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	<title>Commenti a: Religione pubblica e minareti privati</title>
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	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
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		<title>Di: bill</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/30/religione-pubblica-e-minareti-privati/comment-page-1/#comment-3631</link>
		<dc:creator>bill</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 18:25:53 +0000</pubDate>
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		<description>Oh, se è per i referendum non rispettati (in Italia, non in Svizzera), me ne vengono in mente due: il finanziamento pubblico dei partiti e la responsabilità civile dei magistrati.
Quindi, il problema non è di dare addosso ad un partito, in questo caso la Lega perchè ha il ministero dell&#039;agricoltura, piuttosto che ad un altro. Provate a proporre la RC per i magistrati (cosa oltretutto sacrosanta) un&#039;altra volta, così vediamo cosa succede..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Oh, se è per i referendum non rispettati (in Italia, non in Svizzera), me ne vengono in mente due: il finanziamento pubblico dei partiti e la responsabilità civile dei magistrati.<br />
Quindi, il problema non è di dare addosso ad un partito, in questo caso la Lega perchè ha il ministero dell&#8217;agricoltura, piuttosto che ad un altro. Provate a proporre la RC per i magistrati (cosa oltretutto sacrosanta) un&#8217;altra volta, così vediamo cosa succede..</p>
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		<title>Di: Cachorro Quente</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/30/religione-pubblica-e-minareti-privati/comment-page-1/#comment-3568</link>
		<dc:creator>Cachorro Quente</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 21:54:25 +0000</pubDate>
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		<description>Sulla &quot;reciprocità&quot; (io abolirei la parola, almeno fino a quando non verrà utilizzata in maniera sensata) l&#039;autore del post e altri hanno già risposto abbondantemente.

Abbandonando il tema &quot;Islam&quot; volevo ritornare al problema della proprietà privata nell&#039;ambito del referendum svizzero.
Secondo voi io dovrei avere il diritto di comprare un edificio storico a Montmartre o a Trastevere dal legittimo proprietario, abbatterlo e costruire al suo posto una baracca in lamiera o un MacDonald in vetro e cemento?
Sono contrarissimo al contenuto del referendum svizzero, ma se un comune emanasse un&#039;ordinanza per vietare la costruzione di un minareto (edificio non neutrale nè esteticamente nè simbolicamente) in centro città non mi scandalizzerei, nè lo considerei un affronto contro la libertà di culto o la proprietà privata. Probabilmente mi opporrei se abitassi in quel comune, ma senza farne una questione di vita o di morte.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla &#8220;reciprocità&#8221; (io abolirei la parola, almeno fino a quando non verrà utilizzata in maniera sensata) l&#8217;autore del post e altri hanno già risposto abbondantemente.</p>
<p>Abbandonando il tema &#8220;Islam&#8221; volevo ritornare al problema della proprietà privata nell&#8217;ambito del referendum svizzero.<br />
Secondo voi io dovrei avere il diritto di comprare un edificio storico a Montmartre o a Trastevere dal legittimo proprietario, abbatterlo e costruire al suo posto una baracca in lamiera o un MacDonald in vetro e cemento?<br />
Sono contrarissimo al contenuto del referendum svizzero, ma se un comune emanasse un&#8217;ordinanza per vietare la costruzione di un minareto (edificio non neutrale nè esteticamente nè simbolicamente) in centro città non mi scandalizzerei, nè lo considerei un affronto contro la libertà di culto o la proprietà privata. Probabilmente mi opporrei se abitassi in quel comune, ma senza farne una questione di vita o di morte.</p>
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		<title>Di: pietro</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/30/religione-pubblica-e-minareti-privati/comment-page-1/#comment-3560</link>
		<dc:creator>pietro</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 16:37:19 +0000</pubDate>
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		<description>A proposito di rispetto dei risultati referendari, vorrei ricordare che il popolo italiano aveva richiesto con un referendum in cui aveva risposto sì il 90% dei votanti l&#039;eliminazione del ministero dell&#039;agricoltura poltrona attualmente scaldata dal sovvenzionatore di grandi imprese agricole e fanatico nemico degli OGM Zaia.
Chi chiede il rispetto della volontà popolare e poi se ne dimentica quando questa è in conflitto con i propri interessi lottizzatori mi fa ridere.
