<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: A proposito di dialetti&#8230;</title>
	<atom:link href="http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/a-proposito-di-dialetti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/a-proposito-di-dialetti/</link>
	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
	<lastBuildDate>Sat, 11 Feb 2012 15:44:59 +0100</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=</generator>
	<item>
		<title>Di: David</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/a-proposito-di-dialetti/comment-page-1/#comment-2239</link>
		<dc:creator>David</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 15:42:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=3129#comment-2239</guid>
		<description>I mè cumpliment, gent! Inanz cunt i noster lenguv! E i mè cumpliment a vialter e&#039;l Giannino per el blog
David</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I mè cumpliment, gent! Inanz cunt i noster lenguv! E i mè cumpliment a vialter e&#8217;l Giannino per el blog<br />
David</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Stefano</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/a-proposito-di-dialetti/comment-page-1/#comment-1973</link>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 18:23:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=3129#comment-1973</guid>
		<description>Julio, mi scusi se glielo dico ma ha scritto un sacco di baggianate....
Il Veneto, il Piemontese, il Friulano, il Siciliano, etc etc, sono LINGUE ben distinte dall&#039;italiano, e considerate tali dalla maggior parte dei linguisti di tutto il mondo.(si legga se ha tempo il materiale a riguardo presente su wikipedia) 
Le prime 3 addirittura, a differenza dell&#039;italiano e dei &quot;dialetti&quot; del sud appartengono al gruppo delle lingue romanza occidentali. La distinzione lingua-dialetto è puramente politica, e sono i linguisti i primi a dirlo. In Italia tale status (l&#039;ultimo a riceverlo è stato il Sardo) è stato concesso a comunità periferiche e con scarso peso economico. L&#039;etichettare le altre lingue locali come &quot;dialetti&quot; rientra nella politica che dura da 150 anni del &quot;fare gli italiani&quot; facendo credere a un&#039;unicità linguistica da Trento alla Sicilia.
Nel caso specifico del Catalano, da lei citato, beh, fino a pochi decenni fa era stato relegato anch&#039;esso allo status di &quot;dialetto&quot;.(si legga la voce &quot;lingua catalana&quot; sempre su wikipedia).Lo parlavano più in pochi, esattamente come le nostre lingue locali. Solamente negli ultimi 50 anni è stato reintrodotto massicciamente e reso lingua ufficiale, essenzialmente per intraprendere un percorso di autonomia della Catalunya da Madrid. E lo spagnolo ancora oggi rimane comunque la lingua più parlata in Catalunya, anche perchè oltra la metà degli abitanti sono immigrati provenienti da altre regioni spagnole. E anche i &quot;catalani doc&quot; lo parlano perfettamente, sebbene molti di loro si rifiutino di parlarlo per una questione politica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Julio, mi scusi se glielo dico ma ha scritto un sacco di baggianate&#8230;.<br />
Il Veneto, il Piemontese, il Friulano, il Siciliano, etc etc, sono LINGUE ben distinte dall&#8217;italiano, e considerate tali dalla maggior parte dei linguisti di tutto il mondo.(si legga se ha tempo il materiale a riguardo presente su wikipedia)<br />
Le prime 3 addirittura, a differenza dell&#8217;italiano e dei &#8220;dialetti&#8221; del sud appartengono al gruppo delle lingue romanza occidentali. La distinzione lingua-dialetto è puramente politica, e sono i linguisti i primi a dirlo. In Italia tale status (l&#8217;ultimo a riceverlo è stato il Sardo) è stato concesso a comunità periferiche e con scarso peso economico. L&#8217;etichettare le altre lingue locali come &#8220;dialetti&#8221; rientra nella politica che dura da 150 anni del &#8220;fare gli italiani&#8221; facendo credere a un&#8217;unicità linguistica da Trento alla Sicilia.<br />
Nel caso specifico del Catalano, da lei citato, beh, fino a pochi decenni fa era stato relegato anch&#8217;esso allo status di &#8220;dialetto&#8221;.(si legga la voce &#8220;lingua catalana&#8221; sempre su wikipedia).Lo parlavano più in pochi, esattamente come le nostre lingue locali. Solamente negli ultimi 50 anni è stato reintrodotto massicciamente e reso lingua ufficiale, essenzialmente per intraprendere un percorso di autonomia della Catalunya da Madrid. E lo spagnolo ancora oggi rimane comunque la lingua più parlata in Catalunya, anche perchè oltra la metà degli abitanti sono immigrati provenienti da altre regioni spagnole. E anche i &#8220;catalani doc&#8221; lo parlano perfettamente, sebbene molti di loro si rifiutino di parlarlo per una questione politica.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: manT</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/a-proposito-di-dialetti/comment-page-1/#comment-1901</link>
		<dc:creator>manT</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 16:03:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=3129#comment-1901</guid>
		<description>Da semplice spettatore ho apprezzato la vostra diatriba. 
