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	<title>Commenti a: Il picco del picco</title>
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	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
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		<title>Di: azimut72</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/il-picco-del-picco/comment-page-1/#comment-1990</link>
		<dc:creator>azimut72</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 12:45:26 +0000</pubDate>
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		<description>lettura consigliatissima
http://www.econbrowser.com/archives/2009/10/working_harder.html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>lettura consigliatissima<br />
<a href="http://www.econbrowser.com/archives/2009/10/working_harder.html" rel="nofollow">http://www.econbrowser.com/archives/2009/10/working_harder.html</a></p>
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		<title>Di: tap</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/il-picco-del-picco/comment-page-1/#comment-1912</link>
		<dc:creator>tap</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 21:38:22 +0000</pubDate>
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		<description>Quindi, grazie a mirabolanti nuove tecnologie andremo ad invertire la tendenza disastrosamente negativa nella scoperta di nuovi giacimenti, ed altre mirabolanti tecnologie ci porteranno ad abbattere i costi industriali (in un contesto universale di costi crescenti causati dalla &quot;fase di scarsità relativa di greggio&quot;) di estrazione dai giacimenti già esistenti. Parliamo, per esempio, del maxi-giacimento messicano. Prevede dunque che sia recuperabile? Se vuole dare un&#039;occhiata ai numeri (e lasciare un attimo da parte le funzioni di domanda e offerta), si convincerà anche lei che soffre di &quot;depletion&quot;, una malattia sconosciuta a chi si occupa di business (e non di economia). Dubito che qualche ingegnere possa trovare un modo per rendere il petrolio messicano &quot;difficult today, easy tomorrow&quot;. Questione di aspettative e di ottimismo? Non così tanto: esiste un concetto nella teoria della probabilità, quello di &quot;probabilità oggettiva&quot;, che si fonda sulla statistica, ovvero sulle osservazioni passate di fenomeni analoghi. Oggi la statistica butta tutta a favore della teoria del picco, ci dice che *molto probabilmente* vedremo noi stessi, non i nostri figli, l&#039;inesorabile ed inaudito declino della produzione e del consumo di petrolio nel mondo.
Può essere che ciò avverrà senza che la maggior parte di noi ne sia informata, senza che abbia consapevolezza della natura del cambiamento, e che la teoria del picco sperimenti il suo picco di interesse contemporaneo a quello del petrolio. Qualcuno ha detto che vivremo il &quot;peak-everything&quot;.  Anche i blog probabilmente &quot;piccheranno&quot;.
Che adegueremo il nostro comportamento ai nuovi prezzi relativi è fuori discussione, su questo è impossibile essere in disaccordo. Ma quando i prezzi tagliano la domanda di un bene estremamente difficile da sostituire, saprà anche che ciò può significare la morte per stenti di un certo numero di persone. Ancor oggi in molti paesi puoi modellizzare la pancia gonfia dei bambini africani come &quot;un consumatore che esce dal mercato del pane&quot;. Lo ammetterà senz&#039;altro in linea teorica. Ma lei afferma che questo non accadrà (tralascio la ridicola affermazione finale che il petrolio è infinito), perchè il petrolio è sostituibile. Salvare il concetto di sostituibilità a tutti i costi! Non so quanti tecnici oggi siano d&#039;accordo con lei. Un tempo l&#039;ottimismo era maggiore, oggi è diverso. Anche l&#039;ottimismo ha piccato. PEAK-EVERYTHING.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quindi, grazie a mirabolanti nuove tecnologie andremo ad invertire la tendenza disastrosamente negativa nella scoperta di nuovi giacimenti, ed altre mirabolanti tecnologie ci porteranno ad abbattere i costi industriali (in un contesto universale di costi crescenti causati dalla &#8220;fase di scarsità relativa di greggio&#8221;) di estrazione dai giacimenti già esistenti. Parliamo, per esempio, del maxi-giacimento messicano. Prevede dunque che sia recuperabile? Se vuole dare un&#8217;occhiata ai numeri (e lasciare un attimo da parte le funzioni di domanda e offerta), si convincerà anche lei che soffre di &#8220;depletion&#8221;, una malattia sconosciuta a chi si occupa di business (e non di economia). Dubito che qualche ingegnere possa trovare un modo per rendere il petrolio messicano &#8220;difficult today, easy tomorrow&#8221;. Questione di aspettative e di ottimismo? Non così tanto: esiste un concetto nella teoria della probabilità, quello di &#8220;probabilità oggettiva&#8221;, che si fonda sulla statistica, ovvero sulle osservazioni passate di fenomeni analoghi. Oggi la statistica butta tutta a favore della teoria del picco, ci dice che *molto probabilmente* vedremo noi stessi, non i nostri figli, l&#8217;inesorabile ed inaudito declino della produzione e del consumo di petrolio nel mondo.<br />
Può essere che ciò avverrà senza che la maggior parte di noi ne sia informata, senza che abbia consapevolezza della natura del cambiamento, e che la teoria del picco sperimenti il suo picco di interesse contemporaneo a quello del petrolio. Qualcuno ha detto che vivremo il &#8220;peak-everything&#8221;.  Anche i blog probabilmente &#8220;piccheranno&#8221;.<br />
Che adegueremo il nostro comportamento ai nuovi prezzi relativi è fuori discussione, su questo è impossibile essere in disaccordo. Ma quando i prezzi tagliano la domanda di un bene estremamente difficile da sostituire, saprà anche che ciò può significare la morte per stenti di un certo numero di persone. Ancor oggi in molti paesi puoi modellizzare la pancia gonfia dei bambini africani come &#8220;un consumatore che esce dal mercato del pane&#8221;. Lo ammetterà senz&#8217;altro in linea teorica. Ma lei afferma che questo non accadrà (tralascio la ridicola affermazione finale che il petrolio è infinito), perchè il petrolio è sostituibile. Salvare il concetto di sostituibilità a tutti i costi! Non so quanti tecnici oggi siano d&#8217;accordo con lei. Un tempo l&#8217;ottimismo era maggiore, oggi è diverso. Anche l&#8217;ottimismo ha piccato. PEAK-EVERYTHING.</p>
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		<title>Di: The Lallix</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/il-picco-del-picco/comment-page-1/#comment-1896</link>
		<dc:creator>The Lallix</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 13:56:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=3141#comment-1896</guid>
		<description>E bravo azimut72, quoto quello che dici e ci aggiungo questo:

