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A proposito di dialetti…

Ora che anche l’Unesco (uno di quegli enti internazionali che tanto piacciono ai liberals) si è raccomandato di diffondere le lingue locali, chissà se i detrattori di Zaia si renderanno conto della contraddittorietà delle critiche mosse alla Lega…

Chi ancora ritiene una carnevalata un’azione di valorizzazione dei dialetti, è invitato a rileggere le polemiche ospitate dall’Unità, Ora fiction in dialetto o da Repubblica.it, La Lega apre un nuovo fronte “Fiction in dialetto sulla Rai” del 12 agosto scorso), adesso che l’Unesco, durante la Quarta Sessione del Comitato Intergovernativo della Convenzione dell’Unesco per il Patrimonio immateriale dell’Umanità, svoltasi ad Abu Dhabi, ha esortato gi Stati membri ad assumere “azioni finalizzate a promuovere l’educazione multilinguistica per includere i dialetti locali†(Decision 4. COM 6)

Gli sbandieratori del multiculturalismo, i protettori del pluralismo culturale contro l’imperialismo della cultura capitalistica (di cui la lingua inglese è componente essenziale), i paladini del diverso è bello, i sostenitori del glocal vs global, gli amanti dei dialetti (purché stranieri, come il catalano o il basco) si accorgeranno forse ora che difendere le particolarità culturali vale dentro e fuori i confini patri? E che sapere il dialetto dei nonni non è nemmeno per l’Unesco condizione escludente il parlare l’inglese?

6 ottobre 2009 Senza categoria

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  1. Julio
    6 ottobre 2009 a 12:32 | #1

    Cara Serena,
    una cosa è difendere i dialetti (da non confondere con vere lingue come il catalano o il basco, con secoli di storia, letteratura e addirittura lauree filologiche di 5 anni, per piacere!!!!!!) per evitare che vadano persi e un’altra ben diversa è usarli per fare demagogia come fanno i signori della lega.
    Una cosa è farli conoscere (meglio a casa e fra gli amici, ma mi sta bene anche a scuola sempre che non tolga tempo a materie più importanti) e un’altra è mettere il centralino del comune in bergamasco.
    Forse a lei non interessa se c’è gente che non lo capisce o non lo vuole parlare, ma anche queste persone vanno rispettate. E non farlo è una questione di mala educazione.
    Il fatto che venga promosso il dialetto quando la gente parla sempre peggio l’italiano fa proprio ridere.
    Sono d’accordo sul fatto che parlare il dialetto possa anche aiutare ai ragazzi nel aprire la mente anche ad altre lingue e che possa servire in questo senso nella loro formazione, ma non oltre. Il veneziano o il bergamasco serviranno come ricchezza culturale, cosa molto importante, ma non serviranno a trovare lavoro fuori dalla nostra porta.

  2. Ivan
    6 ottobre 2009 a 15:28 | #2

    @Serena: ta gh’et prope rasù!

    @Julio: Quanto alla demagogia, ne fa tanta la Lega difendendo i dialetti, quanta ne fa la sinistra liberal esaltando le differenze di chi viene da lontano, appiattendo però poi le differenze sottocasa.
    Quanto al centralino, si è una stupidata, ma basta metterci un “premi 1 per italiano, premi 2 per bergamasco, 3 per…”, come succede ad es. in California (Press1 for English, 2 for Spanish) :-)
    Seriamente, tenga conto che non è detto che tutto quello che si impara debba essere finalizzato a trovare un lavoro; non di solo pane…

  3. Julio
    6 ottobre 2009 a 17:55 | #3

    Ivan, mica difendevo la sinistra con la mia opinione. E certo, si può campare parlando solo il dialetto e restando sempre nel proprio terreno…
    Ma il punto è che le ultime uscite leghiste sono solo demagogiche:
    e lo sono perché sia questa storia dei dialetti, come quella della sicurezza, o del federalismo sono tutte cose di cui parlano e parlano ma poi non si fa nulla subito: il federalismo entrerà in vigore fra qualche anno (se non cambia la legge), sulla sicurezza, che dire? Loro sono al governo da parecchi anni e questo è stato l’anno con più clandestini arrivati e meno espulsi (pur avendo la Bossi-Fini da anni), hanno tolto i fondi per le forze di polizia…
    Vado avanti?