Molto istruttiva. Il nocciolo è proprio questo - il doppiopesismo verso il concetto della “biodiversità linguistica e culturale” (va bene solo lontano, possibilmente nel III mondo).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da semplice spettatore ho apprezzato la vostra diatriba.<br />
Molto istruttiva. Il nocciolo è proprio questo &#8211; il doppiopesismo verso il concetto della “biodiversità linguistica e culturale” (va bene solo lontano, possibilmente nel III mondo).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Julio</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/a-proposito-di-dialetti/comment-page-1/#comment-1900</link>
		<dc:creator>Julio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 15:59:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=3129#comment-1900</guid>
		<description>Beh, se lei pensa (e lo penso anch&#039;io pur non essendo italiano) che tanti non sanno parlare l&#039;italiano, non posso che essere d&#039;accordo. Il problema è che il bilinguismo di cui stiamo parlando, farà diventare più grave il problema. Si parlerà sempre meno italiano a Bolzano e spagnolo in Cataluyna e finiranno per non saperlo più parlare (cosa che stia già capitando). Poi, dove va a finire il bilinguismo? Sarebbe questa la tutela della biodiversità linguistica?
Mi auguro che ci siano persone inteligenti che facciano parlare perfettamente entrambe le lingue, lasciando da parte queste leggi che lei ha citato.
A proposito, abito in Veneto e pochissime persone al lavoro, in giro e della familia di mia moglie parlano veneto, mah...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, se lei pensa (e lo penso anch&#8217;io pur non essendo italiano) che tanti non sanno parlare l&#8217;italiano, non posso che essere d&#8217;accordo. Il problema è che il bilinguismo di cui stiamo parlando, farà diventare più grave il problema. Si parlerà sempre meno italiano a Bolzano e spagnolo in Cataluyna e finiranno per non saperlo più parlare (cosa che stia già capitando). Poi, dove va a finire il bilinguismo? Sarebbe questa la tutela della biodiversità linguistica?<br />
Mi auguro che ci siano persone inteligenti che facciano parlare perfettamente entrambe le lingue, lasciando da parte queste leggi che lei ha citato.<br />
A proposito, abito in Veneto e pochissime persone al lavoro, in giro e della familia di mia moglie parlano veneto, mah&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gioann pòlli</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/a-proposito-di-dialetti/comment-page-1/#comment-1899</link>
		<dc:creator>gioann pòlli</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 15:46:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=3129#comment-1899</guid>
		<description>Julio: la Regione Veneto, organo costituzionale dello Stato italiano, considera il veneto &quot;una lingua&quot;, e come tale la tutela con apposita legge regionale. Che è a sua volta fonte di diritto... Se lo Stato italiano - per ora - non  ha incluso il veneto nella normativa vigente, non per questo esso non ha una sua prima sacrosanta tutela istituzionale. E poi, in ogni caso, non è certo una legge dello Stato che cambia la sostanza delle cose. Al limite, può riconoscerla. Il veneto, per storia, uso sociale (il 65 per cento dei veneti, stime istat 2006, lo usa prevalentemente, ed è una stima in difetto), consapevolezza, letteratura E&#039; una lingua vera e propria, usata da tutte le classi sociali in ogni circostanza.
Sul fatto di conoscere una lingua di Stato: sa quanti cittadini italiani provano a parlare l&#039;italiano ma non ci riescono proprio? Purtroppo, tra di loro, anche molti insegnanti... 
Il punto è il riconoscimento UFFICIALE di un bilinguismo che è uno stato di fatto, che nemmeno la televisione pervasiva, la scuola centralista e il servizio militare obbligatorio (ora per fortuna abolito) sono riusciti PER FORTUNA a cambiare.