Quei bravi ragazzi di Seeking Alpha riepilogano per noi la situazione (tragica davvero) del giacimento gigante di Cantarell nel Messico, il terzo del mondo. Hanno messo a disposizione pubblica un foglio excel in cui seguono l&#039;andamento della produzione. Lo trovate qui: e la scioccante sensazione è che abbiano sbagliato qualcosa, perché contraddice tutte le più ottimistiche previsioni sul declino di un giacimento. E&#039; un range di nemmeno due anni, e se continua così tra un anno è chiuso, finito, kaputt.

Cogliamo l&#039;occasione per ricordare che il Messico è il terzo fornitore di petrolio degli Stati Uniti, che importano oggi circa un milione di barili al giorno dal vicino di casa (quasi 300 mila barili in meno rispetto a un anno fa). Non passerà molto tempo che il Messico dovrà decidere se smettere di esportare o lasciare a secco i propri cittadini. Ne abbiamo parlato moltissimo, qui i vecchi post. Il primo dei quali risale nientemeno che al Dicembre 2005, e si intitolava &quot;Buena noches, Cantarell!&quot;.

The Lallix

 fonte: http://petrolio.blogosfere.it/2009/10/cantarell-nero-su-bianco.html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E bravo azimut72, quoto quello che dici e ci aggiungo questo:</p>
<p>Quei bravi ragazzi di Seeking Alpha riepilogano per noi la situazione (tragica davvero) del giacimento gigante di Cantarell nel Messico, il terzo del mondo. Hanno messo a disposizione pubblica un foglio excel in cui seguono l&#8217;andamento della produzione. Lo trovate qui: e la scioccante sensazione è che abbiano sbagliato qualcosa, perché contraddice tutte le più ottimistiche previsioni sul declino di un giacimento. E&#8217; un range di nemmeno due anni, e se continua così tra un anno è chiuso, finito, kaputt.</p>
<p>Cogliamo l&#8217;occasione per ricordare che il Messico è il terzo fornitore di petrolio degli Stati Uniti, che importano oggi circa un milione di barili al giorno dal vicino di casa (quasi 300 mila barili in meno rispetto a un anno fa). Non passerà molto tempo che il Messico dovrà decidere se smettere di esportare o lasciare a secco i propri cittadini. Ne abbiamo parlato moltissimo, qui i vecchi post. Il primo dei quali risale nientemeno che al Dicembre 2005, e si intitolava &#8220;Buena noches, Cantarell!&#8221;.</p>
<p>The Lallix</p>
<p> fonte: <a href="http://petrolio.blogosfere.it/2009/10/cantarell-nero-su-bianco.html" rel="nofollow">http://petrolio.blogosfere.it/2009/10/cantarell-nero-su-bianco.html</a></p>
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		<title>Di: manT</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/il-picco-del-picco/comment-page-1/#comment-1895</link>
		<dc:creator>manT</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 13:39:23 +0000</pubDate>
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		<description>@azimut72: Molto interessante.
Cosa ne pensa lei, che è del settore, della CNOOC(China National Offshore) in Nigeria? 
L&#039;affare pare stratosferico...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@azimut72: Molto interessante.<br />
Cosa ne pensa lei, che è del settore, della CNOOC(China National Offshore) in Nigeria?<br />
L&#8217;affare pare stratosferico&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: azimut72</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/il-picco-del-picco/comment-page-1/#comment-1892</link>
		<dc:creator>azimut72</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 12:41:10 +0000</pubDate>
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		<description>Stagnaro, 
mi consenta di dire &quot;post bello...ma incompleto o leggermente elusivo&quot;.

