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	<title>Commenti a: Difendere Hayek, ma anche Fama</title>
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	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
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		<title>Di: LucaF.</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/25/difendere-hayek-ma-anche-fama/comment-page-1/#comment-3470</link>
		<dc:creator>LucaF.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 02:02:44 +0000</pubDate>
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		<description>Grande Oscar sul tg2!.
Alla faccia dello Zakhatismo tremontiano!. ;) .
Saluti da LucaF.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grande Oscar sul tg2!.<br />
Alla faccia dello Zakhatismo tremontiano!. <img src='http://www.chicago-blog.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  .<br />
Saluti da LucaF.</p>
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		<title>Di: Pietro M.</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/25/difendere-hayek-ma-anche-fama/comment-page-1/#comment-3463</link>
		<dc:creator>Pietro M.</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 19:40:43 +0000</pubDate>
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		<description>O.T.: l&#039;intervento al TG2 sulla crisi immobiliare a Dubai è stato grandioso. Sono minuti che rido per la storia della finanza islamica. :-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>O.T.: l&#8217;intervento al TG2 sulla crisi immobiliare a Dubai è stato grandioso. Sono minuti che rido per la storia della finanza islamica. <img src='http://www.chicago-blog.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Di: Pietro M.</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/25/difendere-hayek-ma-anche-fama/comment-page-1/#comment-3450</link>
		<dc:creator>Pietro M.</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 11:16:28 +0000</pubDate>
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		<description>In questo lungo commento tratto due cose la questione della natura bottom-up o top-down dei modelli walrasiani, e le differenze tra keynesiani (De Grauwe); austriaci (me); e neoclassici/neokeynesiani (i DSGE-isti).

Concordo con Giannino riguardo l&#039;inattendibilità delle proposte di policy di De Grauwe, e il fatto che si rischia un passo indietro anziché uno avanti sul piano teorico. D&#039;altra parte, non credo sia accettabile continuare a parlare di DSGE e EMH e far finta che siano idee verosimili: il futuro è austriaco, anche se gli austriaci moderni non sembra siano all&#039;altezza dei compiti che generazioni fa furono portati avanti da geni come Mises e Hayek.

Come austriaco, e conoscendo i miei simili, so di poter essere confuso con un dottrinario ortodosso che ripete a vanvera slogan. Il 90% dei miei simili è così. Io spero di no.

Tutto sommato De Grauwe propone un ritorno allo psicologismo keynesiano degli animal spirits, mascherato da critica delle inverosimili ipotesi sottostanti la teoria dell&#039;equilibrio generale. Come scrissi tempo fa, pars destruens corretta anche se ovvia, e pars costruens inaccettabile (di cui l&#039;unica evidenza, nel paper che linkai*, che gli individui sono ottimisti nel boom e pessimismi nel bust e che le due cose sono contemporanee: bah).

Esiste una sola alternativa che evita sia il perfettismo (in senso ricossiano) dell&#039;EMH, dei DSGE e dei real business cycles, conserva la parte difendibile (cioè non perfettista) del marginalismo e della teoria del mercato ed evita lo psicologismo di Keynes, da cui si dovrebbe dedurre che basta consumare più cocaina (per generare ottimismo) per uscire dalle crisi, e che lascia ai margini tutti i concetti dell&#039;economia teorica. 

Questa alternativa sono le teorie di Mises e Hayek, ma purtroppo Mises e Hayek sono morti e ora parrebbe che non c&#039;è nessun austriaco vivo in grado di svolgere il loro ruolo con altrettanta genialità.

Tutto sommato, per andare da Lucas a Keynes, cioè dallo homo sapiens a quello erectus, occorre fare due passaggi e non uno: occorre ripensare l&#039;eccessiva confidenza nei modelli di equilibrio generale walrasiano e nei metodi formali/quantitativi, e su qui sono totalmente d&#039;accordo, e dimenticare tutta la teoria economica, riconducendola al risultato di pazzi che vanno sul mercato per masochismo, potenzialmente salvati invece da un governo onnipotente e onnisciente.