Sa che a Barcellona e a Bolzano non si insegna IL catalano o IL tedesco ma anche  IN catalano e IN tedesco? Lingua veicolare nelle scuole, non solo di insegnamento... Ecco perché è un po&#039; difficile insegnare matematica in catalano senza conoscerlo... Le ripeto: questa è l&#039;unica politica linguistica che può portare a buon fine le raccomandazioni, le direttive e i trattati internazionali sulla tutela della &quot;biodiversità linguistica&quot;. Se poi in Italia &quot;ci sono ben altri problemi&quot;, mi spiace. Il &quot;benaltrismo&quot; non è un argomento nelle mie corde.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Julio: la Regione Veneto, organo costituzionale dello Stato italiano, considera il veneto &#8220;una lingua&#8221;, e come tale la tutela con apposita legge regionale. Che è a sua volta fonte di diritto&#8230; Se lo Stato italiano &#8211; per ora &#8211; non  ha incluso il veneto nella normativa vigente, non per questo esso non ha una sua prima sacrosanta tutela istituzionale. E poi, in ogni caso, non è certo una legge dello Stato che cambia la sostanza delle cose. Al limite, può riconoscerla. Il veneto, per storia, uso sociale (il 65 per cento dei veneti, stime istat 2006, lo usa prevalentemente, ed è una stima in difetto), consapevolezza, letteratura E&#8217; una lingua vera e propria, usata da tutte le classi sociali in ogni circostanza.<br />
Sul fatto di conoscere una lingua di Stato: sa quanti cittadini italiani provano a parlare l&#8217;italiano ma non ci riescono proprio? Purtroppo, tra di loro, anche molti insegnanti&#8230;<br />
Il punto è il riconoscimento UFFICIALE di un bilinguismo che è uno stato di fatto, che nemmeno la televisione pervasiva, la scuola centralista e il servizio militare obbligatorio (ora per fortuna abolito) sono riusciti PER FORTUNA a cambiare.<br />
Sa che a Barcellona e a Bolzano non si insegna IL catalano o IL tedesco ma anche  IN catalano e IN tedesco? Lingua veicolare nelle scuole, non solo di insegnamento&#8230; Ecco perché è un po&#8217; difficile insegnare matematica in catalano senza conoscerlo&#8230; Le ripeto: questa è l&#8217;unica politica linguistica che può portare a buon fine le raccomandazioni, le direttive e i trattati internazionali sulla tutela della &#8220;biodiversità linguistica&#8221;. Se poi in Italia &#8220;ci sono ben altri problemi&#8221;, mi spiace. Il &#8220;benaltrismo&#8221; non è un argomento nelle mie corde.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Julio</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/a-proposito-di-dialetti/comment-page-1/#comment-1898</link>
		<dc:creator>Julio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 15:30:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=3129#comment-1898</guid>
		<description>Beh, il primo che, se non sbaglio, non considera il veneto una lingua è lo stato italiano.
Quanto alla Cataluyna, lo statuto potrà avere scritto quello che ha scritto lei, ma vada a sentire un po&#039; di catalani (ho diversi parenti vicino a Barcellona) parlare lo spagnolo: non ci riescono proprio...
Anch&#039;io sono d&#039;accordo sul fatto che il bilinguismo sia positivo, sia a Bolzano che a Barcellona, sempre che italiano e castigliano non vengano &quot;dimenticati&quot;.
Non sono però d&#039;accordo sul fatto che uno debba conoscere il tedesco a Bolzano o il catalano in Cataluyna per fare l&#039;insegnante di matematica, per esempio o per fare l&#039;impiegato del comune. Che possa contare come merito in una graduatoria, va bene, ma non che sia qualcosa che possa escludere.