1) Il peak-oil non significa la fine del petrolio (sono d&#039;accordo con lei che probabilmente ce n&#039;è abbastanza fino al ventrieesimo/ventiquattresimo secolo...). Il peak-oil definisce il momento in cui non è più conveniente estrarlo e/o l&#039;economia non è più in grado di sostenerne l&#039;estrazione (ovvero, se rigirassimo i costi al consumatore lo &quot;uccideremmo&quot;).

2) Hubbert ha avuto ragione. Mi corregga se sbaglio ma gli Stati Uniti non sono più esportatori di greggio per lo meno dal 1970. Fortuna che c&#039;era tanto petrolio altrove.
Aggiungo comunque che non temo smentite se affermo che di Ghawar (scoperto negli anni &#039;50) non ne esistono più. Forse ce n&#039;è un altro 5000 metri sotto il letto basaltico dell&#039;oceano....chissà...

3) Ogni giorno, il picco è confermato da altrettanti esempi negativi che controbilanciano ampiamente il Kern River Oil Field. Un esempio tra tutti: Cantarell (ancora più importante se si pensa all&#039;importanza che ha per la stabilità delle casse messicane e delle importazioni statunitensi).

4) Benchè mi sia sembrato sottointeso, è bene sottolineare che attualmente si parla più esattamente di &quot;picco del greggio&quot; più che &quot;picco del petrolio&quot;. Infatti, se si guardano i dati degli &quot;all liquids&quot; altre componenti come il gas naturale sono in crescita, forse sovrabbondanti (le esplorazioni nell&#039;artico sembrano aggiungere altre enormi riserve in questo senso). Personalmente, più che un tema di crisi energetica ne farei un tema di crisi petrolchimica (solo dal greggio è possibile ricavare le sostanze alla base del nostro tenore di vita...si pensi ai fertilizzanti...).

5) E&#039; passato inosservato (in maniera colpevole...a proposito della inadeguatezza delle fonti di informazione). Tuttavia, in ottobre 2008 il mid-long term report della IEA ha segnato un punto di svolta. Di fatto ha confermato il &quot;picco del greggio&quot; (alta probabilità di averlo raggiunto).

6) Come ho già scritto al Dott. Giannino, mentre noi parliamo &quot;filosoficamente&quot; di &quot;picco del greggio&quot;, alcune majors (tra cui la EXXONMOBIL e la TOTAL citata prima - su di lei si potrebbe dire di più guardando agli apparentemente strani investimenti in canada) già adesso (intendo ORA) lo hanno inserito nei loro modelli di marketing strategico (per i profani, di solito sono piani con orizzonti di 5-6 anni).

7) Sono perfettamente d&#039;accordo con lei che spesso si sottovaluta la forza &quot;propulsiva&quot; della creatività e dell&#039;avanzamento tecnologico. Tuttavia, molti fautori del petrolio tout court (per la precisione, io stesso prendo lo stipendio grazie al petrolio), credo che stiano eccessivamente sottovalutando le alternative (energetiche soprattutto). 

