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	<title>Commenti a: Crisi, credito e fair value</title>
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	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
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		<title>Di: Pietro M.</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/21/crisi-credito-e-fair-value/comment-page-1/#comment-3400</link>
		<dc:creator>Pietro M.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 11:33:40 +0000</pubDate>
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		<description>Le due tesi (a giudicare dagli abstract) mi sembrano del tutto condivisibili.

L&#039;idea di un &quot;credit boom gone wrong&quot; mi fa ricordare il WP della BIS di Eichengreen e Mitchener in cui di fatto riscoprivano la teoria del ciclo austriaca in forma finanziaria (coerentemente con l&#039;habitus mentale di non dire mai nulla di innovativo neanche sotto tortura, infatti, gli asutriaci contemporanei hanno sempre trascurato la finanza, at their peril). Sulla stabilizzazione io direi questo: una politica monetaria attivista nel breve termine può diminuire la varianza delle oscillazioni, ma lo fa assicurando gli agenti economici e quindi generando maggiore instabilità nel lungo termine. E così abbiamo che agli interventi relativamente efficaci del 1987, del 1990 e del 1998 sono seguiti gli interventi sempre più inefficaci del 2000 e del 2007: la politica monetaria discrezionale tende a castrarsi da sola. La credibilità di Greenspan è tutta basata su una serie di coincidenze: l&#039;economia americana si è salvata da una spirale inflazionistica o da una stagnazione grazie all&#039;innovazione finanziaria, l&#039;innovazione tecnologica, la deregulation e la globalizzazione, che hanno nascosto l&#039;inconsistenza temporale inevitabile delle politiche discrezionali.

Per il resto, criticare il fair value accounting è uno strumento di politica monetaria, esattamente come dare credito senza stigma (senza rivelare chi è il compratore, come nel TAF), cioè aumentando le asimmetrie informative, o creare moral hazard proteggendo gli investitori dal rischio. Questi strumenti infatti servono a rendere gli investimenti elastici e stimolarli: il TAF consente di finanziarsi di nascosto senza essere scoperti dal mercato, evitare lo short selling serve per impedire al mercato di scontare le informazioni negative, eccetera. In quest&#039;ottica il Fair Value Accounting è un pericolo sia direttamente che indirettamente (tramite i requisiti di capitale). In poche parole, mentre gli economisti teorici dicono che i mercati falliscono per imperfezioni legate alle asimmetrie informative, gli economisti pratici hanno capito che incentivare le asimmetrie informative può essere considerata equivalente ad una politica monetaria espansiva vera e propria, ed estenderne l&#039;efficacia pratica a costo dell&#039;efficienza allocativa dei mercati, che ne risulta compromessa. Stiamo in mano ad una massa di apprendisti stregoni.

PS Ho scoperto che i due wp sono disponibili gratuitamente su NBER, per chi volesse scaricarli. Su SSRN mi dice di comprarli.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le due tesi (a giudicare dagli abstract) mi sembrano del tutto condivisibili.</p>
<p>L&#8217;idea di un &#8220;credit boom gone wrong&#8221; mi fa ricordare il WP della BIS di Eichengreen e Mitchener in cui di fatto riscoprivano la teoria del ciclo austriaca in forma finanziaria (coerentemente con l&#8217;habitus mentale di non dire mai nulla di innovativo neanche sotto tortura, infatti, gli asutriaci contemporanei hanno sempre trascurato la finanza, at their peril). Sulla stabilizzazione io direi questo: una politica monetaria attivista nel breve termine può diminuire la varianza delle oscillazioni, ma lo fa assicurando gli agenti economici e quindi generando maggiore instabilità nel lungo termine. E così abbiamo che agli interventi relativamente efficaci del 1987, del 1990 e del 1998 sono seguiti gli interventi sempre più inefficaci del 2000 e del 2007: la politica monetaria discrezionale tende a castrarsi da sola. La credibilità di Greenspan è tutta basata su una serie di coincidenze: l&#8217;economia americana si è salvata da una spirale inflazionistica o da una stagnazione grazie all&#8217;innovazione finanziaria, l&#8217;innovazione tecnologica, la deregulation e la globalizzazione, che hanno nascosto l&#8217;inconsistenza temporale inevitabile delle politiche discrezionali.</p>
<p>Per il resto, criticare il fair value accounting è uno strumento di politica monetaria, esattamente come dare credito senza stigma (senza rivelare chi è il compratore, come nel TAF), cioè aumentando le asimmetrie informative, o creare moral hazard proteggendo gli investitori dal rischio. Questi strumenti infatti servono a rendere gli investimenti elastici e stimolarli: il TAF consente di finanziarsi di nascosto senza essere scoperti dal mercato, evitare lo short selling serve per impedire al mercato di scontare le informazioni negative, eccetera. In quest&#8217;ottica il Fair Value Accounting è un pericolo sia direttamente che indirettamente (tramite i requisiti di capitale). In poche parole, mentre gli economisti teorici dicono che i mercati falliscono per imperfezioni legate alle asimmetrie informative, gli economisti pratici hanno capito che incentivare le asimmetrie informative può essere considerata equivalente ad una politica monetaria espansiva vera e propria, ed estenderne l&#8217;efficacia pratica a costo dell&#8217;efficienza allocativa dei mercati, che ne risulta compromessa. Stiamo in mano ad una massa di apprendisti stregoni.</p>
<p>PS Ho scoperto che i due wp sono disponibili gratuitamente su NBER, per chi volesse scaricarli. Su SSRN mi dice di comprarli.</p>
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		<title>Di: Sebastiano</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/21/crisi-credito-e-fair-value/comment-page-1/#comment-3345</link>
		<dc:creator>Sebastiano</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 11:18:15 +0000</pubDate>
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		<description>Mi piacerebbe sapere, vista la giusta evidenziazione che dà a questa interessante ricerca sul fair value, come lei Giannino, si pone nei confronti della tesi esattamente opposta portata avanti, con ripetute esternazioni, da parte di uno dei campioni del liberismo economico militante, ovvero Luigi Zingales, che sin dall&#039;ottobre 2008 ha pervicacemente puntato il dito contro il mark to market, giudicato responsabile della trasformazione di eventuali crisi di liquidità in crisi di insolvenza. Qual&#039;è a questo punto la posizione più rispettosa della filosofia economica liberista?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piacerebbe sapere, vista la giusta evidenziazione che dà a questa interessante ricerca sul fair value, come lei Giannino, si pone nei confronti della tesi esattamente opposta portata avanti, con ripetute esternazioni, da parte di uno dei campioni del liberismo economico militante, ovvero Luigi Zingales, che sin dall&#8217;ottobre 2008 ha pervicacemente puntato il dito contro il mark to market, giudicato responsabile della trasformazione di eventuali crisi di liquidità in crisi di insolvenza. Qual&#8217;è a questo punto la posizione più rispettosa della filosofia economica liberista?</p>
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		<title>Di: massimo</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/21/crisi-credito-e-fair-value/comment-page-1/#comment-3338</link>
		<dc:creator>massimo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 18:25:33 +0000</pubDate>
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		<description>Senza contare che valutare anche una parte degli attivi delle banche ad un valore sensibilmente diverso da quello di mercato rende molto poco attendibili i loro bilanci.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Senza contare che valutare anche una parte degli attivi delle banche ad un valore sensibilmente diverso da quello di mercato rende molto poco attendibili i loro bilanci.</p>
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