  4. Ivan
    6 ottobre 2009 a 18:22 | #4

    No, no, fermati pure, ce n’è che avanza e, purtroppo, non posso che essere d’accordo con te; tranne quando dici: “si può campare parlando solo il dialetto e restando sempre nel proprio terreno…”, direi, al contrario, che si può avere un’esperienza internazionale nella vita di ogni giorno, ma sarebbe un peccato perdere traccia e conoscenza della propria cultura originaria in favore di culture diverse o, forse peggio, domestiche ma artificialmente conformate. Tutto qui.

  5. Julio
    6 ottobre 2009 a 18:58 | #5

    Non intendevo dire che si devono perdere le tracce della propria cultura, ma solo che è un bene imparare il più possibile, comprese le lingue, che servono a crescere cultural e personalmente.
    Come queste discussioni, servono a sentire altri pareri e a controntarsi civilmente per scoprire che alla fine forse non si è così in dissacordo. Saludos

  6. 7 ottobre 2009 a 12:58 | #6

    Mamma mia, quanta disinformazione. Nella prima risposta all’ottimo articolo di Serena Sileoni tocca pure di leggere che lingue come piemontese, veneto e siciliano non avrebbero le stesse caratteristiche di “lingua” di catalano e basco… L’ignoranza sta proprio nel NON SAPERE che le tre lingue regionali che ho citato hanno novecento anni di letteratura scritta, grammatiche, dizionari e una storia fatta anche di uso ufficiale di Stato e di corte. Oltre che, naturalmente, a NON essere derivazioni da quel volgare che noi chiamiamo “italiano” ma lingue sviluppatesi parallelamente ad esso dal latino. Nel caso del cosiddetto “galloitalico” (le lingue al di sopra della linea La Spezia – Rimini o Massa – Senigallia a seconda degli autori), tra l’altro, il sistema tipologico è diverso da quello della lingua italiana, avendo come substrato la lingua celtica continentale.

    Vorrei poi che si spiegasse il motivo per cui dare attuazione alle raccomandazioni del Consiglio d’Europa, del Parlamento europeo e dell’Unesco sarebbe “demagogia”. Francamente non comprendo.

    Ancora, i “signori della Lega”, fino a prova contraria, non hanno MAI proposto di SOSTITUIRE le lingue locali a quella di Stato, né all’inglese ma di AFFIANCARLE, come nel caso della Catalunya, della Galizia, dei Paesi baschi, del Galles… Esattamente come richiede la Carta europea delle lingue regionali e minoritarie stilata proprio dal Consiglio d’Europa. Un po’ più di correttezza e un po’ più di argomentazioni, per favore, se si vuole essere credibili nelle critiche.

    Infine, la questione della lingua locale come fattore di lavoro: l’inglese è indispensabile per andare a lavorare fuori. La lingua locale dovrà esserlo per chi decide di restare a lavorare a casa propria: soltanto con il GLOCAL si battono gli effetti perversi della globalizzazione. La lingua locale sta già tornando nel circuito delle attività economiche, come tra l’altro dimostra il successo delle prime iniziative di marketing e pubblicità che ne fanno uso. D’altra parte, ancora una volta, Catalunya e Galles insegnano: lì si è perfettamente in grado di padroneggiare sia la lingua di comunicazione internazionale, sia quella di Stato (che per il Galles è la stessa), sia la lingua regionale. E chi non conosce quest’ultima, oggi è molto improbabile che lì riesca a trovare un posto di lavoro.
    Gioann Pòlli

  7. Julio
    7 ottobre 2009 a 15:12 | #7

    Caro Gioann, mi sa che il disinformato e l’ignorante lei, il veneziano o il piemontese non vengono considetare lingue ma dialetti, a differenza del catalano o il basco. Nessuno mette in discussione che ci siano grandi scrittori come Goldoni che scrivevano in dialetto. Nemmeno si mette in discussione che sia un bene per tutti il non perdere queste lingue e nemmeno i dialetti.
    Mi sa che è anche abbastanza disinformato sul catalano, visto che in Catalogna vogliono proprio sostituire la propria lingua allo spagnolo, così è, che professori di università e altre cariche non sono ammesse se non sanno il catalano. E il prodronaggio della lingua spagnola in Catalogna lascia moooooolto a desiderare.
    Il problema che volevo segnalare, non sta tanto nella sostanza ma nella forma di porre i problemi ed è li che la Lega è “dottore” in demagogia.