Grazie comunque per questi post in un panorama desolante dell&#039;informazione italiana.
azimut72</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Stagnaro,<br />
mi consenta di dire &#8220;post bello&#8230;ma incompleto o leggermente elusivo&#8221;.</p>
<p>1) Il peak-oil non significa la fine del petrolio (sono d&#8217;accordo con lei che probabilmente ce n&#8217;è abbastanza fino al ventrieesimo/ventiquattresimo secolo&#8230;). Il peak-oil definisce il momento in cui non è più conveniente estrarlo e/o l&#8217;economia non è più in grado di sostenerne l&#8217;estrazione (ovvero, se rigirassimo i costi al consumatore lo &#8220;uccideremmo&#8221;).</p>
<p>2) Hubbert ha avuto ragione. Mi corregga se sbaglio ma gli Stati Uniti non sono più esportatori di greggio per lo meno dal 1970. Fortuna che c&#8217;era tanto petrolio altrove.<br />
Aggiungo comunque che non temo smentite se affermo che di Ghawar (scoperto negli anni &#8217;50) non ne esistono più. Forse ce n&#8217;è un altro 5000 metri sotto il letto basaltico dell&#8217;oceano&#8230;.chissà&#8230;</p>
<p>3) Ogni giorno, il picco è confermato da altrettanti esempi negativi che controbilanciano ampiamente il Kern River Oil Field. Un esempio tra tutti: Cantarell (ancora più importante se si pensa all&#8217;importanza che ha per la stabilità delle casse messicane e delle importazioni statunitensi).</p>
<p>4) Benchè mi sia sembrato sottointeso, è bene sottolineare che attualmente si parla più esattamente di &#8220;picco del greggio&#8221; più che &#8220;picco del petrolio&#8221;. Infatti, se si guardano i dati degli &#8220;all liquids&#8221; altre componenti come il gas naturale sono in crescita, forse sovrabbondanti (le esplorazioni nell&#8217;artico sembrano aggiungere altre enormi riserve in questo senso). Personalmente, più che un tema di crisi energetica ne farei un tema di crisi petrolchimica (solo dal greggio è possibile ricavare le sostanze alla base del nostro tenore di vita&#8230;si pensi ai fertilizzanti&#8230;).</p>
<p>5) E&#8217; passato inosservato (in maniera colpevole&#8230;a proposito della inadeguatezza delle fonti di informazione). Tuttavia, in ottobre 2008 il mid-long term report della IEA ha segnato un punto di svolta. Di fatto ha confermato il &#8220;picco del greggio&#8221; (alta probabilità di averlo raggiunto).</p>
<p>6) Come ho già scritto al Dott. Giannino, mentre noi parliamo &#8220;filosoficamente&#8221; di &#8220;picco del greggio&#8221;, alcune majors (tra cui la EXXONMOBIL e la TOTAL citata prima &#8211; su di lei si potrebbe dire di più guardando agli apparentemente strani investimenti in canada) già adesso (intendo ORA) lo hanno inserito nei loro modelli di marketing strategico (per i profani, di solito sono piani con orizzonti di 5-6 anni).</p>
<p>7) Sono perfettamente d&#8217;accordo con lei che spesso si sottovaluta la forza &#8220;propulsiva&#8221; della creatività e dell&#8217;avanzamento tecnologico. Tuttavia, molti fautori del petrolio tout court (per la precisione, io stesso prendo lo stipendio grazie al petrolio), credo che stiano eccessivamente sottovalutando le alternative (energetiche soprattutto). </p>
<p>Grazie comunque per questi post in un panorama desolante dell&#8217;informazione italiana.<br />
azimut72</p>
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		<title>Di: Fabio</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/il-picco-del-picco/comment-page-1/#comment-1890</link>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 09:25:30 +0000</pubDate>
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		<description>Ringrazio tutti per le notizie davvero interessanti contenute in questo post. Da non esperto, faccio fatica a comprendere la logica di chi dibatte di picchi e non picchi di produzione. Infatti se non sappiamo quanto petrolio abbiamo sotto i piedi, né possiamo prevedere di quali tecnologie disporremo in futuro per scovarlo ed estrarlo, ogni ragionamento in materia rischia di assomigliare a quello del manzoniano don Ferrante che, dato che non si conoscevano né microbi né batteri, aveva ragione di negare sillogisticamente la peste, e merito grande di morirne per non venir meno alle regole del ragionamento, incolpandone le stelle. Ciononostante, ritengo che vi sia un’ottima ragione per fare tutto il possibile per cercare di svincolarci dagli idrocarburi, senza ovviamente tirare in ballo le solite fissazioni ambientaliste. E’ stato giustamente osservato che la seconda guerra mondiale fu una guerra tra chi disponeva del petrolio e chi no. E fu fortunatamente vinta dai primi. In effetti allora gli alleati disponevano sul loro territorio nazionale (USA) o in territori da loro militarmente controllati (UK) di tutte le riserve energetiche di cui avevano bisogno. Oggi le riserve energetiche di cui necessita l’occidente si trovano principalmente in territori fuori controllo e, in molti casi, addirittura potenzialmente ostili. Lo stesso accade con riguardo alle vie di transito. E ciò costituisce un gravissimo fattore di debolezza strategica, per superare la quale sarebbe necessario investire ogni possibile risorsa</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio tutti per le notizie davvero interessanti contenute in questo post. Da non esperto, faccio fatica a comprendere la logica di chi dibatte di picchi e non picchi di produzione. Infatti se non sappiamo quanto petrolio abbiamo sotto i piedi, né possiamo prevedere di quali tecnologie disporremo in futuro per scovarlo ed estrarlo, ogni ragionamento in materia rischia di assomigliare a quello del manzoniano don Ferrante che, dato che non si conoscevano né microbi né batteri, aveva ragione di negare sillogisticamente la peste, e merito grande di morirne per non venir meno alle regole del ragionamento, incolpandone le stelle. Ciononostante, ritengo che vi sia un’ottima ragione per fare tutto il possibile per cercare di svincolarci dagli idrocarburi, senza ovviamente tirare in ballo le solite fissazioni ambientaliste. E’ stato giustamente osservato che la seconda guerra mondiale fu una guerra tra chi disponeva del petrolio e chi no. E fu fortunatamente vinta dai primi. In effetti allora gli alleati disponevano sul loro territorio nazionale (USA) o in territori da loro militarmente controllati (UK) di tutte le riserve energetiche di cui avevano bisogno. Oggi le riserve energetiche di cui necessita l’occidente si trovano principalmente in territori fuori controllo e, in molti casi, addirittura potenzialmente ostili. Lo stesso accade con riguardo alle vie di transito. E ciò costituisce un gravissimo fattore di debolezza strategica, per superare la quale sarebbe necessario investire ogni possibile risorsa</p>
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		<title>Di: Leonardo</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/il-picco-del-picco/comment-page-1/#comment-1889</link>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 09:01:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=3141#comment-1889</guid>
		<description>La conclusione raggiunta è tutt&#039;altro che ovvia. Un prezzo intorno ai 30-40$ riattiverebbe il paradosso di Jevons, ci sarebbe un nuovo boom economico, nuovi SUV, nuova crescita dei consumi, fino a saturare la nuova capacità produttiva raggiunta. Nuova dinamica dei prezzi in salita, fino ad un nuovo punto di rottura che causerà una nuova recessione. Altro discorso, relativo ai produttori: di fronte ad un prezzo troppo basso alcuni che si trovano in situazioni finanziarie migliori (OPEC?) potrebbero decidere di ridurre la produzione preservando le proprie risorse per tempi di mercato migliori, mentre altre economie più deboli (Russia?) sarebbero costrette ad un  aumento di produzione per colmare il gap di entra ed evitare l&#039;avvitarsi in una profonda recessione, con l&#039;assurdo però di aumentare il tasso di depletion delle loro riserve.
Sfortunatamente, nel caso di petrolio e gas, il problema principale risiede nell&#039;enorme gap temporale tra segnale di abbondanza/scarsità sui mercati, reperimento dei finanziamenti necessari a mettere in linea nuova produzione, e quando effettivamente questa nuova produzione raggiunge il mercato (si parla di anni). Perciò, l&#039;unica cosa abbastanza certa sembra essere una certa volatilità dei prezzi, soprattutto dei futures, magari un po&#039; meno sul prezzo spot. Alla fine la colpa sarà data agli speculatori, mentre il problema maggiore risiede nell&#039;inerzia della risposta del sistema produttivo. Alla fine, in un modo o nell&#039;altro, questo è l&#039;effetto del picco. In fondo è solo un cambiamento di segno di una derivata... cosa volete che sia!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La conclusione raggiunta è tutt&#8217;altro che ovvia. Un prezzo intorno ai 30-40$ riattiverebbe il paradosso di Jevons, ci sarebbe un nuovo boom economico, nuovi SUV, nuova crescita dei consumi, fino a saturare la nuova capacità produttiva raggiunta. Nuova dinamica dei prezzi in salita, fino ad un nuovo punto di rottura che causerà una nuova recessione. Altro discorso, relativo ai produttori: di fronte ad un prezzo troppo basso alcuni che si trovano in situazioni finanziarie migliori (OPEC?) potrebbero decidere di ridurre la produzione preservando le proprie risorse per tempi di mercato migliori, mentre altre economie più deboli (Russia?) sarebbero costrette ad un  aumento di produzione per colmare il gap di entra ed evitare l&#8217;avvitarsi in una profonda recessione, con l&#8217;assurdo però di aumentare il tasso di depletion delle loro riserve.<br />
Sfortunatamente, nel caso di petrolio e gas, il problema principale risiede nell&#8217;enorme gap temporale tra segnale di abbondanza/scarsità sui mercati, reperimento dei finanziamenti necessari a mettere in linea nuova produzione, e quando effettivamente questa nuova produzione raggiunge il mercato (si parla di anni). Perciò, l&#8217;unica cosa abbastanza certa sembra essere una certa volatilità dei prezzi, soprattutto dei futures, magari un po&#8217; meno sul prezzo spot. Alla fine la colpa sarà data agli speculatori, mentre il problema maggiore risiede nell&#8217;inerzia della risposta del sistema produttivo. Alla fine, in un modo o nell&#8217;altro, questo è l&#8217;effetto del picco. In fondo è solo un cambiamento di segno di una derivata&#8230; cosa volete che sia!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Riccardo</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/il-picco-del-picco/comment-page-1/#comment-1888</link>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 08:48:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=3141#comment-1888</guid>
		<description>Di Maugeri ho letto il bello ed istruttivo libro &quot;Petrolio&quot;. Sono daccordo con chi sostiene che intorno alla curva di Hubbert sia stata fatta tanta speculazione pecoreccia e tanto allarmismo. Va però anche contestualizzata: la notorietà del concetto è arrivata negli anni &#039;70 con lo shock petrolifero.
Il valore del concetto di picco è principalmente epistemologico. L&#039;idea che le risorse a disposizione dell&#039;uomo siano prive di un qualsiasi limite è semplicemente sbagliata, ma fino agli anni &#039;60 era semplicemente ridicolo anche solo pensare il contrario. Oggi non lo è più.
Forse il petrolio continuerà ad essere disponibile per i prossimi 1000 anni e concordo con Carlo che il mercato farà la sua preziosa parte, permettendo di &quot;apprezzarne&quot; la maggiore o minore scarsità, quello che è importante, a mio modesto parere, è che sia passato il concetto di scarsità delle risorse.

