Un consiglio non richiesto sull’Agenzia nucleare
Il primo passo concreto per il ritorno all’atomo - dopo l’approvazione della legge sviluppo, che delega il governo a emanare decreti su una quantità di questioni – è la creazione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare. Bozze apocrife dello statuto e quintetti di candidati al momento privi di paternità circolano da un po’, ma i giochi non sono ancora chiusi. E’ significativa e positiva, allora, la mano tesa verso l’opposizione del sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, che, in occasione del Forum su “Meeting the Challenges of Returning to Nuclear Energy: Italian and US Perspectives” (per gli abbonati a Quotidiano Energia, qui il resoconto di Luca Tabasso), ha avanzato alcune interessanti ipotesi di lavoro.
In particolare, Saglia ha spiegato che
vogliamo sviluppare un confronto con l’opposizione al fine di avere un comune denominatore.
Nella sostanza, questo significa che il governo intende, attraverso le nomine del collegio e di un direttore generale “forte”, dare all’Agenzia quell’indipendenza che, nei fatti e alle apparenze, la legge non le riconosce. Infatti, la nomina dei componenti spetta al governo (il presidente al premier, i membri del board due a testa a ministero dello Sviluppo economico e ministero dell’Ambiente). Non è richiesto alcun parere vincolante, tanto meno a maggioranza qualificata, alle commissioni parlamentari competenti. Quindi, la credibilità dell’agenzia – non essendo garantita dalle procedura di nomina e selezione dei suoi componenti – è legata esclusivamente al loro prestigio.
L’apertura di Saglia, quindi, indica la perfetta comprensione di questo fatto: tanto che il sottosegretario si è spinto a chiedere all’opposizione di indicare una rosa di nomi. Come ha pungolato Giorgio Carlevaro sulla Staffetta (anche qui solo per abbonati) vedremo se sarà il ministero di Claudio Scajola o quello di Stefania Prestigiacomo, a sacrificarsi per spazio alla minoranza. Ma, soprattutto, vedremo se il Pd, regnante Pierluigi Bersani, saprà accettare la sfida. Intanto, dicevo, qualche nome inizia a circolare. E’ coerente con l’auspicio di Saglia? Lascio decidere a voi. Un informato articolo di Luca Iezzi sulla Repubblica di ieri riferisce che in poll position ci sarebbero due nomi: Carlo Jean e Maurizio Cumo.
Il primo è un generale dell’esercito, noto per la sua lucida lettura delle evoluzioni geopolitiche. La sua competenza nucleare (che la legge richiede per i componenti dell’Agenzia) è legata soprattutto all’esperienza come presidente di Sogin, periodo durante il quale non si ricoprì di onore. L’azienda, infatti, non ebbe una performance stellare (tant’è che il cambio-marcia, all’arrivo di Massimo Romano, oggi commissariato, fu evidente). Ma il passaggio più critico della gestione Jean fu il fallimento col deposito per le scorie di Scanzano, che in seguito alle proteste della popolazione fu rapidamente cancellato. Molti ritengono che, all’origine della marcia indietro, stia una fallimentare strategia di comunicazione.
Maurizio Cumo è un ingegnere nucleare sulla cui competenza tecnica nessuno può dubitare, anche lui con un passato da presidente della Sogin durante la gestione Romano.
La mia perplessità su questi due nomi – specie in relazione alla carica di presidente dell’Agenzia – è che, pur non difettando di esperienza e competenza, rischiano di trasmettere la sensazione sbagliata. Come ha detto Saglia, compito dell’Agenzia, specie nelle fasi iniziali, non è solo vigilare sulla realizzazione e l’esercizio degli impianti (a proposito: mancano i soldi e il personale è scarso), ma anche e direi soprattutto “rassicurare l’opinione pubblica”.
Con tutto il rispetto, un ex militare e un ingegnere nucleare non hanno il profilo più indicato per questo. Perché chiunque voglia, anche in malafede, gettare benzina sul fuoco del populismo non dovrà far altro che denunciare il fatto che, per formazione, entrambi sono portati a un “bias” pro-nucleare. Come se ne esce? Secondo me, prendendo sul serio e rilanciando la sfida di Saglia. Cioè trovando un nome – come presidente, non come semplice componente – autorevole, in nessun modo riconducibile al centrodestra, rispettato, stimato e conosciuto. Uno che abbia competenze non tanto relative alla tecnica nucleare – per questo c’è la struttura e ci sono comunque i quattro consiglieri - quanto piuttosto agli aspetti sanitari e ambientali. Uno che la gente comune possa identificare come “uno di cui posso fidarmi”. Uno sicuramente non di primo pelo. Uno, magari, con qualche esperienza politica, ma che si sia distinto per la sua autonomia di giudizio. Magari un anziano e rispettato e indiscutibile oncologo, che proprio in virtù dei suoi studi si è esposto, dal centrosinistra, a favore del nucleare.
Io un nome in mente, in grado di combaciare perfettamente con questo profilo, ce l’avrei anche. E voi?
28 ottobre 2009 energia


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Perchè non un Chicco Testa (http://it.wikipedia.org/wiki/Chicco_Testa)?