  8. Julio
    7 ottobre 2009 a 15:16 | #8

    Mi correggo sul piemontese, è una lingua a differenza del veneziano o il bergamasco

  9. 7 ottobre 2009 a 17:07 | #9

    Caro Julio, così io sarei disinformato e ignorante (almeno in parte, dal momento che poi si è corretto)? Bene, allora mi informi lei: chi o cosa “non considera lingua ma dialetto” il veneto (non si confonda con il veneziano, del quale non ho mai parlato)? Attendo una sua risposta, ma faccia attenzione a non mettersi in trappola da solo…

    Quanto alla Catalunya, si legga il secondo comma dell’art.6 dello Statuto entrato in vigore nel 2005: “Il catalano è la lingua ufficiale di Catalunya. Lo è anche il castigliano (spagnolo), che è la lingua ufficiale dello Stato spagnolo. Tutte le persone in Catalunya hanno il diritto di utilizzare e il diritto e il dovere di conoscere le due lingue ufficiali. I poteri pubblici di Catalunya devono mettere in atto i mezzi necessari per facilitare l’esercizio di questi diritti e il compimento di questo dovere”.

    Lei dice “vogliono proprio sostituire la propria lingua allo spagnolo”. Vogliono chi, dal momento che la costituzione della Comunità autonoma statuisce il BILINGUISMO, non certo il monolinguismo catalano? Sul fatto che poi sia obbligatorio conoscere il catalano per ambire a posti di lavoro, l’avevo già scritto io. Ed è giusto che sia così. Il bilinguismo integrale è l’unica politica linguistica possibile se si vuole salvare una lingua regionale. E il catalano è ormai stato dichiarato, anni fa, fuori pericolo. D’altra parte, provi lei a trovare lavoro a Bolzano senza conoscere il tedesco, o a Leeuwarden senza conoscere il frisone. E poi ne riparliamo.

    Se poi non le piace la forma con cui il problema (posto a suo tempo dal Consiglio d’Europa, dal Parlamento europeo e dall’Unesco) è stato posto dalla Lega nello Stato italiano, allora identifichi lei un’altra forza politica in campo che l’abbia fatto o abbia l’intenzione di farlo conformemente ai suoi gusti estetici. Perché il problema esiste. Ma soffermarsi sulla forma è il miglior pretesto per non aver alcuna intenzione di occuparsi della sostanza.

  10. Julio
    7 ottobre 2009 a 17:30 | #10

    Beh, il primo che, se non sbaglio, non considera il veneto una lingua è lo stato italiano.
    Quanto alla Cataluyna, lo statuto potrà avere scritto quello che ha scritto lei, ma vada a sentire un po’ di catalani (ho diversi parenti vicino a Barcellona) parlare lo spagnolo: non ci riescono proprio…
    Anch’io sono d’accordo sul fatto che il bilinguismo sia positivo, sia a Bolzano che a Barcellona, sempre che italiano e castigliano non vengano “dimenticati”.
    Non sono però d’accordo sul fatto che uno debba conoscere il tedesco a Bolzano o il catalano in Cataluyna per fare l’insegnante di matematica, per esempio o per fare l’impiegato del comune. Che possa contare come merito in una graduatoria, va bene, ma non che sia qualcosa che possa escludere.
    E per finire, credo che ci siano tanti grossi problemi, sia in Italia che in Spagna, che vadano risolti in fretta prima di pensare se fare un telegiornale in dialetto o altre proposte del genere.