Mi permetto, a questo proposito di segnalare &quot;The Entropy Law and the Economic Process (1971)&quot; l&#039;opera prima di Nicholas Georgescu-Roegen, matematico ed economista rumeno che per primo ha affermato che il terzo principio della termodinamica dovrebbe essere un concetto chiaro non solo agli scienziati, ma anche agli economisti (ed ai think-thanker di varia natura)
Ciao, 
e rinnovo i complimenti per la freschezza di questo blog ;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Di Maugeri ho letto il bello ed istruttivo libro &#8220;Petrolio&#8221;. Sono daccordo con chi sostiene che intorno alla curva di Hubbert sia stata fatta tanta speculazione pecoreccia e tanto allarmismo. Va però anche contestualizzata: la notorietà del concetto è arrivata negli anni &#8217;70 con lo shock petrolifero.<br />
Il valore del concetto di picco è principalmente epistemologico. L&#8217;idea che le risorse a disposizione dell&#8217;uomo siano prive di un qualsiasi limite è semplicemente sbagliata, ma fino agli anni &#8217;60 era semplicemente ridicolo anche solo pensare il contrario. Oggi non lo è più.<br />
Forse il petrolio continuerà ad essere disponibile per i prossimi 1000 anni e concordo con Carlo che il mercato farà la sua preziosa parte, permettendo di &#8220;apprezzarne&#8221; la maggiore o minore scarsità, quello che è importante, a mio modesto parere, è che sia passato il concetto di scarsità delle risorse.</p>
<p>Mi permetto, a questo proposito di segnalare &#8220;The Entropy Law and the Economic Process (1971)&#8221; l&#8217;opera prima di Nicholas Georgescu-Roegen, matematico ed economista rumeno che per primo ha affermato che il terzo principio della termodinamica dovrebbe essere un concetto chiaro non solo agli scienziati, ma anche agli economisti (ed ai think-thanker di varia natura)<br />
Ciao,<br />
e rinnovo i complimenti per la freschezza di questo blog <img src='http://www.chicago-blog.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Di: The Lallix</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/il-picco-del-picco/comment-page-1/#comment-1882</link>
		<dc:creator>The Lallix</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 22:00:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=3141#comment-1882</guid>
		<description>Petrolio/ ad Total: senza investimenti barile oltre 100 dollari