Come chi vuole mettere il crocifisso sulla bandiera italiana e poi la usa come carta igienica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di rispetto dei risultati referendari, vorrei ricordare che il popolo italiano aveva richiesto con un referendum in cui aveva risposto sì il 90% dei votanti l&#8217;eliminazione del ministero dell&#8217;agricoltura poltrona attualmente scaldata dal sovvenzionatore di grandi imprese agricole e fanatico nemico degli OGM Zaia.<br />
Chi chiede il rispetto della volontà popolare e poi se ne dimentica quando questa è in conflitto con i propri interessi lottizzatori mi fa ridere.<br />
Come chi vuole mettere il crocifisso sulla bandiera italiana e poi la usa come carta igienica.</p>
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	<item>
		<title>Di: Mimmo da Ardore (RC)</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/30/religione-pubblica-e-minareti-privati/comment-page-1/#comment-3559</link>
		<dc:creator>Mimmo da Ardore (RC)</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 15:36:00 +0000</pubDate>
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		<description>Vorrei ricordare che Bossi è stato condannato per vilipendio al tricolore (salvato poi dall&#039;indulto).
E adesso la Lega propone ciò?
Si stia zitta per favore e abbia prima di ogni cosa rispetto per la bandiera italiana.
Noi veri italiani cattolici, il crocefisso lo difendiamo come simbolo dell&#039;identità cristiana italiana ed europea nelle scuole e negli edifici pubblici. E ciò è sufficiente.
Ma la volontà di inserire la croce nella bandiera proprio dai leghisti mi sembra una richiesta ambigua se fino a ieri la volevano usare come carta igienica, non riconoscendo innanzi tutto il valore della bandiera tricolore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei ricordare che Bossi è stato condannato per vilipendio al tricolore (salvato poi dall&#8217;indulto).<br />
E adesso la Lega propone ciò?<br />
Si stia zitta per favore e abbia prima di ogni cosa rispetto per la bandiera italiana.<br />
Noi veri italiani cattolici, il crocefisso lo difendiamo come simbolo dell&#8217;identità cristiana italiana ed europea nelle scuole e negli edifici pubblici. E ciò è sufficiente.<br />
Ma la volontà di inserire la croce nella bandiera proprio dai leghisti mi sembra una richiesta ambigua se fino a ieri la volevano usare come carta igienica, non riconoscendo innanzi tutto il valore della bandiera tricolore.</p>
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		<title>Di: bill</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/30/religione-pubblica-e-minareti-privati/comment-page-1/#comment-3557</link>
		<dc:creator>bill</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 14:07:02 +0000</pubDate>
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		<description>E io ribadisco: fanatismo e partiti etnici proliferano per una cattiva politica dell&#039;immigrazione, che sta nel concedere prebende e presunti diritti a chi non manifesta chiaramente, col proprio comportamento, di volersi integrare. Se poi questa politica è pure dettata dalla paura, è ovvio che nascano reazioni che si potrebbero evitare. 
PS: la chiesa ha tanti meriti, ma magari potrebbe ricordarsi anche dei cristiani trucidati in varie parti del mondo, a proposito dei quali non ho sentito o visto le lacrime accorate dei nostrani difensori dei diritti, pronti a commuoversi per la mancata costruzione di minareti (che non sono luoghi di culto, oltretutto). L&#039;ipocrisia non paga.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E io ribadisco: fanatismo e partiti etnici proliferano per una cattiva politica dell&#8217;immigrazione, che sta nel concedere prebende e presunti diritti a chi non manifesta chiaramente, col proprio comportamento, di volersi integrare. Se poi questa politica è pure dettata dalla paura, è ovvio che nascano reazioni che si potrebbero evitare.<br />
PS: la chiesa ha tanti meriti, ma magari potrebbe ricordarsi anche dei cristiani trucidati in varie parti del mondo, a proposito dei quali non ho sentito o visto le lacrime accorate dei nostrani difensori dei diritti, pronti a commuoversi per la mancata costruzione di minareti (che non sono luoghi di culto, oltretutto). L&#8217;ipocrisia non paga.</p>
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		<title>Di: orazio</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/30/religione-pubblica-e-minareti-privati/comment-page-1/#comment-3552</link>
		<dc:creator>orazio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 11:55:22 +0000</pubDate>