  11. 7 ottobre 2009 a 17:46 | #11

    Julio: la Regione Veneto, organo costituzionale dello Stato italiano, considera il veneto “una lingua”, e come tale la tutela con apposita legge regionale. Che è a sua volta fonte di diritto… Se lo Stato italiano – per ora – non ha incluso il veneto nella normativa vigente, non per questo esso non ha una sua prima sacrosanta tutela istituzionale. E poi, in ogni caso, non è certo una legge dello Stato che cambia la sostanza delle cose. Al limite, può riconoscerla. Il veneto, per storia, uso sociale (il 65 per cento dei veneti, stime istat 2006, lo usa prevalentemente, ed è una stima in difetto), consapevolezza, letteratura E’ una lingua vera e propria, usata da tutte le classi sociali in ogni circostanza.
    Sul fatto di conoscere una lingua di Stato: sa quanti cittadini italiani provano a parlare l’italiano ma non ci riescono proprio? Purtroppo, tra di loro, anche molti insegnanti…
    Il punto è il riconoscimento UFFICIALE di un bilinguismo che è uno stato di fatto, che nemmeno la televisione pervasiva, la scuola centralista e il servizio militare obbligatorio (ora per fortuna abolito) sono riusciti PER FORTUNA a cambiare.
    Sa che a Barcellona e a Bolzano non si insegna IL catalano o IL tedesco ma anche IN catalano e IN tedesco? Lingua veicolare nelle scuole, non solo di insegnamento… Ecco perché è un po’ difficile insegnare matematica in catalano senza conoscerlo… Le ripeto: questa è l’unica politica linguistica che può portare a buon fine le raccomandazioni, le direttive e i trattati internazionali sulla tutela della “biodiversità linguistica”. Se poi in Italia “ci sono ben altri problemi”, mi spiace. Il “benaltrismo” non è un argomento nelle mie corde.

  12. Julio
    7 ottobre 2009 a 17:59 | #12

    Beh, se lei pensa (e lo penso anch’io pur non essendo italiano) che tanti non sanno parlare l’italiano, non posso che essere d’accordo. Il problema è che il bilinguismo di cui stiamo parlando, farà diventare più grave il problema. Si parlerà sempre meno italiano a Bolzano e spagnolo in Cataluyna e finiranno per non saperlo più parlare (cosa che stia già capitando). Poi, dove va a finire il bilinguismo? Sarebbe questa la tutela della biodiversità linguistica?
    Mi auguro che ci siano persone inteligenti che facciano parlare perfettamente entrambe le lingue, lasciando da parte queste leggi che lei ha citato.
    A proposito, abito in Veneto e pochissime persone al lavoro, in giro e della familia di mia moglie parlano veneto, mah…

  13. manT
    7 ottobre 2009 a 18:03 | #13

    Da semplice spettatore ho apprezzato la vostra diatriba.
    Molto istruttiva. Il nocciolo è proprio questo – il doppiopesismo verso il concetto della “biodiversità linguistica e culturale†(va bene solo lontano, possibilmente nel III mondo).

  14. Stefano
    12 ottobre 2009 a 20:23 | #14

    Julio, mi scusi se glielo dico ma ha scritto un sacco di baggianate….
    Il Veneto, il Piemontese, il Friulano, il Siciliano, etc etc, sono LINGUE ben distinte dall’italiano, e considerate tali dalla maggior parte dei linguisti di tutto il mondo.(si legga se ha tempo il materiale a riguardo presente su wikipedia)
    Le prime 3 addirittura, a differenza dell’italiano e dei “dialetti” del sud appartengono al gruppo delle lingue romanza occidentali. La distinzione lingua-dialetto è puramente politica, e sono i linguisti i primi a dirlo. In Italia tale status (l’ultimo a riceverlo è stato il Sardo) è stato concesso a comunità periferiche e con scarso peso economico. L’etichettare le altre lingue locali come “dialetti” rientra nella politica che dura da 150 anni del “fare gli italiani” facendo credere a un’unicità linguistica da Trento alla Sicilia.
    Nel caso specifico del Catalano, da lei citato, beh, fino a pochi decenni fa era stato relegato anch’esso allo status di “dialetto”.(si legga la voce “lingua catalana” sempre su wikipedia).Lo parlavano più in pochi, esattamente come le nostre lingue locali. Solamente negli ultimi 50 anni è stato reintrodotto massicciamente e reso lingua ufficiale, essenzialmente per intraprendere un percorso di autonomia della Catalunya da Madrid. E lo spagnolo ancora oggi rimane comunque la lingua più parlata in Catalunya, anche perchè oltra la metà degli abitanti sono immigrati provenienti da altre regioni spagnole. E anche i “catalani doc” lo parlano perfettamente, sebbene molti di loro si rifiutino di parlarlo per una questione politica.

  15. David
    22 ottobre 2009 a 17:42 | #15

    I mè cumpliment, gent! Inanz cunt i noster lenguv! E i mè cumpliment a vialter e’l Giannino per el blog
    David

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