È un consiglio programmatico: dopo un anno di chiacchiere e distintivo, preferisco non continuare a inseguire il proliferare astronomico di ricette e proposte che in teoria a Puittsburgh domani e dopodomani dovrebbero essere varate, delibate, indicate e sussunte. Quando capiremo qualcosa di concreto, se ci sarà qualcosa di concreto e non solo la recita di un quadro coordinato di princìpi generali che ognuno attua o meno come però vuole a casa sua, allora varrà la pena di commentare e analizzare. Per oggi, come viatico programmatico al tenersi bassi, mi limito a due indicazioni. La prima: ha ragione Taylor, l’exit strategy può cominciare subito dal NON PIU’ attribuire al FMI tutte le risorse che erano state deliberate, perché NON servono. La seconda: come al solito è la Banca dei Regolamenti Internazionali, a vincere la gara dei papers preparatori più seri e concreti e meno pindarici. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino credito, finanza, mercato BRI, derivati, g20, supervisione finanziaria, taylor
Qualche mese fa, in occasione del G20 londinese, con Massimiliano Vatiero avevamo accennato ad un “cambio di paradigma” , ovvero al ritorno di una visione neokeynesiana in campo economico. Ne esistevano i primi segnali, alcuni autori cominciavano a rivedere le loro posizioni. L’istituto Bruno Leoni ha già detto la sua sulla crisi, ma quello che scrive oggi Richard Posner può sorprendere, far ridere o può semplicemente provocare una riflessione.
Sicuramente non sarà un esercizio inutile.
Sostiene Posner:
I decided I had better read The General Theory. Having done so, I have concluded that, despite its antiquity, it is the best guide we have to the crisis
Vi risparmio qualsiasi commento e rimando alla fonte originale.
Pasquale Annicchino credito, liberismo, mercato
“Se danno ancora aiuti di Stato alla Fiat e all’auto proporrò ai miei colleghi di varare azioni opportune, valuteremo anche se sarà il caso di fare uno sciopero fiscale”, ha detto l’amministratore delegato di Coin Stefano Beraldo, presentando i conti del suo gruppo che cresce di fatturato e di utili malgrado la crisi. È un tema da sempre delicato, in Italia, quello degli aiuti pubblici all’auto. Proprio per questo, credo che dobbiamo essere grati a Beraldo, per la sua franchezza. Ogni sondaggio riservato in materia, tra la massa degli imprenditori italiani, ottiene l’identica risposta. Che poi non si pubblichino, per non creare polemiche, è altro paio di maniche. Ma non è solo per questo, che Beraldo ha ragione. Bisogna infatti riconoscere che non sempre un giudizio è giusto, per il solo fatto di essere maggioritario. Cerchiamo allora, pacatamente, di vedere perché Beraldo ha ragione, perché sarebbe il caso che la politica lo ascoltasse. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino liberismo, mercato aiuti di Stato, auto, Coin, Fiat
Oggi un amico mi ha dato di comunista perché ho detto che il Cavaliere a volte le spara grosse. Ecco cosa ha dichiarato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite:
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Carlo Stagnaro liberismo Berlusconi, paradisi fiscali, petrolio, speculazione
Ironicamente, nei giorni in cui Barack Obama accusa i blogger di scrivere castronerie “senza controlli”, John Taylor (autore per IBL Libri di Fuori strada) sbarca sulla blogosfera con Economics One, mentre Jeff Miron torna in gran spolvero su Libertarianism, from A to Z. Bookmark subito.
(HT: Greg Mankiw)
Carlo Stagnaro liberismo blog, miron, taylor
Pare che all’Onu anche il Presidente del Consiglio abbia fatto professione di “montismo”, dottrina economica riconducibile a noto professore della Bocconi per cui la concorrenza è il “regolatore” migliore di tutte le cose, fuorché quelle importanti. Si legge infatti sul Corriere:
Nel suo intervento il premier cita due volte Obama, che «con grande slancio ideale ha chiamato tutti noi ad una grande responsabilità per il futuro del mondo». E il futuro del mondo deve avere un approccio multilaterale ai problemi, includere tutti e non escludere nessuno. Condivisione è anche per il Cavaliere la parola chiave. Aggiunge sul futuro dell’economia: «Il nuovo modello di sviluppo dovrà basarsi sul rifiuto del protezionismo e sull’apertura dei mercati, perché i Paesi più poveri possano beneficiare appieno delle opportunità di crescita offerte dal commercio internazionale, a patto che rispettino i diritti umani ». Così come occorrerà «regolare in modo più stringente i futures e abolire i paradisi fiscali».
A chiunque riesca a spiegarmi – in maniera non montiana (il professore bocconiano ci ha provato in un paio di articoli per il Corriere) ovvero logica – il nesso causale fra le due cose, libertà degli scambi e armonizzazione fiscale, giuro di regalare una copia del mio libro preferito, “La cognizione del dolore” di Gadda, il cui titolo sembra parlare del futuro che ci attende.
Alberto Mingardi fisco, liberismo Berlusconi, libero scambio, mario monti, paradisi fiscali