Effettivamente il duo Testa – Veronesi sarebbe un ottima idea.
Più che Veronesi, con tutto il rispetto per l’uomo e la sua considerazione mi pare scelta più logica a questo punto (visto anche l’appeasement con il PD) cercare di puntare su Carlo Rubbia.
Non conosco gli attuali impegni del fisico Nobel in Italia o in Europa (Spagna in particolare), a me sembra che un Nobel per la fisica nucleare con una attenta sensibilità green, potrebbe evitare gli attacchi ideologicamente eco-fondamentalisti della piazza.
Certo ormai Rubbia va più sul solare che con l’atomo, e con il governo di centrodestra (Scajola e Matteoli mi pare) non ha mai avuto un gran feeling (e ciò potrebbe essere di garanzia anche per l’opposizione) piuttosto che uno stimabile luminare medico, privo di conoscenze tecniche e strategiche sull’argomento (al di là del sostegno all’energia dell’atomo), mi pare personalmente una candidatura più qualificata.
Tanto più che alla fine si tratterà di aver a che fare nella commissione dell’agenzia con dei politici e con un certo spoil system parlamentare; quindi è necessaria una figura del ramo, almeno come garanzia d’immagine e di operatività seria a pieni poteri.
Il fisico nucleare comunque mi convince di più del generale, visto anche con chi abbiamo a che fare (dentro e fuori dal palazzo!), e comunque Cumo mica è Homer Simpson come giustamente ha ricordata Stagnaro!.
Saluti da LucaF.
Scusate, ma perché Rubbia? Al tempo del referendum fu uno dei più efficaci detrattori del nucleare. Portarselo in casa equivale ad allevarsi una serpe in seno. Il premio Nobel poi, ormai lo danno a tutti; e non venitemi a dire “Sì, ma a quel tempo..” perché non attacca.
Carissimo Stagnaro, il suo è veramente un’amore per l’atomo!
Sarà il quinto o sesto post sull’argomento che leggo (con piacere per altro) prodotto da lei, che puntualmente ribatto.
Come già ho scritto, ma ripeto volentieri, il nucleare in versione ‘fissile’ è una tecnologia obsoleta, legata a doppio filo alla tecnologia militare, che faceva comodo alle ex potenze nucleari (usa, urss, francia) come supporto tecnologico al loro arsenale bellico.
Non esiste caso, se non la Germania (che lo sta abbandonando), di un grande paese che abbia sviluppato tecnologia fissile senza retropensiero militare. L’opposizione attuale al nucleare iraniano ne è una semoplice controprova.
Se proprio si vuole procedere, FUORI DALLA STORIA, in questa direzione, un generale è quindi la persona più indicata, altro che Veronesi.
Ma ripeto ancora una volta che esistono nuove tecnologie, pulite ed efficienti su cui puntare. Sono in stato embrionale e vanno chiaramente sviluppate, difatti le stesse potenze di cui sopra vi si stanno concentrando.
Non parlo da estremista green di eolico, fotovoltaico, geotermico, microidroelettrico, biofuel e co-generazione (che peraltro possono fare la loro piccola parte) ma di:
-Solare termodinamico
-Fusione
In entrambi questi campi uno dei più grandi ricercatori al mondo lo abbiamo in casa, è stato citato da un commentatore sopra e lo ripeto volentieri, è Carlo Rubbia, classe sopraffina del 1934.
Sfruttiamolo prima che troppi anni (per lui e per il paese) passino a vanvera.
Il Prof Cumo è “in nessun modo riconducibile al centrodestra”, è il più grande esperto nazionale in campo nucleare ed è molto stimato all’estero. Credo cha la sua elezione sarebbe quindi una garanzia per tutti. La fusione è troppo di là da venire (questo non significa che non bisogna fare ricerca) mentre il solare termico è una realtà che, pur dovendo ancora essere perfezionata, deve entrare a far parte al più presto delle fonti energetiche. Però un piano energetico nazionale credibile che voglia affrancarsi dalle fonti fossili non può escludere il nucleare, del quale, negli ultimi tempi, molti paesi hanno rivalutato l’importanza e l’attualità (Germania e Stati Uniti in primo luogo). Il nucleare ha 60 anni appena e non è una “tecnologia obsoleta”. Vorrei ricordare comunque che la Francia va avanti quasi esclusivamente ad energia nuclerare e gli impianti di quarta generazione dovrebbero poter essere in grado di ridurre le scorie in modo considerevole. Il problema principale è che la radioattività e cancerogena e mutagena, ma anche molte scorie chimiche lo sono e non per questo l’industria chimica è stata messa al bando. Farlo solo con il nucleare è un atteggiamento incoerente. Ovviamente tutti vorrebbero una autosifficienza energetica basata su eolico e solare (e idroelettrico, che però ha già praticamente raggiunto in Italia i limiti di sfruttamento) ma al momento (e per almeno alcuni decenni a venire) tali fonti non bastano. Chi punta solo su tali fonti (sulle quali è doveroso fare ricerca ed incentivarne la diffusione) escludendo il nucleare fa demagogia o è semplicemente male informato.