E per finire, credo che ci siano tanti grossi problemi, sia in Italia che in Spagna, che vadano risolti in fretta prima di pensare se fare un telegiornale in dialetto o altre proposte del genere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, il primo che, se non sbaglio, non considera il veneto una lingua è lo stato italiano.<br />
Quanto alla Cataluyna, lo statuto potrà avere scritto quello che ha scritto lei, ma vada a sentire un po&#8217; di catalani (ho diversi parenti vicino a Barcellona) parlare lo spagnolo: non ci riescono proprio&#8230;<br />
Anch&#8217;io sono d&#8217;accordo sul fatto che il bilinguismo sia positivo, sia a Bolzano che a Barcellona, sempre che italiano e castigliano non vengano &#8220;dimenticati&#8221;.<br />
Non sono però d&#8217;accordo sul fatto che uno debba conoscere il tedesco a Bolzano o il catalano in Cataluyna per fare l&#8217;insegnante di matematica, per esempio o per fare l&#8217;impiegato del comune. Che possa contare come merito in una graduatoria, va bene, ma non che sia qualcosa che possa escludere.<br />
E per finire, credo che ci siano tanti grossi problemi, sia in Italia che in Spagna, che vadano risolti in fretta prima di pensare se fare un telegiornale in dialetto o altre proposte del genere.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gioann pòlli</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/a-proposito-di-dialetti/comment-page-1/#comment-1897</link>
		<dc:creator>gioann pòlli</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 15:07:20 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=3129#comment-1897</guid>
		<description>Caro Julio, così io sarei disinformato e ignorante (almeno in parte, dal momento che poi si è corretto)? Bene, allora mi informi lei: chi o cosa &quot;non considera lingua ma dialetto&quot; il veneto (non si confonda con il veneziano, del quale non ho mai parlato)? Attendo una sua risposta, ma faccia attenzione a non mettersi in trappola da solo...

Quanto alla Catalunya, si legga il secondo comma dell&#039;art.6 dello Statuto entrato in vigore nel 2005: &quot;Il catalano è la lingua ufficiale di Catalunya. Lo è anche il castigliano (spagnolo), che è la lingua ufficiale dello Stato spagnolo. Tutte le persone in Catalunya hanno il diritto di utilizzare e il diritto e il dovere di conoscere le due lingue ufficiali. I poteri pubblici di Catalunya devono mettere in atto i mezzi necessari per facilitare l&#039;esercizio di questi diritti e il compimento di questo dovere&quot;.

Lei dice &quot;vogliono proprio sostituire la propria lingua allo spagnolo&quot;. Vogliono chi, dal momento che la costituzione della Comunità autonoma statuisce il BILINGUISMO, non certo il monolinguismo catalano? Sul fatto che poi sia obbligatorio conoscere il catalano per ambire a posti di lavoro, l&#039;avevo già scritto io. Ed è giusto che sia così. Il bilinguismo integrale è l&#039;unica politica linguistica possibile se si vuole salvare una lingua regionale. E il catalano è ormai stato dichiarato, anni fa, fuori pericolo. D&#039;altra parte, provi lei a trovare lavoro a Bolzano senza conoscere il tedesco, o a Leeuwarden senza conoscere il frisone. E poi ne riparliamo.

Se poi non le piace la forma con cui il problema (posto a suo tempo dal Consiglio d&#039;Europa, dal Parlamento europeo e dall&#039;Unesco) è stato posto dalla Lega nello Stato italiano, allora identifichi lei un&#039;altra forza politica in campo che l&#039;abbia fatto o abbia l&#039;intenzione di farlo conformemente ai suoi gusti estetici. Perché il problema esiste. Ma soffermarsi sulla forma è il miglior pretesto per non aver alcuna intenzione di occuparsi della sostanza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Julio, così io sarei disinformato e ignorante (almeno in parte, dal momento che poi si è corretto)? Bene, allora mi informi lei: chi o cosa &#8220;non considera lingua ma dialetto&#8221; il veneto (non si confonda con il veneziano, del quale non ho mai parlato)? Attendo una sua risposta, ma faccia attenzione a non mettersi in trappola da solo&#8230;</p>
<p>Quanto alla Catalunya, si legga il secondo comma dell&#8217;art.6 dello Statuto entrato in vigore nel 2005: &#8220;Il catalano è la lingua ufficiale di Catalunya. Lo è anche il castigliano (spagnolo), che è la lingua ufficiale dello Stato spagnolo. Tutte le persone in Catalunya hanno il diritto di utilizzare e il diritto e il dovere di conoscere le due lingue ufficiali. I poteri pubblici di Catalunya devono mettere in atto i mezzi necessari per facilitare l&#8217;esercizio di questi diritti e il compimento di questo dovere&#8221;.</p>