Roma, 21 set. (Apcom) - Senza nuovi, consistenti, investimenti nella ricerca di nuovi giacimenti, i prezzi del petrolio potrebbero tornare presto sopra i 100 dollari al barile dal momento che troppo poco è stato fatto durante la crisi economica per reperire nuove riserve. A lanciare l&#039;allarme è l&#039;amministratore delegato della multinazionale petrolifera francese Total, Christophe de Margerie, che in un&#039;intervista concessa alla Bbc ha impiegato toni allarmati.

&quot;Se non ci muoviamo ora ci sarà un problema e tra due-tre anni sarà troppo tardi&quot;, ha detto il top manager transalpino prevedendo che il prezzo del barile possa in un prossimo futuro tornare a scavalcare i 100 dollari dagli attuali circa 70.

Il rischio è legato a un fattore preciso che l&#039;amministratore delegato di Total riassume così: &quot;Le riserve petrolifere sono lì, ma se non si investe non arrivano sul mercato. E ciò che dobbiamo decidere oggi è la produzione per il 2010-2015. In questo lasso di tempo dunque potremmo trovarci dinanzi a troppo poco petrolio per far fronte alla domanda&quot;.

D&#039;altronde, ha aggiunto de Margerie, i maggiori Paesi produttori di greggio, che hanno già tagliato i loro livelli produttivi allo scopo di proteggere i prezzi in un contesto di calod ella domanda, non possono certo essere incolpati per gli scarsi investimenti. &quot;Non si può chiedere a questi Paesi, anch&#039;essi investiti dalla crisi, di continuare a investire per una potenziale ripresa della domanda e di fare questo a beneficio del mondo&quot;. Il problema è politico e coinvolge i leader mondiali. &quot;Penso - ha concluso de Margerie - che il nostro ruolo sia quello di forzare i governanti dei nostri Paesi a pensare a questa nostra preoccupazione&quot;.

Questo non lo dice un geologo, lo dice un AD uno che guarda al cash per il cash.

Production from the world&#039;s second-largest oil field may decline without the help of international oil companies. Kuwait, which produces 2.2 million bbl/day, has failed to renew agreements with several international oil companies including BP and Chevron. The Burgan, second in size only to Ghawar in Saudi Arabia, has an estimated capacity of 1.4-1.5 million bbl/day. It possibly could have been maintained for more than 10 years. Without expertise the production will decline in five years.

Chi parla è proprio Lynch....Quanti barili ci vorranno per estrarre un barile di petrolio? Ne vogliamo parlare del Return Of Investiment? Vogliamo iniettare panna liquida per mantenere la produttività di giacimenti che non pomperanno mi più come un tempo?
A per onore della cronaca vorrei anche ricordare che Lynch mette nello steso paniere TUTTI i liquidi, sabbie, rocce insomma tutto quello da cui si puo&#039; spremere greggio.
Se e quando l&#039;economia si rimetterà in moto il prezzo tornerà a schizzare in alto assieme alla domanda accelerando i consumi delle risorse, rendendo nuovamente produttivi estrazioni e raffinazioni tra i 30 e i 45 dollari (sempre che si usi ancora il dollaro).