Per evitare questa involuzione bastano Hayek e Buchanan (public choice), non serve difendere l&#039;indifendibile (come i modelli walrasiani). Chiaramente questo impone, dal punto di vista dei difensori del libero mercato, un paradigm shift tutto sommato radicale. Ma che credibilità si può avere a ipotizzare la perfetta validità delle ipotesi di moneta neutrale, mercati efficienti, equivalenza ricardiana e coordinazione perfetta e istantanea di tutti i mercati?

I neoclassici giungono alle conclusioni teoriche corrette partendo da assunti teorici indifendibili, e De Grauwe giunge a conclusioni di policy indifendibili partendo da una critica corretta dei neoclassici e aggiungendo un salto logico notevolissimo: il marginalismo e il neoclassicismo non sono la stessa cosa.

Concordo pienamente con la bocciatura della politica economica di De Grauwe, e che di fatto è quella dei nostri governanti.

Che poi i DSGE siano bottom up o top down è una questione molto complessa. Se il singolo individuo può sapere tutto del mercato, può anche fare il pianificatore, e quindi un modello di equilibrio generale assume che i problemi del socialismo sono stati risolti, e infatti è colpa dei neoclassici se il problema misesiano-hayekiano del calcolo ecnomico è stato dimenticato: il problema è stato &quot;assumed away&quot; dalle ipotesi di Arrow e Debreu, ed è rimasto un problema di ottimizzazione numerica risolvibile dai calcolatori.

D&#039;altra parte, è possibile concepire l&#039;equilibrio generale come il punto di arrivo (irraggiungibile) di un processo di mercato tra agenti ignoranti in cui l&#039;informazione è portata da un sistema dei prezzi che per motivi ignoti (in genere chiamati &quot;banditore walrasiano&quot;) ha raggiunto la perfezione finale e rispecchia completamente la realtà economica sottostante. In questo caso ok: è una visione bottom up. Ma è anche del tutto inverosimile. Si può salvare il problema del calcolo economico in questo frangente solo ipotizzando che un processo non walrasiano (centralizzato) genera i prezzi a partire da agenti con informazioni ignote (come i lavori di Axtell sugli scambi non-walrasiani in modelli cibernetici di sistemi economici), ma in questa ottica si entra in dominio concettuale austriaco e bisogna eliminare i concetti di efficienza, equilibrio, corrispondenza perfetta tra prezzi e realtà, coordinazione completa (almeno come criteri operazionalmente significativi: come passaggi al limite vanno bene).

