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	<title>Commenti a: Ifigenia in Aulide</title>
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	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
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		<title>Di: LucaF.</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/22/ifigenia-in-aulide/comment-page-1/#comment-3446</link>
		<dc:creator>LucaF.</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 02:09:07 +0000</pubDate>
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		<description>All&#039;interno del delirio Krugman sa dove vuole arrivare: creazione continua di bolle finanziarie.
Solo così si spiega il sistema W, modello &quot;montagne russe&quot;.
Tralasciando le surreali affermazioni per meri dogmi economici (il B se preso alla lettera è un capolavoro della comicità che difficilmente può esser eguagliato dal mistico Tremonti).
La cosa che fa meno ridere del ragionamento keynesiano di Krugman è ovviamente la listarella di proposte e programmi già bell&#039;e che pronti sul tavolo.
Insomma in pieno stile &quot;global warming&quot; non si capiscono le cause e gli indicatori economici, nè le conseguenze del proprio pensiero, eppure nonostante tutto si è sempre pronti a dispensar consigli.
Krugman sssstthh!. ;)
Tral&#039;altro oltre che keynesiano è pure altamente signoraggista statale dato che pretende di dimostrare l&#039;indimostrabile: la banca centrale americana non può intervenire in quanto indebitata, ergo deve intervenire lo Stato.
La cosa di per sè (se letta in chiave austriaca) risulta di fatto una tautologia allucinante.
Come se l&#039;attuale debito pubblico americano, appartenga solamente a Bernanke e soci e non al Government.
Saluti da LucaF.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>All&#8217;interno del delirio Krugman sa dove vuole arrivare: creazione continua di bolle finanziarie.<br />
Solo così si spiega il sistema W, modello &#8220;montagne russe&#8221;.<br />
Tralasciando le surreali affermazioni per meri dogmi economici (il B se preso alla lettera è un capolavoro della comicità che difficilmente può esser eguagliato dal mistico Tremonti).<br />
La cosa che fa meno ridere del ragionamento keynesiano di Krugman è ovviamente la listarella di proposte e programmi già bell&#8217;e che pronti sul tavolo.<br />
Insomma in pieno stile &#8220;global warming&#8221; non si capiscono le cause e gli indicatori economici, nè le conseguenze del proprio pensiero, eppure nonostante tutto si è sempre pronti a dispensar consigli.<br />
Krugman sssstthh!. <img src='http://www.chicago-blog.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /><br />
Tral&#8217;altro oltre che keynesiano è pure altamente signoraggista statale dato che pretende di dimostrare l&#8217;indimostrabile: la banca centrale americana non può intervenire in quanto indebitata, ergo deve intervenire lo Stato.<br />
La cosa di per sè (se letta in chiave austriaca) risulta di fatto una tautologia allucinante.<br />
Come se l&#8217;attuale debito pubblico americano, appartenga solamente a Bernanke e soci e non al Government.<br />
Saluti da LucaF.</p>
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		<title>Di: Alex Bernard</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/22/ifigenia-in-aulide/comment-page-1/#comment-3391</link>
		<dc:creator>Alex Bernard</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 20:57:33 +0000</pubDate>
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		<description>Che Krugman si sia venduto l&#039;anima (economica) al diavolo é ormai noto; mi limito ad osservare che recenti studi hanno dimostrato che il moltiplicatore é molto piccolo (0.24) (http://www.voxeu.org/index.php?q=node/4036). In secondo luogo, e dando ragione ad Oscar Giannino, Robert Barro ha dimostrato che per uscire dalla crisi, lo stimolo più efficace viene da una riduzione delle imposte (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001379-351.html). 
In Germania é da crisi iniziata che le autostrade sono un mega-cantiere; non so come vada nel Bel Paese. Ora, più diretto di così non saprei cosa i Governi potrebbero inventarsi. 