Dubito anche che non abbiano già cercato in ogni anfratto del globo, queste sanguisughe cercano il sangue nero ogni giorno e non ci riescono.
Insomma la coperta è corta e chi non prendere in considerazione quest&#039;idea mostra una certa leggerezza e la speranza che la tecnologia risolva il problema di una risorsa limitata è a dir poco vana visto che se così fosse ad un aumento di tecnologia di ricerca dei pozzi sarebbe dovuto corrispondere un aumento delle scoperte dei campi petroliferi, invece nonostaste l&#039;enorme sviluppo tecnologico è dagli anni sessanta che le scoperte di nuovi giacimenti è in perenne ed innegabile discesa. E visto che la Wiki la usiamo tutti usiamola in modo completo http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_oil_fields
Il fatto è che a questa notizia non si da risalto mentre si vaneggiano e si pubblicizzano con la grancassa le rare nuove scoperte che non sono ancora entrate in linea che non si sa quanto costino da estrarre come i famigerati pozzi brasiliani stimati in 25/40 miliardi di barili posta l&#039;estrazione al 100% il che non è mai così .... a 10000 metri sottolineo 10000 metri di profondità? Trivellazioni previste 2012 forse, Kazakistan 30 miliardi di barili...trivellazioni rimandate al 2013. Dividete queste enormi cifre per una media di 80 milioni di barili al giorno e scoprirete che durano veramente poco.  E così si scopre che dei giacimenti rilevanti scoperti negli ultimi 30 anni ne sono entrati in produzione solo 2 tanto che il 70% del petrolio prodotto proviene da giacimenti scoperti prima del 1970. Ua bella lettura http://www.simmonsco-intl.com/files/giantoilfields.pdf
Questo mi fa supporre che anche la produttività dei singoli pozzi continuerà a decrescere nonostante il continuo apporto tecnologico


Faccio comunque i complimenti per il blog che mi da l&#039;opportunità di leggere informazioni non filtrate. 

The Lallix</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Petrolio/ ad Total: senza investimenti barile oltre 100 dollari</p>
<p>Roma, 21 set. (Apcom) &#8211; Senza nuovi, consistenti, investimenti nella ricerca di nuovi giacimenti, i prezzi del petrolio potrebbero tornare presto sopra i 100 dollari al barile dal momento che troppo poco è stato fatto durante la crisi economica per reperire nuove riserve. A lanciare l&#8217;allarme è l&#8217;amministratore delegato della multinazionale petrolifera francese Total, Christophe de Margerie, che in un&#8217;intervista concessa alla Bbc ha impiegato toni allarmati.</p>
<p>&#8220;Se non ci muoviamo ora ci sarà un problema e tra due-tre anni sarà troppo tardi&#8221;, ha detto il top manager transalpino prevedendo che il prezzo del barile possa in un prossimo futuro tornare a scavalcare i 100 dollari dagli attuali circa 70.</p>
<p>Il rischio è legato a un fattore preciso che l&#8217;amministratore delegato di Total riassume così: &#8220;Le riserve petrolifere sono lì, ma se non si investe non arrivano sul mercato. E ciò che dobbiamo decidere oggi è la produzione per il 2010-2015. In questo lasso di tempo dunque potremmo trovarci dinanzi a troppo poco petrolio per far fronte alla domanda&#8221;.</p>
<p>D&#8217;altronde, ha aggiunto de Margerie, i maggiori Paesi produttori di greggio, che hanno già tagliato i loro livelli produttivi allo scopo di proteggere i prezzi in un contesto di calod ella domanda, non possono certo essere incolpati per gli scarsi investimenti. &#8220;Non si può chiedere a questi Paesi, anch&#8217;essi investiti dalla crisi, di continuare a investire per una potenziale ripresa della domanda e di fare questo a beneficio del mondo&#8221;. Il problema è politico e coinvolge i leader mondiali. &#8220;Penso &#8211; ha concluso de Margerie &#8211; che il nostro ruolo sia quello di forzare i governanti dei nostri Paesi a pensare a questa nostra preoccupazione&#8221;.</p>
<p>Questo non lo dice un geologo, lo dice un AD uno che guarda al cash per il cash.</p>
<p>Production from the world&#8217;s second-largest oil field may decline without the help of international oil companies. Kuwait, which produces 2.2 million bbl/day, has failed to renew agreements with several international oil companies including BP and Chevron. The Burgan, second in size only to Ghawar in Saudi Arabia, has an estimated capacity of 1.4-1.5 million bbl/day. It possibly could have been maintained for more than 10 years. Without expertise the production will decline in five years.</p>
<p>Chi parla è proprio Lynch&#8230;.Quanti barili ci vorranno per estrarre un barile di petrolio? Ne vogliamo parlare del Return Of Investiment? Vogliamo iniettare panna liquida per mantenere la produttività di giacimenti che non pomperanno mi più come un tempo?<br />
A per onore della cronaca vorrei anche ricordare che Lynch mette nello steso paniere TUTTI i liquidi, sabbie, rocce insomma tutto quello da cui si puo&#8217; spremere greggio.<br />
Se e quando l&#8217;economia si rimetterà in moto il prezzo tornerà a schizzare in alto assieme alla domanda accelerando i consumi delle risorse, rendendo nuovamente produttivi estrazioni e raffinazioni tra i 30 e i 45 dollari (sempre che si usi ancora il dollaro).</p>
<p>Dubito anche che non abbiano già cercato in ogni anfratto del globo, queste sanguisughe cercano il sangue nero ogni giorno e non ci riescono.<br />
Insomma la coperta è corta e chi non prendere in considerazione quest&#8217;idea mostra una certa leggerezza e la speranza che la tecnologia risolva il problema di una risorsa limitata è a dir poco vana visto che se così fosse ad un aumento di tecnologia di ricerca dei pozzi sarebbe dovuto corrispondere un aumento delle scoperte dei campi petroliferi, invece nonostaste l&#8217;enorme sviluppo tecnologico è dagli anni sessanta che le scoperte di nuovi giacimenti è in perenne ed innegabile discesa. E visto che la Wiki la usiamo tutti usiamola in modo completo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_oil_fields" rel="nofollow">http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_oil_fields</a><br />
Il fatto è che a questa notizia non si da risalto mentre si vaneggiano e si pubblicizzano con la grancassa le rare nuove scoperte che non sono ancora entrate in linea che non si sa quanto costino da estrarre come i famigerati pozzi brasiliani stimati in 25/40 miliardi di barili posta l&#8217;estrazione al 100% il che non è mai così &#8230;. a 10000 metri sottolineo 10000 metri di profondità? Trivellazioni previste 2012 forse, Kazakistan 30 miliardi di barili&#8230;trivellazioni rimandate al 2013. Dividete queste enormi cifre per una media di 80 milioni di barili al giorno e scoprirete che durano veramente poco.  E così si scopre che dei giacimenti rilevanti scoperti negli ultimi 30 anni ne sono entrati in produzione solo 2 tanto che il 70% del petrolio prodotto proviene da giacimenti scoperti prima del 1970. Ua bella lettura <a href="http://www.simmonsco-intl.com/files/giantoilfields.pdf" rel="nofollow">http://www.simmonsco-intl.com/files/giantoilfields.pdf</a><br />
Questo mi fa supporre che anche la produttività dei singoli pozzi continuerà a decrescere nonostante il continuo apporto tecnologico</p>
<p>Faccio comunque i complimenti per il blog che mi da l&#8217;opportunità di leggere informazioni non filtrate. </p>
<p>The Lallix</p>
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		<title>Di: Piero</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/il-picco-del-picco/comment-page-1/#comment-1881</link>
		<dc:creator>Piero</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 21:19:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=3141#comment-1881</guid>
		<description>parto con una sensazione universale.. nessun essere umano è in grado di sapere cosa succederà tra 30 anni... figuriamoci 100..