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		<description>Il referendum avra&#039; conseguenze negative come il proliferare di fanatismo e partiti etnici.Concordo con le posizioni  della Chiesa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il referendum avra&#8217; conseguenze negative come il proliferare di fanatismo e partiti etnici.Concordo con le posizioni  della Chiesa.</p>
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		<title>Di: andrea lucangeli</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/30/religione-pubblica-e-minareti-privati/comment-page-1/#comment-3551</link>
		<dc:creator>andrea lucangeli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 11:30:22 +0000</pubDate>
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		<description>Siamo alle solite: quando un risultato (elettorale o referendario) piace alle &quot;elite occidentali ed illuminate&quot; allora il popolo è saggio ed il risultato è certamente frutto di pensosi approfondimenti.....viceversa quando il voto sbugiarda clamorosamente il &quot;sentire&quot; di tali &quot;elite&quot; allora il popolo diventa rozzo, ignorante, superficiale, razzista, xenofobo etc. etc.- Ma che razza di democrazia è questa&#039; Ma che razza di modo di ragionare? Una democrazia &quot;a sovranità limitata&quot;? Mi spiace ma così proprio non ci siamo! In democrazia il voto popolare non va commentato ma semplicemente RISPETTATO (anche se non piace agli &quot;intellettuali&quot; con il sopracciò e la &quot;puzzetta sotto al naso&quot;....).- Se 300 milioni di cittadini europei manifestano una qualche preoccupazione nei confronti dell&#039;islam non è che si può liquidare la cosa come &quot;semplice isteria&quot; per la paura del diverso....Andiamo, cerchiamo di essere seri, qui il problema c&#039;è ed è pure grosso!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo alle solite: quando un risultato (elettorale o referendario) piace alle &#8220;elite occidentali ed illuminate&#8221; allora il popolo è saggio ed il risultato è certamente frutto di pensosi approfondimenti&#8230;..viceversa quando il voto sbugiarda clamorosamente il &#8220;sentire&#8221; di tali &#8220;elite&#8221; allora il popolo diventa rozzo, ignorante, superficiale, razzista, xenofobo etc. etc.- Ma che razza di democrazia è questa&#8217; Ma che razza di modo di ragionare? Una democrazia &#8220;a sovranità limitata&#8221;? Mi spiace ma così proprio non ci siamo! In democrazia il voto popolare non va commentato ma semplicemente RISPETTATO (anche se non piace agli &#8220;intellettuali&#8221; con il sopracciò e la &#8220;puzzetta sotto al naso&#8221;&#8230;.).- Se 300 milioni di cittadini europei manifestano una qualche preoccupazione nei confronti dell&#8217;islam non è che si può liquidare la cosa come &#8220;semplice isteria&#8221; per la paura del diverso&#8230;.Andiamo, cerchiamo di essere seri, qui il problema c&#8217;è ed è pure grosso!</p>
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		<title>Di: bill</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/30/religione-pubblica-e-minareti-privati/comment-page-1/#comment-3549</link>
		<dc:creator>bill</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 10:13:29 +0000</pubDate>
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		<description>E&#039; un pò complesso, e cerco di spiegarmi.
Qui non si tratta di fare retorica su Dio, Patria e famiglia. Molto più banalmente, si tratta di integrare una massa ingente di immigrati nelle nostre società. Ergo, il problema va oltre il dualismo cristianesimo-islam.
Non serve però minimizzare il problema, nè fare finta che abitudini, usi e costumi talvolta molto differenti si possano integrare con la decisione, tutta burocratica, di far sì che ad esempio un immigrato diventi italiano in cinque anni (e perchè non in quattro?), con un bel timbro appiccicato da qualche parte.
L&#039;integrazione è un processo lento, che può andare avanti nel momento in cui tutti, residenti ed immigrati, da un lato siano soggetti alle stesse normative, senza sconti e assistenzialismi stupidi che contribuiscono solo a creare risentimenti e ostilità, e dall&#039;altro che alcuni principi dei paesi ospitanti, come la laicità delle istituzioni, i diritti personali etc etc vengano in qualche maniera recepiti e accettati comunemente. In questo modo si possono evitare contrapposizioni identitarie, che infatti sorgono proprio in un paese come la Svizzera, che non penso si sia scoperto improvvisamente più cristiano di prima. E&#039; evidente che qualcosa, nella gestione del fenomeno immigrazione, non abbia funzionato: sarebbe meglio concentrarsi su questo, invece che gridare alla xenofobia.