Infine un eterno dubbio: mi piacerebbe sapere quanto dell&#039;attuale disoccupazione é dovuta alla carenza di domanda e quanto é frutto della salutare ristrutturazione che le imprese hanno compiuto e stanno compiendo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che Krugman si sia venduto l&#8217;anima (economica) al diavolo é ormai noto; mi limito ad osservare che recenti studi hanno dimostrato che il moltiplicatore é molto piccolo (0.24) (<a href="http://www.voxeu.org/index.php?q=node/4036" rel="nofollow">http://www.voxeu.org/index.php?q=node/4036</a>). In secondo luogo, e dando ragione ad Oscar Giannino, Robert Barro ha dimostrato che per uscire dalla crisi, lo stimolo più efficace viene da una riduzione delle imposte (<a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001379-351.html" rel="nofollow">http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001379-351.html</a>).<br />
In Germania é da crisi iniziata che le autostrade sono un mega-cantiere; non so come vada nel Bel Paese. Ora, più diretto di così non saprei cosa i Governi potrebbero inventarsi.<br />
Infine un eterno dubbio: mi piacerebbe sapere quanto dell&#8217;attuale disoccupazione é dovuta alla carenza di domanda e quanto é frutto della salutare ristrutturazione che le imprese hanno compiuto e stanno compiendo.</p>
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		<title>Di: giorgio arfaras</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/22/ifigenia-in-aulide/comment-page-1/#comment-3361</link>
		<dc:creator>giorgio arfaras</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 21:41:05 +0000</pubDate>
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		<description>Ho ecceduto nel riassumere Krugman nei punti a) e B). Se un paese, più piccolo degli Stati Uniti, precipita in una crisi, mentre tutti gli altri crescono, questo paese può uscire (o ammorbidire) dalla sua crisi finanziaria esportando. Proprio come è accaduto alla Corea uscita dalla crisi del 1997, oppure al Giappone, in crisi da venti anni, che ha potuto esportare - e quindi ammorbidire la sua crisi - negli Stati Uniti ed in Cina. Oggi non esistono le condizioni per cui gli Stati Uniti possano essere aiutati dalla domanda vivace del resto del mondo, non solo per la dimensione degli Stati Uniti medesimi, ma anche per la modesta crescita di tutti. Laddove anche la crescita non è modesta - come in Cina - non si ha egualmente traino, perchè la Cina è un &quot;esportatore netto&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho ecceduto nel riassumere Krugman nei punti a) e B). Se un paese, più piccolo degli Stati Uniti, precipita in una crisi, mentre tutti gli altri crescono, questo paese può uscire (o ammorbidire) dalla sua crisi finanziaria esportando. Proprio come è accaduto alla Corea uscita dalla crisi del 1997, oppure al Giappone, in crisi da venti anni, che ha potuto esportare &#8211; e quindi ammorbidire la sua crisi &#8211; negli Stati Uniti ed in Cina. Oggi non esistono le condizioni per cui gli Stati Uniti possano essere aiutati dalla domanda vivace del resto del mondo, non solo per la dimensione degli Stati Uniti medesimi, ma anche per la modesta crescita di tutti. Laddove anche la crescita non è modesta &#8211; come in Cina &#8211; non si ha egualmente traino, perchè la Cina è un &#8220;esportatore netto&#8221;.</p>
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		<title>Di: Gianmario Freschi</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/22/ifigenia-in-aulide/comment-page-1/#comment-3357</link>
		<dc:creator>Gianmario Freschi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 20:40:19 +0000</pubDate>
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		<description>A questo punto non resta che cambiare il titolo in: &quot;Ifigonia in Culide&quot;, (dal nome della tragedia goliardica composta nei primi anni venti)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A questo punto non resta che cambiare il titolo in: &#8220;Ifigonia in Culide&#8221;, (dal nome della tragedia goliardica composta nei primi anni venti)</p>
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		<title>Di: Carlo Lottieri</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/22/ifigenia-in-aulide/comment-page-1/#comment-3355</link>
		<dc:creator>Carlo Lottieri</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 20:19:02 +0000</pubDate>
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		<description>Solo qualche considerazione &quot;a margine&quot;, partendo dall&#039;incipit dell&#039;articolo. Come fa un economista come Krugman a svolgere le affermazioni sintetizzate ai punti a) e b)?
Partiamo dall&#039;inizio.
Cosa vuol dire che da ogni crisi si esce con le esportazioni? E&#039; un semplice rilievo storico? Se è così, non mi dice nulla: il futuro può essere diverso. Sul piano teorico, è banale, ma da una crisi si esce con la crescita: vendendo all&#039;esterno o all&#039;interno, è lo stesso. Non vedo la differenza. E infatti egli stesso poi propone un consumo interno pompato artificiosamente. Ma l&#039;avvio della riflessione è risibile.