<p>Lei dice &#8220;vogliono proprio sostituire la propria lingua allo spagnolo&#8221;. Vogliono chi, dal momento che la costituzione della Comunità autonoma statuisce il BILINGUISMO, non certo il monolinguismo catalano? Sul fatto che poi sia obbligatorio conoscere il catalano per ambire a posti di lavoro, l&#8217;avevo già scritto io. Ed è giusto che sia così. Il bilinguismo integrale è l&#8217;unica politica linguistica possibile se si vuole salvare una lingua regionale. E il catalano è ormai stato dichiarato, anni fa, fuori pericolo. D&#8217;altra parte, provi lei a trovare lavoro a Bolzano senza conoscere il tedesco, o a Leeuwarden senza conoscere il frisone. E poi ne riparliamo.</p>
<p>Se poi non le piace la forma con cui il problema (posto a suo tempo dal Consiglio d&#8217;Europa, dal Parlamento europeo e dall&#8217;Unesco) è stato posto dalla Lega nello Stato italiano, allora identifichi lei un&#8217;altra forza politica in campo che l&#8217;abbia fatto o abbia l&#8217;intenzione di farlo conformemente ai suoi gusti estetici. Perché il problema esiste. Ma soffermarsi sulla forma è il miglior pretesto per non aver alcuna intenzione di occuparsi della sostanza.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Julio</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/a-proposito-di-dialetti/comment-page-1/#comment-1894</link>
		<dc:creator>Julio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 13:16:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=3129#comment-1894</guid>
		<description>Mi correggo sul piemontese, è una lingua a differenza del veneziano o il bergamasco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi correggo sul piemontese, è una lingua a differenza del veneziano o il bergamasco</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Julio</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/a-proposito-di-dialetti/comment-page-1/#comment-1893</link>
		<dc:creator>Julio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 13:12:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=3129#comment-1893</guid>
		<description>Caro Gioann, mi sa che il disinformato e l&#039;ignorante lei, il veneziano o il piemontese non vengono considetare lingue ma dialetti, a differenza del catalano o il basco. Nessuno mette in discussione che ci siano grandi scrittori come Goldoni che scrivevano in dialetto. Nemmeno si mette in discussione che sia un bene per tutti il non perdere queste lingue e nemmeno i dialetti.
Mi sa che è anche abbastanza disinformato sul catalano, visto che in Catalogna vogliono proprio sostituire la propria lingua allo spagnolo, così è, che professori di università e altre cariche non sono ammesse se non sanno il catalano. E il prodronaggio della lingua spagnola in Catalogna lascia moooooolto a desiderare.
Il problema che volevo segnalare, non sta tanto nella sostanza ma nella forma di porre i problemi ed è li che la Lega è &quot;dottore&quot; in demagogia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Gioann, mi sa che il disinformato e l&#8217;ignorante lei, il veneziano o il piemontese non vengono considetare lingue ma dialetti, a differenza del catalano o il basco. Nessuno mette in discussione che ci siano grandi scrittori come Goldoni che scrivevano in dialetto. Nemmeno si mette in discussione che sia un bene per tutti il non perdere queste lingue e nemmeno i dialetti.<br />
Mi sa che è anche abbastanza disinformato sul catalano, visto che in Catalogna vogliono proprio sostituire la propria lingua allo spagnolo, così è, che professori di università e altre cariche non sono ammesse se non sanno il catalano. E il prodronaggio della lingua spagnola in Catalogna lascia moooooolto a desiderare.<br />
Il problema che volevo segnalare, non sta tanto nella sostanza ma nella forma di porre i problemi ed è li che la Lega è &#8220;dottore&#8221; in demagogia.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gioann Pòlli</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/10/06/a-proposito-di-dialetti/comment-page-1/#comment-1891</link>
		<dc:creator>Gioann Pòlli</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 10:58:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=3129#comment-1891</guid>
		<description>Mamma mia, quanta disinformazione. Nella prima risposta all&#039;ottimo articolo di Serena Sileoni tocca pure di leggere che lingue come piemontese, veneto e siciliano non avrebbero le stesse caratteristiche di &quot;lingua&quot; di catalano e basco... L&#039;ignoranza sta proprio nel NON SAPERE che le tre lingue regionali che ho citato hanno novecento anni di letteratura scritta, grammatiche, dizionari e una storia fatta anche di uso ufficiale di Stato e di corte. Oltre che, naturalmente, a NON essere derivazioni da quel volgare che noi chiamiamo &quot;italiano&quot; ma lingue sviluppatesi parallelamente ad esso dal latino. Nel caso del cosiddetto &quot;galloitalico&quot; (le lingue al di sopra della linea La Spezia - Rimini o Massa - Senigallia a seconda degli autori), tra l&#039;altro, il sistema tipologico è diverso da quello della lingua italiana, avendo come substrato la lingua celtica continentale.