Sono d&#039;accordo sul punto di partenza: la proprietà privata. Ma anche questo, mi sa, è un concetto che mica tutti hanno ben digerito..a cominciare da qui, dove vige lo statalismo socialistoide più esasperato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un pò complesso, e cerco di spiegarmi.<br />
Qui non si tratta di fare retorica su Dio, Patria e famiglia. Molto più banalmente, si tratta di integrare una massa ingente di immigrati nelle nostre società. Ergo, il problema va oltre il dualismo cristianesimo-islam.<br />
Non serve però minimizzare il problema, nè fare finta che abitudini, usi e costumi talvolta molto differenti si possano integrare con la decisione, tutta burocratica, di far sì che ad esempio un immigrato diventi italiano in cinque anni (e perchè non in quattro?), con un bel timbro appiccicato da qualche parte.<br />
L&#8217;integrazione è un processo lento, che può andare avanti nel momento in cui tutti, residenti ed immigrati, da un lato siano soggetti alle stesse normative, senza sconti e assistenzialismi stupidi che contribuiscono solo a creare risentimenti e ostilità, e dall&#8217;altro che alcuni principi dei paesi ospitanti, come la laicità delle istituzioni, i diritti personali etc etc vengano in qualche maniera recepiti e accettati comunemente. In questo modo si possono evitare contrapposizioni identitarie, che infatti sorgono proprio in un paese come la Svizzera, che non penso si sia scoperto improvvisamente più cristiano di prima. E&#8217; evidente che qualcosa, nella gestione del fenomeno immigrazione, non abbia funzionato: sarebbe meglio concentrarsi su questo, invece che gridare alla xenofobia.<br />
Sono d&#8217;accordo sul punto di partenza: la proprietà privata. Ma anche questo, mi sa, è un concetto che mica tutti hanno ben digerito..a cominciare da qui, dove vige lo statalismo socialistoide più esasperato.</p>
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	<item>
		<title>Di: Marco Mura</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/30/religione-pubblica-e-minareti-privati/comment-page-1/#comment-3542</link>
		<dc:creator>Marco Mura</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 00:23:55 +0000</pubDate>
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		<description>Nel ringraziare tutti i lettori che hanno commentato questo post, non posso sottrarmi al dovere di ricambiare il loro interesse – mi si scusi se ci arrivo solo quando, orologio alla mano, la giornata è ormai trascorsa da un pezzo – cercando di dare una risposta alle perplessità da loro evidenziate.

Tra le tante emerse, due questioni estremamente rilevanti sono senza dubbio quella della reciprocità e dei (presunti, se permettete) pericoli dietro all’islamizzazione dell’Occidente. Precisato che si tratta di temi della cui rilevanza l’autore non ha mai dubitato, limitandosi – e lasciandolo capire nel testo – a lasciarli da parte per meglio dedicarsi a un differente approccio al tema, possiamo in questa sede tornarci brevemente.

Per meglio giudicare il tema della reciprocità, che sappiamo essere caro a tanti, anche in virtù della sa (apparente) linearità, possono venire in aiuto un parallelo e un esempio concreto. L’analogia che qui si vuole proporre è quella tra la libertà di culto e quella di commercio. Prendiamo due paesi immaginari, il Liberalistan e il Burdistan, i quali – come tutti – soddisfino al meglio le loro necessità importando ed esportando reciprocamente. Supponiamo che per qualche motivo il Burdistan decida di chiudere le proprie barriere doganali rifugiandosi nel più rigido protezionismo nei confronti del Liberalistan, il quale però rifugga dalla tentazione di intraprendere la stessa politica economica. Così facendo i costi e lo spreco di capitale e risorse del Burdistan saranno tali da impoverirne notevolmente la popolazione, mentre nulla cambierebbe per il Liberalistan, che continuerebbe a commerciare secondo i criteri imposti dai criteri della divisione del lavoro e dei costi comparati. Per completezza, va osservato che le condizioni per il Burdistan si farebbero ancora più insostenibili quando dovesse arrivare a vietare anche le importazioni dal Liberalistan, ma questo ulteriore sviluppo porterebbe l’esempio fuori dalla nostra analogia (nella cui ottica questo fatto rappresenterebbe il divieto di emigrazione imposto dal Paese che discrimina verso quello più tollerante – fatto poi che, effettivamente, a qualcuno potrebbe non dispiacere). 