Ancor più surreale mi sembra però il punto b). Cosa vuol dire che tutti sono in crisi e quindi nessuno esporta? Per esportare è necessario non essere in crisi? A me pare un non-sense assoluto. Dato che lo scambio è uno dei grandi motori dell&#039;economia, è proprio quando si è in crisi che ci si deve orientare verso l&#039;integrazione economica, e quindi anche verso gli scambi internazionali. Ma se Krugman intende dire che tutti oggi sono meno ricchi di ieri e quindi hanno meno da scambiare, sta dicendo un&#039;ovvietà, che certo non può trovare una soluzione miracolistica. Che ne so... un meccanismo che &quot;moltiplichi&quot; la ricchezza! O forse è proprio a un molteplicatore che pensa?
Probabilmente la sinistra intellettuale Usa farebbe bene a cercarsi un anti-papa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Solo qualche considerazione &#8220;a margine&#8221;, partendo dall&#8217;incipit dell&#8217;articolo. Come fa un economista come Krugman a svolgere le affermazioni sintetizzate ai punti a) e b)?<br />
Partiamo dall&#8217;inizio.<br />
Cosa vuol dire che da ogni crisi si esce con le esportazioni? E&#8217; un semplice rilievo storico? Se è così, non mi dice nulla: il futuro può essere diverso. Sul piano teorico, è banale, ma da una crisi si esce con la crescita: vendendo all&#8217;esterno o all&#8217;interno, è lo stesso. Non vedo la differenza. E infatti egli stesso poi propone un consumo interno pompato artificiosamente. Ma l&#8217;avvio della riflessione è risibile.<br />
Ancor più surreale mi sembra però il punto b). Cosa vuol dire che tutti sono in crisi e quindi nessuno esporta? Per esportare è necessario non essere in crisi? A me pare un non-sense assoluto. Dato che lo scambio è uno dei grandi motori dell&#8217;economia, è proprio quando si è in crisi che ci si deve orientare verso l&#8217;integrazione economica, e quindi anche verso gli scambi internazionali. Ma se Krugman intende dire che tutti oggi sono meno ricchi di ieri e quindi hanno meno da scambiare, sta dicendo un&#8217;ovvietà, che certo non può trovare una soluzione miracolistica. Che ne so&#8230; un meccanismo che &#8220;moltiplichi&#8221; la ricchezza! O forse è proprio a un molteplicatore che pensa?<br />
Probabilmente la sinistra intellettuale Usa farebbe bene a cercarsi un anti-papa.</p>
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	<item>
		<title>Di: Carlo Stagnaro</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/22/ifigenia-in-aulide/comment-page-1/#comment-3353</link>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 19:05:32 +0000</pubDate>
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		<description>Se a questo si aggiunge la riforma sanitaria, che inizia a fare i primi passi, il tasso di socialismo cresce ulteriormente, e forse si tratta di un tasso di crescita senza precedenti dal post-29 (sui livelli, invece, siamo ancora sotto i massimi storici, negli Usa, ma per quanto?). Il problema è: l&#039;intervento diretto è la proposta di Krugman dopo il fallimento dell&#039; &quot;intervento indiretto&quot;. Se anche questo fallirà, ammetteranno finalmente che il male non può essere curato aumentando le dosi di veleno, oppure arriveremo alla proprietà pubblica dei mezzi di produzione?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se a questo si aggiunge la riforma sanitaria, che inizia a fare i primi passi, il tasso di socialismo cresce ulteriormente, e forse si tratta di un tasso di crescita senza precedenti dal post-29 (sui livelli, invece, siamo ancora sotto i massimi storici, negli Usa, ma per quanto?). Il problema è: l&#8217;intervento diretto è la proposta di Krugman dopo il fallimento dell&#8217; &#8220;intervento indiretto&#8221;. Se anche questo fallirà, ammetteranno finalmente che il male non può essere curato aumentando le dosi di veleno, oppure arriveremo alla proprietà pubblica dei mezzi di produzione?</p>
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