* al Nymex esistono report che mostrano su cosa scommette il mercato oil nel breve.. i Commercial (le Industrie + sorry GS+MS) sono Short.. gli Speculatori Long..
ma questi giochini con la strategia di lungo poco hanno a che fare..

* le tecniche di trivellazione off shore mi sembra d&#039;aver capito che fanno miracoli rispetto a 10 anni fa..

* dicono che in questi anni di crisi le esplorazioni diminuiscono xrchè il prezzo basso del greggio non ripaga il pay back... dicono che il prezzo giusto x nuove scoperte sia 70$ (il doppio di quei 35$ di cui parli tu.. la metà della speculazione 2008 di GS)..
così nel post crisi prevedo un rialzo x un pò di anni come te (andate long sull&#039;Oil soprattutto se ritocca i 60$)

* ed Brick con i loro miliardi di persone che aumenteranno consume al 7% annuo (stima da me inventata) chi è in grado di calcolarli nei decenni nell&#039;equilibrio domanda/offerta ?

* ed il reale contro-effetto del risparmio energetico dell&#039;occidente quanto compenserà ?

ri-concludo con la premessa: dubito che qualcuno a prevedere nei decenni ormai Globalizzati la nuova SuperComplessità..

cia... Piero</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>parto con una sensazione universale.. nessun essere umano è in grado di sapere cosa succederà tra 30 anni&#8230; figuriamoci 100..</p>
<p>* al Nymex esistono report che mostrano su cosa scommette il mercato oil nel breve.. i Commercial (le Industrie + sorry GS+MS) sono Short.. gli Speculatori Long..<br />
ma questi giochini con la strategia di lungo poco hanno a che fare..</p>
<p>* le tecniche di trivellazione off shore mi sembra d&#8217;aver capito che fanno miracoli rispetto a 10 anni fa..</p>
<p>* dicono che in questi anni di crisi le esplorazioni diminuiscono xrchè il prezzo basso del greggio non ripaga il pay back&#8230; dicono che il prezzo giusto x nuove scoperte sia 70$ (il doppio di quei 35$ di cui parli tu.. la metà della speculazione 2008 di GS)..<br />
così nel post crisi prevedo un rialzo x un pò di anni come te (andate long sull&#8217;Oil soprattutto se ritocca i 60$)</p>
<p>* ed Brick con i loro miliardi di persone che aumenteranno consume al 7% annuo (stima da me inventata) chi è in grado di calcolarli nei decenni nell&#8217;equilibrio domanda/offerta ?</p>
<p>* ed il reale contro-effetto del risparmio energetico dell&#8217;occidente quanto compenserà ?</p>
<p>ri-concludo con la premessa: dubito che qualcuno a prevedere nei decenni ormai Globalizzati la nuova SuperComplessità..</p>
<p>cia&#8230; Piero</p>
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