Veniamo ora all’esempio. Si tratta di un caso semplice e concreto che ancora di più aiuta a cogliere la fallacia della “reciprocità”. Parliamo dei casi in cui si registrano notevoli differenze nelle garanzie offerte nell’ambito processi penali da parte di diversi paesi. Si supponga che in una qualche lontana dittatura i cittadini italiani vengano imprigionati, maltrattati e condannati senza neppure l’ombra di quelle che per noi sono le imprescindibili garanzie personali e processuali. Quanti di noi pensano che si farebbe “giustizia” riservando lo stesso trattamento agli imputati di questo odioso paese che si trovassero a dover rispondere delle loro colpe dinnanzi a un tribunale italiano? Si tratterebbe, evidentemente, di una teoria della giustizia a dir poco inusuale e fortemente criticabile – non solo da parte di chi abbraccia le tesi del liberalismo.

Per quanto riguarda il pericolo che rappresenterebbe l’“islamizzazione” (e quello, derivante dalla conseguente variazione del consenso nei confronti delle istituzioni giuridiche occidentali) l’autore del post (che scrive ora per la prima volta dopo lunghi anni di riflessione in materia) ritiene che esso, semplicemente, non esista. O almeno non nelle forme con cui è solitamente rappresentato.

Il semplice fatto che i flussi migratori siano da paesi con meno libertà a paesi meno oppressivi, spiega già da solo quali sono i valori che la maggior parte di queste persone sceglie di aderire a certi valori. Che poi esistano delle eccezioni – qualche spostato intenzionato a “conquistare” e “dominare” il mondo – è un dato di fatto. Eccezioni che, certo, devono essere considerate. Ma il diritto, la vita in società si basa essenzialmente sulle regolarità, su ciò che è normale.  

Che cosa avremmo perso tutti noi se uno zelante ufficiale dell’ufficio immigrazione statunitense avesse respinto la giovane Alisa Zinov&#039;evna Rozenbaum, “colpevole” di essere cresciuta in un paese tradizionalmente ostile alla proprietà privata e alla libertà, all’epoca persino in mano ai comunisti!

Non c’è nulla di liberale nel ragionare nel giudicare le persone per la “categoria” (a quante di queste appartiene ogni essere umano!) a cui appartengono, tanto più se si parla di etnia, nazionalità e religione, per cui – dovrebbe essere evidente – rispetto a cui l’individuo non ha,non può avere, alcuna scelta (eccetto per la religione, sebbene fino a un certo punto). 

Senza dimenticare, lo sapete bene anche voi lettori, che basta scorrere qualsiasi testo di storia per rendersi conto che gli Stati occidentali abbiano avuto – e abbiano tutt’oggi – bisogno di conoscere fenomeni di islamizzazione per calpestare il diritto di proprietà, di religione e tutti gli altri diritti cosiddetti “civili”. 

Brevemente, due righe su un altro punto interessante. Il territorio svizzero è degli svizzeri, si è detto. Ma è davvero così che stanno le cose? Non è piuttosto che questo sia diviso in porzioni legittimamente appartenenti a Flavio, Francesco, Mario…? Oltretutto – come già saprà chi ha avuto modo di confrontarsi con quanto scritto sull’argomento da Hans-Hermann Hoppe – è molto più probabile trovare il bandolo della matassa al problema dell’immigrazione proprio a partire dal concetto di proprietà privata che non da riferimenti comunitaristici, nazionalistici o comunque in altro modo collettivistici.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nel ringraziare tutti i lettori che hanno commentato questo post, non posso sottrarmi al dovere di ricambiare il loro interesse – mi si scusi se ci arrivo solo quando, orologio alla mano, la giornata è ormai trascorsa da un pezzo – cercando di dare una risposta alle perplessità da loro evidenziate.</p>
<p>Tra le tante emerse, due questioni estremamente rilevanti sono senza dubbio quella della reciprocità e dei (presunti, se permettete) pericoli dietro all’islamizzazione dell’Occidente. Precisato che si tratta di temi della cui rilevanza l’autore non ha mai dubitato, limitandosi – e lasciandolo capire nel testo – a lasciarli da parte per meglio dedicarsi a un differente approccio al tema, possiamo in questa sede tornarci brevemente.</p>
