un recente servizio del Corriere della Sera- sarebbe sinonimo di quel modello tedesco da seguire a tutti i costi. Una breve chiosa. Il problema dei costi scaricati in particolare su alcuni vettori e non su altri con un’evidente distorsione della concorrenza è sicuramente l’aspetto principale della tassa. Ce n’è poi ancora un altro. Quello legato alla lotta per la riduzione delle emissioni. La finalitĂ della tassa è conclamatamente ambientalista, perchè dovrebbe costituire una sorta di internalizzazione dei costi di emissione in capo ai passeggeri (a parte i bambini, chissĂ perchè). Peccato però che l’introduzione della tassa abbia l’effetto di tassare maggiormente chi effettua tratte meno lunghe, con il risultato che chi viaggia da Berlino a New York e meno tassato di chi viaggia da Berlino a Stoccarda. Si tratta di una sorta di disincentivo all’uso dell’aereo per i voli interni, in modo da avvantaggiare Deutsche Bahn, che per i suoi prezzi astronomici subisce una forte concorrenza da parte delle compagnie aeree.
La scelta della Cancelliera Merkel è davvero un pugno allo stomaco ai tanti che in questo blog professano uno stato liberale con riduzione dell’imposizione fiscale e tagli alla spesa pubblica per rilanciare l’economia. I tagli alla spesa pubblica ci sono ma di riduzione delle tasse neanche l’ombra, strano!
@MassimoF. Questa interpretazione dell’equilibrio generale (con informazione incompleta ma simmetrica) è erronea.
L’equilibrio generale è un costrutto dove ogni problema di coordinazione e ogni deviazione dal percorso ottimale è escluso per definizione.
E’ quindi un costrutto teorico dove:
1. Ogni individuo conosce perfettamente l’intera struttura del sistema. 2. Ogni individuo è in grado di calcolare la strategia ottima. 3. Non esistono costi di transazione e quindi ogni mercato è perfettamente liquido e non ci sono problemi di comportamento opportunistico.
Se queste ipotesi fossero vere, un pianificatore onnisciente sicuramente riuscirebbe a pianificare il sistema economico e ha ottenere l’ottimo paretiano, rispettando o meno le dotazioni iniziali degli individui.
Il punto è che queste ipotesi non sono vere, e dunque usare l’equilibrio generale per pianificare l’economia è impossibile perchĂ© l’economia reale non ha nulla a che fare con l’equilibrio generale.
Però il pianificatore non deve imitare l’economia reale – se è onnisciente, infatti è sufficiente che usi le equazioni di equilibio generale. Il risultato, sotto queste ipotesi, sarebbe anche migliore di quello del mercato. E’ vero che non potrebbe imitare il mercato, ma perchĂ© potrebbe fare molto meglio.
L’equilibrio generale è un costrutto utile nell’investigare situazioni economiche dove non si è interessati a problemi di coordinazione. Non è in genere utile per capire l’economia monetaria (e infatti in equilibrio generale la moneta è inutile ed è spinta a forza nel modello con ipotesi ad hoc).
Può essere utile invece per altri tipi di problemi: effetti delle tasse nel lungo termine, sostituzioni tra beni in caso di variazioni tecnologiche, relazioni commerciali internazionali. Ogni volta che gli individui non hanno problemi a coordinarsi, fanno qualcosa di simile all’equilibrio generale.
Quindi anche se ho tutte le informazioni…
Ne deduco che la critica di Mises vale anche nel caso di un Pianificatore Onnisciente.
Peccato, pensavo che un Pianificatore Onnisciente attenuasse il problema misesiano.
Così come un Pianificatore Santo riduce il problema posto dai neoclassici.
Di sicuro a suon di banda larga e terabit un passettino verso l’ onniscienza lo facciamo. La SantitĂ , per contro, è lontana anni luce, adesso come e piĂą di allora.
Hai firmato i referendum contro la “privatizzazione” dell’acqua?
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