Vorrei poi che si spiegasse il motivo per cui dare attuazione alle raccomandazioni del Consiglio d&#039;Europa, del Parlamento europeo e dell&#039;Unesco sarebbe &quot;demagogia&quot;. Francamente non comprendo.

Ancora, i &quot;signori della Lega&quot;, fino a prova contraria, non hanno MAI proposto di SOSTITUIRE le lingue locali a quella di Stato, né all&#039;inglese ma di AFFIANCARLE, come nel caso della Catalunya, della Galizia, dei Paesi baschi, del Galles... Esattamente come richiede la Carta europea delle lingue regionali e minoritarie stilata proprio dal Consiglio d&#039;Europa. Un po&#039; più di correttezza e un po&#039; più di argomentazioni, per favore, se si vuole essere credibili nelle critiche.

Infine, la questione della lingua locale come fattore di lavoro: l&#039;inglese è indispensabile per andare a lavorare fuori. La lingua locale dovrà esserlo per chi decide di restare a lavorare a casa propria: soltanto con il GLOCAL si battono gli effetti perversi della globalizzazione. La lingua locale sta già tornando nel circuito delle attività economiche, come tra l&#039;altro dimostra il successo delle prime iniziative di marketing e pubblicità che ne fanno uso. D&#039;altra parte, ancora una volta, Catalunya e Galles insegnano: lì si è perfettamente in grado di padroneggiare sia la lingua di comunicazione internazionale, sia quella di Stato (che per il Galles è la stessa), sia la lingua regionale. E chi non conosce quest&#039;ultima, oggi è molto improbabile che lì riesca a trovare un posto di lavoro.
Gioann Pòlli</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mamma mia, quanta disinformazione. Nella prima risposta all&#8217;ottimo articolo di Serena Sileoni tocca pure di leggere che lingue come piemontese, veneto e siciliano non avrebbero le stesse caratteristiche di &#8220;lingua&#8221; di catalano e basco&#8230; L&#8217;ignoranza sta proprio nel NON SAPERE che le tre lingue regionali che ho citato hanno novecento anni di letteratura scritta, grammatiche, dizionari e una storia fatta anche di uso ufficiale di Stato e di corte. Oltre che, naturalmente, a NON essere derivazioni da quel volgare che noi chiamiamo &#8220;italiano&#8221; ma lingue sviluppatesi parallelamente ad esso dal latino. Nel caso del cosiddetto &#8220;galloitalico&#8221; (le lingue al di sopra della linea La Spezia &#8211; Rimini o Massa &#8211; Senigallia a seconda degli autori), tra l&#8217;altro, il sistema tipologico è diverso da quello della lingua italiana, avendo come substrato la lingua celtica continentale.</p>
<p>Vorrei poi che si spiegasse il motivo per cui dare attuazione alle raccomandazioni del Consiglio d&#8217;Europa, del Parlamento europeo e dell&#8217;Unesco sarebbe &#8220;demagogia&#8221;. Francamente non comprendo.</p>
<p>Ancora, i &#8220;signori della Lega&#8221;, fino a prova contraria, non hanno MAI proposto di SOSTITUIRE le lingue locali a quella di Stato, né all&#8217;inglese ma di AFFIANCARLE, come nel caso della Catalunya, della Galizia, dei Paesi baschi, del Galles&#8230; Esattamente come richiede la Carta europea delle lingue regionali e minoritarie stilata proprio dal Consiglio d&#8217;Europa. Un po&#8217; più di correttezza e un po&#8217; più di argomentazioni, per favore, se si vuole essere credibili nelle critiche.</p>
<p>Infine, la questione della lingua locale come fattore di lavoro: l&#8217;inglese è indispensabile per andare a lavorare fuori. La lingua locale dovrà esserlo per chi decide di restare a lavorare a casa propria: soltanto con il GLOCAL si battono gli effetti perversi della globalizzazione. La lingua locale sta già tornando nel circuito delle attività economiche, come tra l&#8217;altro dimostra il successo delle prime iniziative di marketing e pubblicità che ne fanno uso. D&#8217;altra parte, ancora una volta, Catalunya e Galles insegnano: lì si è perfettamente in grado di padroneggiare sia la lingua di comunicazione internazionale, sia quella di Stato (che per il Galles è la stessa), sia la lingua regionale. E chi non conosce quest&#8217;ultima, oggi è molto improbabile che lì riesca a trovare un posto di lavoro.<br />
Gioann Pòlli</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