<p>Per meglio giudicare il tema della reciprocità, che sappiamo essere caro a tanti, anche in virtù della sa (apparente) linearità, possono venire in aiuto un parallelo e un esempio concreto. L’analogia che qui si vuole proporre è quella tra la libertà di culto e quella di commercio. Prendiamo due paesi immaginari, il Liberalistan e il Burdistan, i quali – come tutti – soddisfino al meglio le loro necessità importando ed esportando reciprocamente. Supponiamo che per qualche motivo il Burdistan decida di chiudere le proprie barriere doganali rifugiandosi nel più rigido protezionismo nei confronti del Liberalistan, il quale però rifugga dalla tentazione di intraprendere la stessa politica economica. Così facendo i costi e lo spreco di capitale e risorse del Burdistan saranno tali da impoverirne notevolmente la popolazione, mentre nulla cambierebbe per il Liberalistan, che continuerebbe a commerciare secondo i criteri imposti dai criteri della divisione del lavoro e dei costi comparati. Per completezza, va osservato che le condizioni per il Burdistan si farebbero ancora più insostenibili quando dovesse arrivare a vietare anche le importazioni dal Liberalistan, ma questo ulteriore sviluppo porterebbe l’esempio fuori dalla nostra analogia (nella cui ottica questo fatto rappresenterebbe il divieto di emigrazione imposto dal Paese che discrimina verso quello più tollerante – fatto poi che, effettivamente, a qualcuno potrebbe non dispiacere). </p>
<p>Veniamo ora all’esempio. Si tratta di un caso semplice e concreto che ancora di più aiuta a cogliere la fallacia della “reciprocità”. Parliamo dei casi in cui si registrano notevoli differenze nelle garanzie offerte nell’ambito processi penali da parte di diversi paesi. Si supponga che in una qualche lontana dittatura i cittadini italiani vengano imprigionati, maltrattati e condannati senza neppure l’ombra di quelle che per noi sono le imprescindibili garanzie personali e processuali. Quanti di noi pensano che si farebbe “giustizia” riservando lo stesso trattamento agli imputati di questo odioso paese che si trovassero a dover rispondere delle loro colpe dinnanzi a un tribunale italiano? Si tratterebbe, evidentemente, di una teoria della giustizia a dir poco inusuale e fortemente criticabile – non solo da parte di chi abbraccia le tesi del liberalismo.</p>
<p>Per quanto riguarda il pericolo che rappresenterebbe l’“islamizzazione” (e quello, derivante dalla conseguente variazione del consenso nei confronti delle istituzioni giuridiche occidentali) l’autore del post (che scrive ora per la prima volta dopo lunghi anni di riflessione in materia) ritiene che esso, semplicemente, non esista. O almeno non nelle forme con cui è solitamente rappresentato.</p>
<p>Il semplice fatto che i flussi migratori siano da paesi con meno libertà a paesi meno oppressivi, spiega già da solo quali sono i valori che la maggior parte di queste persone sceglie di aderire a certi valori. Che poi esistano delle eccezioni – qualche spostato intenzionato a “conquistare” e “dominare” il mondo – è un dato di fatto. Eccezioni che, certo, devono essere considerate. Ma il diritto, la vita in società si basa essenzialmente sulle regolarità, su ciò che è normale.  </p>
<p>Che cosa avremmo perso tutti noi se uno zelante ufficiale dell’ufficio immigrazione statunitense avesse respinto la giovane Alisa Zinov&#8217;evna Rozenbaum, “colpevole” di essere cresciuta in un paese tradizionalmente ostile alla proprietà privata e alla libertà, all’epoca persino in mano ai comunisti!</p>
<p>Non c’è nulla di liberale nel ragionare nel giudicare le persone per la “categoria” (a quante di queste appartiene ogni essere umano!) a cui appartengono, tanto più se si parla di etnia, nazionalità e religione, per cui – dovrebbe essere evidente – rispetto a cui l’individuo non ha,non può avere, alcuna scelta (eccetto per la religione, sebbene fino a un certo punto). </p>
<p>Senza dimenticare, lo sapete bene anche voi lettori, che basta scorrere qualsiasi testo di storia per rendersi conto che gli Stati occidentali abbiano avuto – e abbiano tutt’oggi – bisogno di conoscere fenomeni di islamizzazione per calpestare il diritto di proprietà, di religione e tutti gli altri diritti cosiddetti “civili”. </p>