* Credo di essere il primo essere umano nella storia a coniugare un tale verbo. :-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In questo lungo commento tratto due cose la questione della natura bottom-up o top-down dei modelli walrasiani, e le differenze tra keynesiani (De Grauwe); austriaci (me); e neoclassici/neokeynesiani (i DSGE-isti).</p>
<p>Concordo con Giannino riguardo l&#8217;inattendibilità delle proposte di policy di De Grauwe, e il fatto che si rischia un passo indietro anziché uno avanti sul piano teorico. D&#8217;altra parte, non credo sia accettabile continuare a parlare di DSGE e EMH e far finta che siano idee verosimili: il futuro è austriaco, anche se gli austriaci moderni non sembra siano all&#8217;altezza dei compiti che generazioni fa furono portati avanti da geni come Mises e Hayek.</p>
<p>Come austriaco, e conoscendo i miei simili, so di poter essere confuso con un dottrinario ortodosso che ripete a vanvera slogan. Il 90% dei miei simili è così. Io spero di no.</p>
<p>Tutto sommato De Grauwe propone un ritorno allo psicologismo keynesiano degli animal spirits, mascherato da critica delle inverosimili ipotesi sottostanti la teoria dell&#8217;equilibrio generale. Come scrissi tempo fa, pars destruens corretta anche se ovvia, e pars costruens inaccettabile (di cui l&#8217;unica evidenza, nel paper che linkai*, che gli individui sono ottimisti nel boom e pessimismi nel bust e che le due cose sono contemporanee: bah).</p>
<p>Esiste una sola alternativa che evita sia il perfettismo (in senso ricossiano) dell&#8217;EMH, dei DSGE e dei real business cycles, conserva la parte difendibile (cioè non perfettista) del marginalismo e della teoria del mercato ed evita lo psicologismo di Keynes, da cui si dovrebbe dedurre che basta consumare più cocaina (per generare ottimismo) per uscire dalle crisi, e che lascia ai margini tutti i concetti dell&#8217;economia teorica. </p>
<p>Questa alternativa sono le teorie di Mises e Hayek, ma purtroppo Mises e Hayek sono morti e ora parrebbe che non c&#8217;è nessun austriaco vivo in grado di svolgere il loro ruolo con altrettanta genialità.</p>
<p>Tutto sommato, per andare da Lucas a Keynes, cioè dallo homo sapiens a quello erectus, occorre fare due passaggi e non uno: occorre ripensare l&#8217;eccessiva confidenza nei modelli di equilibrio generale walrasiano e nei metodi formali/quantitativi, e su qui sono totalmente d&#8217;accordo, e dimenticare tutta la teoria economica, riconducendola al risultato di pazzi che vanno sul mercato per masochismo, potenzialmente salvati invece da un governo onnipotente e onnisciente.</p>
<p>Per evitare questa involuzione bastano Hayek e Buchanan (public choice), non serve difendere l&#8217;indifendibile (come i modelli walrasiani). Chiaramente questo impone, dal punto di vista dei difensori del libero mercato, un paradigm shift tutto sommato radicale. Ma che credibilità si può avere a ipotizzare la perfetta validità delle ipotesi di moneta neutrale, mercati efficienti, equivalenza ricardiana e coordinazione perfetta e istantanea di tutti i mercati?</p>
<p>I neoclassici giungono alle conclusioni teoriche corrette partendo da assunti teorici indifendibili, e De Grauwe giunge a conclusioni di policy indifendibili partendo da una critica corretta dei neoclassici e aggiungendo un salto logico notevolissimo: il marginalismo e il neoclassicismo non sono la stessa cosa.</p>
<p>Concordo pienamente con la bocciatura della politica economica di De Grauwe, e che di fatto è quella dei nostri governanti.</p>
<p>Che poi i DSGE siano bottom up o top down è una questione molto complessa. Se il singolo individuo può sapere tutto del mercato, può anche fare il pianificatore, e quindi un modello di equilibrio generale assume che i problemi del socialismo sono stati risolti, e infatti è colpa dei neoclassici se il problema misesiano-hayekiano del calcolo ecnomico è stato dimenticato: il problema è stato &#8220;assumed away&#8221; dalle ipotesi di Arrow e Debreu, ed è rimasto un problema di ottimizzazione numerica risolvibile dai calcolatori.</p>
<p>D&#8217;altra parte, è possibile concepire l&#8217;equilibrio generale come il punto di arrivo (irraggiungibile) di un processo di mercato tra agenti ignoranti in cui l&#8217;informazione è portata da un sistema dei prezzi che per motivi ignoti (in genere chiamati &#8220;banditore walrasiano&#8221;) ha raggiunto la perfezione finale e rispecchia completamente la realtà economica sottostante. In questo caso ok: è una visione bottom up. Ma è anche del tutto inverosimile. Si può salvare il problema del calcolo economico in questo frangente solo ipotizzando che un processo non walrasiano (centralizzato) genera i prezzi a partire da agenti con informazioni ignote (come i lavori di Axtell sugli scambi non-walrasiani in modelli cibernetici di sistemi economici), ma in questa ottica si entra in dominio concettuale austriaco e bisogna eliminare i concetti di efficienza, equilibrio, corrispondenza perfetta tra prezzi e realtà, coordinazione completa (almeno come criteri operazionalmente significativi: come passaggi al limite vanno bene).</p>
<p>* Credo di essere il primo essere umano nella storia a coniugare un tale verbo. <img src='http://www.chicago-blog.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
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