<p>Brevemente, due righe su un altro punto interessante. Il territorio svizzero è degli svizzeri, si è detto. Ma è davvero così che stanno le cose? Non è piuttosto che questo sia diviso in porzioni legittimamente appartenenti a Flavio, Francesco, Mario…? Oltretutto – come già saprà chi ha avuto modo di confrontarsi con quanto scritto sull’argomento da Hans-Hermann Hoppe – è molto più probabile trovare il bandolo della matassa al problema dell’immigrazione proprio a partire dal concetto di proprietà privata che non da riferimenti comunitaristici, nazionalistici o comunque in altro modo collettivistici.</p>
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		<title>Di: bill</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/30/religione-pubblica-e-minareti-privati/comment-page-1/#comment-3541</link>
		<dc:creator>bill</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 23:58:58 +0000</pubDate>
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		<description>Le elites, per essere tali, devono essere riconosciute. E, se riconosciute, possono esercitare culturalmente una certa influenza. A me pare si possa tranquillamente constatare che l&#039;establishment &quot;culturale&quot;, quello che appare maggiormente sui media, spesso autoreferenziale, non sia riconosciuto autorevole da una gran parte dei cittadini, che puntualmente, quando interpellati, prendono decisioni ben lontane dal mainstream imperante. Questo accade in Europa, e pure in America. In Svizzera ci si è espressi in maniera costituzionalmente perfetta, attraverso un referendum regolarmente indetto, e quindi il mantra sulla sacralità della costituzione in questo caso mi pare fuori luogo.
Possiamo discutere a lungo sul perchè della distanza fra le elites e la gente, ma a mio avviso sarebbe meglio che proprio i componenti di queste elites si interrogassero a proposito. Avrebbero molti motivi per arrossire.
Chiarisco una cosa: nessuno afferma che la delinquenza sia un fatto che interessi solo gli immigrati, nè che la maggior parte di questi non sia gente onesta. Ma allo stesso tempo, un&#039;immigrazione senza controlli e senza logica come si è avuta per tanti anni ha avuto come ovvia conseguenza che tanta gente senza possibilità di lavorare sia stata costretta a vivere nell&#039;illegalità. E&#039; inutile fare finta di no. 
A questo punto, ribadisco, è inutile chiudere frontiere e alzare muri. Ma comportarsi seriamente sì, senza discorsetti buonisti completamente fuori dal mondo, e senza ridicoli proclami di identità religiose che, in una società secolarizzata come la nostra, sono fuori luogo. E infatti, non è con la boutade della croce sulla bandiera che si risolva qualcosa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le elites, per essere tali, devono essere riconosciute. E, se riconosciute, possono esercitare culturalmente una certa influenza. A me pare si possa tranquillamente constatare che l&#8217;establishment &#8220;culturale&#8221;, quello che appare maggiormente sui media, spesso autoreferenziale, non sia riconosciuto autorevole da una gran parte dei cittadini, che puntualmente, quando interpellati, prendono decisioni ben lontane dal mainstream imperante. Questo accade in Europa, e pure in America. In Svizzera ci si è espressi in maniera costituzionalmente perfetta, attraverso un referendum regolarmente indetto, e quindi il mantra sulla sacralità della costituzione in questo caso mi pare fuori luogo.<br />
Possiamo discutere a lungo sul perchè della distanza fra le elites e la gente, ma a mio avviso sarebbe meglio che proprio i componenti di queste elites si interrogassero a proposito. Avrebbero molti motivi per arrossire.<br />
Chiarisco una cosa: nessuno afferma che la delinquenza sia un fatto che interessi solo gli immigrati, nè che la maggior parte di questi non sia gente onesta. Ma allo stesso tempo, un&#8217;immigrazione senza controlli e senza logica come si è avuta per tanti anni ha avuto come ovvia conseguenza che tanta gente senza possibilità di lavorare sia stata costretta a vivere nell&#8217;illegalità. E&#8217; inutile fare finta di no.<br />
A questo punto, ribadisco, è inutile chiudere frontiere e alzare muri. Ma comportarsi seriamente sì, senza discorsetti buonisti completamente fuori dal mondo, e senza ridicoli proclami di identità religiose che, in una società secolarizzata come la nostra, sono fuori luogo. E infatti, non è con la boutade della croce sulla bandiera che si risolva qualcosa.</p>
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